Zapatero. Il miracolo spagnolo - Ritratto di un leader

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Il 17 aprile 2004 Josè Luis Zapatero sale al potere in Spagna. In questa puntata, realizzata nella fase iniziale del suo primo mandato, il nuovo leader si racconta in un'intervista esclusiva per il nostro programma, rilasciata alla giornalista Maite Carpio.


"Al momento di chiedere il voto in parlamento per essere eletto presidente del governo spagnolo, ho terminato il mio intervento dicendo che la mia ideologia politica si poteva riassumere in tre parole: ansia infinita di pace, amore verso il bene, miglioramento sociale degli umili."

Laureato in legge, all'età di 26 anni diventa il deputato più giovane del congresso spagnolo. Per 14 anni si occupa di questioni di pubblica amministrazione, Non ha mai perso un confronto politico con un avversario. Viene scelto per guidare il partito socialista nel marzo del 2000, come segretario di transizione, ma in breve tempo si impone come un vero leader.
 

Ma chi è Zapatero? Questo ritratto ci aiuta a capirlo, grazie ai commenti interpretativi dei maggiori esperti spagnoli e alle sue stesse parole.

Il suo profilo è quello di un uomo radicale in politica e moderato in economia, il cui merito è stato quello di unire gli spagnoli nella lotta al terrorismo. Il ritiro dall'Iraq dei soldati spagnoli lo ha allontanato dalla politica di Bush e di Blair, ma lo ha avvicinato a Chirac e Schröder. Ha conquistato la Spagna con la promessa di un cambiamento tranquillo.


La strage prima della vittoria 
Prima dell'ascesa al potere del socialista Zapatero, i sondaggi vedevano la facile vittoria di Mariano Rajoy, il 'delfino' di José Maria Aznar, candidato del Partito Popolare, nonostante fosse diffuso il malcontento della Spagna per la situazione in Iraq.

Eppure, ad un passo dalla vittoria del PP, la storia della Spagna è destinata a cambiare. L'11 marzo 2004 un commando di terroristi fa esplodere 10 zaini all'ora di punta: dieci esplosioni in rapida successione, su tre treni affollati di pendolari, alle 7.30, ora di punta. E' strage a Madrid, colpita alla vigilia delle elezioni politiche della domenica successiva. Una dopo l'altra, dieci bombe (ma ne erano state piazzate tredici) esplodono in tre stazioni ferroviarie, tra cui due ad Atocha, snodo fondamentale per il traffico cittadino ed una nella stazione di Santa Eugenia, colpendo convogli carichi di pendolari, due treni regionali e un superveloce. Si contano 191 morti e 1800 feriti.

Madrid, 12 marzo 2004
Il Governo spagnolo di Aznar non ha dubbi: la colpa è da assegnare ai terroristi baschi dell'ETA. Ed è così che, mentre le indagini hanno inizio, 12 milioni di spagnoli scendono in piazza per manifestare contro il terrorismo.
Le forze politiche fanno fronte comune e decidono di sospendere la campagna elettorale. Lo stesso giorno inizia a farsi strada anche un'altra ipotesi terroristica: quella islamica di Al Qaeda che, tramite un comunicato, rivendica l'attentato.
Il giorno prima delle votazioni (13 marzo 2004) la pausa di riflessione viene interrotta da una serie di manifestazioni spontanee contro il governo, accusato di nascondere le notizie sulle indagini. Il Governo di Aznar accusa l'opposizione di aver convocato i manifestanti illegalmente, ma il suo partito, data la pessima gestione delle informazioni, viene punito duramente dall'elettorato.

Il miracolo spagnolo
Ed è così che il 14 marzo 2004 gli spagnoli, decidono di colpire il partito popolare (Pp): contro tutte le previsioni, il Partito Socialista (PSOE) vince le elezioni con il 43% dei consensi e 164 seggi. 11 milioni di elettori (un milione in più dei popolari) eleggono il nuovo Presidente del Consiglio, Josè Luis Rodriguez Zapatero.
Dal voto più triste nella storia della democrazia spagnola, il PSOE è emerso vincitore a sorpresa e il suo leader Zapatero entra da vincitore nel palazzo della Moncloa. Senza l'attentato del 11 marzo Aznar ed il Partito Popolare avrebbero vinto: è quanto viene affermato dall'opinione pubblica e dai mezzi di comunicazione subito dopo le elezioni spagnole del 2004 (un esempio è Isabel San Sebastiàn, editorialista de El Mundo e Iñaki Gabilondo, Direttore Radio Cadena SER).

Il giorno del suo arrivo alla Moncloa, Zapatero prende una decisione importante: ordina il rientro immediato delle truppe spagnole dall'Iraq, senza aspettare la risoluzione dell'ONU. Malgrado il rischio di una crisi diplomatica con gli Stati Uniti, il nuovo Presidente mantiene l'impegno preso con gli elettori durante la campagna elettorale ed i soldati spagnoli, inviati in guerra contro il parere dell'80% della popolazione, tornano a casa.
"Il 18 aprile ho dato ordine al Ministro della Difesa di fare i preparativi necessari per far rientrare in Spagna le truppe spedite in Iraq, nel minor tempo possibile e nella massima sicurezza possibile."

