Una tragica e cieca scommessa con la storia, giocata con la vita di ignare pedine da un regime spietato e bugiardo. E' il 2 aprile del 1982 e l'invasione delle isole Falkland, possedimento inglese che gli argentini reclamano col nome di Malvinas, vorrebbe essere nelle intenzioni della giunta militare che controlla il paese sudamericano un'impresa trionfale, la riconquista che avrebbe sancito definitivamente la legittimità di un sistema di governo dittatoriale e che avrebbe dovuto premiarlo con il consenso di una popolazione ormai stremata da anni di privazioni, atrocità e da una gravissima crisi economica.

Il cinico quanto ambizioso piano del presidente Galtieri e dei suoi generali si arena però davanti alla ferma reazione della Gran Bretagna, che li costringe drammaticamente impreparati ad una decisiva prova del fuoco: si tratta ora di render conto di un'amara sconfitta davanti all'intera nazione, fino ad allora illusa di poter vincere. E' a questo punto che gli argentini decidono di voltare pagina, ribellarsi al brutale dispotismo dei militari e pretendere libere elezioni come in ogni normale democrazia: la scommessa è persa, e gli eventi condannano la junta all'impietoso giudizio che la storia riserva ai tiranni.


Un regime assetato di guerra
Il generale dell'esercito argentino Leopoldo Fortunato Galtieri, già protagonista del colpo di Stato militare che nel 1976 porta al potere Jorge Videla, depone il 22 dicembre 1981 il successivo presidente Roberto Eduardo Viola (che in nove mesi di governo tentava di estrometterlo dalla politica) e assume la carica a vita con poteri assoluti. Completando con impressionante continuità l'opera dei suoi predecessori, persegue sistematicamente la repressione di ogni avversario politico, con i già tristemente consolidati metodi del rapimento, della tortura, dell'assassinio. E' il "Piano Condor" a cui partecipano tutte le dittature sudamericane con il tacito appoggio degli Stati Uniti.

La politica economica della giunta Galtieri prosegue quel processo di "riorganizzazione nazionale" che prevede lo smantellamento delle partecipazioni statali, l'apertura ai capitali stranieri di un mercato privo di qualsiasi controllo, soprattutto per quanto riguarda la tutela sindacale; le riforme, imposte con la forza e la repressione, portano però ad una incontrollabile impennata del debito pubblico e dell'inflazione. Cresce il malcontento, e i militari cercano disperatamente di riguadagnarsi il favore dell'opinione pubblica ricompattandola nel nome del nazionalismo: la vittoria ai mondiali di calcio del 1978 è ormai lontana e le dispute territoriali con il Cile nello stesso anno si sono già rivelate infruttuose; lo sguardo viene perciò rivolto verso un obiettivo apparentemente facile come le isole Falkland.

"Las Malvinas son nuestras"
Il piccolo arcipelago dell'Atlantico meridionale, posto a circa 300 miglia dalle coste argentine della Terra del fuoco, è oggetto di una secolare controversia iniziata alla fine del XVI secolo, tra una Spagna dalla quale l'Argentina non è ancora indipendente e un'Inghilterra che rivendica la colonizzazione delle isole e ne ottiene il controllo nel 1833. La disputa, si appunta anche su questioni linguistiche: la denominazione "Falkland" è scelta dagli inglesi in onore dell'omonimo visconte, tesoriere della Marina Reale, mentre l'appellativo spagnolo è "Malvinas" (traduzione del primo nome francese assegnato dai coloni del '700 originari di Saint-Malo).
Il controllo delle isole diventa un motivo di insofferenza per gli argentini, una questione di orgoglio nazionale sulla quale si fondano gli stessi sentimenti di indipendenza e sovranità.

D'altra parte, per il Regno Unito la lontana quanto desolata colonia non costituisce fonte di particolari introiti, ma assicura il presidio di un nodo strategico fondamentale lungo le rotte oceaniche dell'emisfero australe, tanto da diventare il teatro di una cruciale battaglia contro la Marina imperiale tedesca durante il primo conflitto mondiale.
I negoziati intrapresi a partire dal 1965 per la restituzione del territorio conteso entro tempi concordati si arenano in mancanza di una concreta attuazione, e sono fermamente osteggiati dai 1800 abitanti di origine scozzese anche quando viene loro negata la piena cittadinanza dalla nuova legge sulla nazionalità approvata dal parlamento britannico.
Quando perciò il governo argentino, già facendo leva sul bisogno di rivalsa della popolazione, sollecita l'urgenza della questione all'ONU, annunciando velatamente l'intenzione di occupare le isole a fronte di un generale disimpegno della Royal Navy, l'inerzia della Gran Bretagna è in realtà solo apparente.