"Il terrorismo si combatte con lo stato di diritto, il rispetto della legislazione internazionale e con i servizi di intelligence". Quindi, la scelta fatta dal suo predecessore, Aznar, è stata, secondo il Primo Ministro, "unilaterale, nel disprezzo e nella non considerazione dell'opinione dei cittadini".

La svolta di Zapatero
Dopo la decisione sul ritiro immediato dall'Iraq, Zapatero ha continuato a mantenere gli impegni presi in campagna elettorale anche sui temi molto controversi. Le sue decisioni hanno provocato una vera e propria svolta radicale sul tema dei diritti individuali.

La svolta riguarda soprattutto i diritti civili e quelli delle donne. Dal 21 aprile 2005 il Parlamento ha approvato la legge che permette agli omosessuali di sposarsi ed adottare bambini:
"Questo per noi è il mantenimento di un impegno elettorale con i cittadini e con la Camera. Oggi vogliamo riconoscere in Spagna il diritto delle persone a contrarre matrimonio con individui dello stesso sesso. Prima di noi lo hanno già fatto il Belgio, l'Olanda ed il Canada. Non siamo stati i primi, ma sono certo che non saremo gli ultimi."
Ma la rivoluzione di Zapatero riguarda anche il divorzio, i cui tempi sono stati accorciati a soli tre mesi: il così detto 'divorzio express'.

Il leader socialista ha preparato inoltre una legge sulla fecondazione assistita ed ha aperto il dibattito sull'eutanasia; per finire, ha preso di mira l'insegnamento obbligatorio della religione nella scuola pubblica.
Una serie di riforme, dunque, che hanno provocato una vera rivoluzione nella società spagnola, osteggiata fortemente dalla Chiesa e da ampi settori dell'opinione pubblica. "Abbiamo messo il Governo dalla stessa parte della società, una società tollerante, aperta e moderna come la Spagna. Questo presuppone un passo avanti sul tema dei diritti e della libertà e significa anche lottare contro qualsiasi tipo di discriminazione ed emarginazione. La parte conservatrice che esiste in Spagna non corrisponde a quella della libertà, della democrazia. Questo paese, da quando gli è stato permesso di essere libero e di vivere in democrazia ha scelto sempre la strada del progresso, dei diritti e della tolleranza. Il nostro è un paese che rispetta tutte le libertà, tutte le confessioni religiose, ma è anche un paese che non dimentica i valori essenziali di democrazia: le leggi non si fanno con la fede, ma con i cittadini. Il passo del matrimonio omosessuale è un passo che, dal mio punto di vista, finirà per fare la maggioranza dei paesi democratici e in Spagna, secondo i sondaggi, più del 60% della popolazione approva questa legge, che del resto era parte del programma elettorale del partito socialista che ha vinto le elezioni."


Per tutta risposta, il 30 giugno 2005 la Chiesa ed i Popolari hanno radunato circa un milione di persone in piazza per manifestare contro la legge sul matrimonio omosessuale e contro il Governo Zapatero.

Secondo la testimonianza di Rafael Navarro Valls, cattedratico di Diritto Ecclesiastico all'Accademia di Giurisprudenza di Madrid e fratello del famoso portavoce di Giovanni Paolo II: 'Il Governo Zapatero si sta sforzando di far apparire del tutto normale i matrimoni tra lo stesso sesso. Questo tipo di politica potrebbe isolare la Spagna dalla politica internazionale: non a caso, i principali organi giuridici come il Consiglio di Stato, il Consiglio del potere Giuridico o la stessa Accademia di Giurisprudenza, hanno espresso parere assolutamente negativo, rilevando che la legge è incostituzionale ed antisociale perché altera la struttura familiare producendo reazioni nel futuro che porteranno ad un disorientamento giuridico e sociale."

Jesus Ceberio, direttore di "El Pais", afferma: 'In quasi tutti i sondaggi fatti in Spagna, più del 60% della popolazione si è detta a favore del matrimonio tra omosessuali. Se però analizziamo la composizione di questo dato, in particolare la popolazione al di sotto dei 40 anni, la percentuale di consenso supera l'80%. Per i giovani, quindi, è un tema irrilevante. Lo considerano una cosa normale'.

Un Governo paritario
Zapatero, impegnato nella difesa sociale dei gruppi meno protetti, va dritto per la sua strada in questa battaglia: la conquista dell'uguaglianza tra uomini e donne è diventata per lui una priorità. In questo senso è stata storica la decisione, durante i suoi primi giorni al potere, di nominare il primo governo paritario nella storia della Spagna. Nell'VIII legislatura spagnola, il 18 aprile 2004 si è compiuta la promessa elettorale di stabilire il principio di parità tra uomini e donne: otto Ministri donna affiancano altrettanti colleghi maschi. "Una società dove le donne svolgono gli stessi problemi degli uomini è una società dove vale la pena vivere. Il paese che conquista diritti per tutti produce una grande conquista collettiva: la tolleranza, il riconoscimento della diversità, che è l'essenza di una buona convivenza".

E' l'unico governo europeo che rispecchi la stretta parità uomo-donna e con una donna come Ministro numero due in Parlamento: María Teresa Fernández de la Vega, prima vicepresidentessa e portavoce del governo. In un'intervista per 'El Mundo' il 21 agosto 2004 afferma: "Ciò che mi sembra rilevante è che esiste un governo in cui le donne partecipano più che mai nella storia della politica. Vorrei che risaltasse il fatto che, per la prima volta, in questo paese-insieme alla Svezia- esiste un governo formato per metà da donne".

Anche nella lotta al terrorismo, Zapatero incontra l'opposizione di chi è contrario alla sua strategia, alla sua apertura al dialogo in cambio della rinuncia alla violenza.
"La pace è il lavoro più difficile, molto più eroico della guerra: oggi la Spagna, nel mondo, difende la pace attiva. Non credo nella giustificazione abituale dei conflitti bellici. Nel nostro paese abbiamo sofferto e soffriamo un terrorismo molto duro: è l'unica piaga che ci portiamo dietro dalla transazione democratica."

Secondo Isabel San Sebastian, editorialista de El Mundo, l'unica politica che negli ultimi trent'anni si è rivelata efficace nella lotta al terrorismo è la politica della risolutezza democratica, ovvero il totale rispetto della legge e la sua implacabile applicazione: il dialogo non ha mai funzionato esattamente come le concessioni; lo stesso vale per le trattative. L'unica soluzione è stata imporre regole molto chiare e metterle in atto.

Ma il vero tallone d'Achille della riforma socialista è senza dubbio il varo dei nuovi statuti d'autonomia: il Paese Basco e la Catalogna ispirano a condizioni di autogoverno che si scontrano con la resistenza di un settore del partito socialista che deve difendere gli interessi delle autonomie meno privilegiate e dell'opposizione al completo, che vede minacciata la posizione della Spagna come nazione.
Una situazione difficile, dunque, che vede continue manifestazioni e scioperi che minacciano di diventare una realtà importante da gestire.

Che cos'è il talante
Secondo il Dizionario della Lingua Spagnola, il talante è la modalità di eseguire qualcosa. In Spagna il termine iniziò ad essere utilizzato soprattutto nell'ambito politico. Si è iniziato a discutere del talante soprattutto per ciò che concerne la maniera di attuare di Josè Luis Zapatero.
Nello specifico, per il PSOE è sinonimo di volontà di dialogo e di buone maniere nei confronti dell'avversario politico.
Al contrario, il PP crede che il talante di Zapatero sia simbolo di demagogia politica rimanendo nella sfera formale, senza ottenere buoni risultati.
Coloro che deridono l'amabile strategia del talante, non hanno capito che dietro questa si nasconde una efficace e sofisticata strategia di comunicazione politica, secondo il marketing politico. Le statistiche dicono che, nell'era della comunicazione, il cittadino percepisce ogni giorno migliaia di input capaci di allontanarlo dai contenuti primari e creare molta confusione: slogan, spot pubblicitari, promesse politiche, trasmissioni televisive, articoli. Questo bombardamento oscura quasi sempre il contenuto originale, permettendo, nella maggior parte dei casi, di soffermarsi sullo stile. E' evidente che la forma ha un'importanza enorme soprattutto se affiancata a buoni propositi.
A questo non ha creduto il PP che nelle elezioni del 2004 si aspettava di ricevere dagli elettori spagnoli la giusta ricompensa per il bilancio positivo del suo governo ed in cambio ha ricevuto la fine del potere.
Il talante di Zapatero, al contrario di quello che pensano molti politici, può essere una forza irresistibile che inietta ottimismo e genera empatia. Se a questa strategia i socialisti, più efficienti in comunicazione, aggiungono analisi e notizie veritiere, è chiaro come ai successori di Aznar costerà caro allontanarli dalla Moncloa.
Per la prima volta nella Spagna democratica, infatti, un governo si è proposto di creare empatia con il suo popolo e questo rappresenta una innovazione in comunicazione politica. Zapatero ha tracciato una nuova strada creando un laboratorio politico che accetta l'economia di mercato e dà prova di ortodossia economica mettendo comunque il cittadino al centro della democrazia. Così, il Primo Ministro spagnolo, definisce il nuovo concetto della leadership: "Il talante è una forma di rispetto verso la società, un modo per avanzare, seguendo le sue richieste. Nei paesi democratici moderni, i cittadini valorizzano molto la moderazione e chi ha il privilegio di rappresentare il suo paese ha l'obbligo di mantenere il talante, l'educazione e le buone maniere; così come ha l'obbligo di adempiere alle promesse fatte, di essere aperto, di saper ascoltare e di essere pronto ad imparare ogni giorno e a rettificare quando sia necessario. Chi è capace di aprirsi agli altri e rispettarli è colui che ha le basi più forti."