Un gioco troppo grande
La dittatura dei militari non ha seminato il terrore solamente in Argentina, con la tragica vicenda dei desaparecidos, ma ha destabilizzato tutta l'America Latina: i militari hanno infatti collaborato con la CIA nella guerriglia e nella repressione contro governi o movimenti di ispirazione marxista. Significativo è il diretto coinvolgimento dei membri della giunta nel colpo di Stato in Bolivia nel 1980, nell'addestramento dei contras in Nicaragua e degli squadroni della morte in Honduras e Guatemala: il regime argentino si percepisce come il principale baluardo dell'anticomunismo nell'emisfero meridionale e dunque come un interlocutore privilegiato rispetto agli USA.
Galtieri può godere della compiacenza o addirittura degli espliciti apprezzamenti da parte dell'amministrazione Reagan, e crede dunque di aver mano libera, di meritarsi l'autorizzazione per qualsiasi intervento bellico che non infastidisca troppo gli alleati occidentali.

Molti aspetti del resto avvicinano la politica conservatrice ed interventista americana al governo inglese presieduto da Margaret Thatcher (ad esempio è suo, nel 1980, il tentativo di proibire la parola 'sandinista'), ma più di un motivo impedisce che il prepotente appetito della junta venga ignorato o tollerato.
Anche la Gran Bretagna sta attraversando un periodo di recessione segnato da scioperi e proteste, mentre si avvicina un appuntamento elettorale che vede il partito dei tories sfavorito: il provocatorio atteggiamento dell'Argentina sulle Falkland offre una distrazione rispetto ai problemi interni e si presenta come un'occasione per riaccendere il fervore nazionalistico. Perse in meno di cinquant'anni tutte le più importanti colonie, quel che resta dell'Impero britannico non può essere ulteriormente depredato da una potenza di secondo ordine, che ha oltretutto concesso asilo a numerosi criminali di guerra nazisti. Il Primo Ministro Thatcher, che si guadagna così il soprannome di 'lady di ferro', prepara il paese ad una prova di forza.

L'invasione
Il 19 marzo 1982, un gruppo di cinquanta civili argentini occupa la semi-disabitata isola della Georgia del Sud aprendo di fatto le ostilità e cogliendo di sorpresa l'esiguo avamposto inglese; il 2 aprile Galtieri ordina ufficialmente l'inizio delle operazioni e circa seicento soldati sbarcano con mezzi anfibi per affrontare la guarnigione inglese, che conta meno di cento uomini.
Occupate le principali posizioni strategiche come il palazzo del governatore o la sede della radio, viene issata la bandiera argentina nel capoluogo, il piccolo centro di Port Stanley subito ribattezzato Puerto Argentino: mentre una folla esultante celebra la momentanea vittoria in Plaza de Mayo a Buenos Aires, la notizia dello smacco, pur senza perdite umane, rimbalza a Londra nello stupore generale.

La reazione inglese è immediata ed intransigente: un poderoso contingente navale salpa per attraversare l'intero Atlantico e i diplomatici ottengono in breve tempo l'appoggio della comunità internazionale; sia il Commonwealth che la CEE, ma anche la NATO e l'ONU si schierano a favore del Regno Unito, lasciando isolato il regime argentino che viceversa non può contare, a causa della sua politica di estrema destra e delle ripetute violazioni dei diritti umani, né sul sostegno dell'URSS né sulla solidarietà delle democrazie occidentali.

Inizia la vera guerra
Gli errori di valutazione commessi dal comando strategico argentino non tardano ad emergere, dimostrati in primo luogo dall'imprevista determinazione britannica. Quando sono lanciati i primi raid dalle portaerei HMS Hermes e HMS Invincible, le truppe di occupazione non sono in grado di rispondere ai bombardamenti: si tratta di giovani coscritti, inesperti ed impreparati, inviati a combattere con equipaggiamenti obsoleti e inadatti al gelido clima subantartico.
Inoltre, sebbene il grosso dell'esercito sia schierato sulla terraferma a difesa dei confini nazionali, nel timore che il Cile di Pinochet possa approfittare della situazione, sono inviati alle Falkland ingenti rinforzi privi però di un adeguato supporto logistico. In verità, Galtieri e i suoi generali non avevano mai previsto di affrontare un conflitto di grandi proporzioni: la guerra è un'eventualità che non rientra nei loro velleitari piani.

Con l'intensificarsi dei combattimenti aerei infatti, costretti a far decollare i propri jet dal suolo continentale a causa delle scarse capacità della pista di Port Stanley, i vertici delle forze armate argentine, aspettando con fiducia l'esito delle trattative per l'armistizio proposte con la mediazione del Perù, decidono per cautela di allontanare la flotta dalla pericolosa 'zona di esclusione' definita dagli inglesi per 200 miglia intorno alle Falkland. Ciò nonostante, il 2 maggio i siluri del sottomarino nucleare HMS Conqueror affondano una delle principali navi nemiche, l'incrociatore ARA General Belgrano, causando la morte di 323 membri dell'equipaggio. br>Il comando inglese, come sarà ammesso successivamente, informa dell'operazione il Ministero della Difesa soltanto a fatto compiuto, ma l'impatto psicologico sui nemici è tale da bloccarne la flotta per tutta la durata delle ostilità.

Per l'Argentina è un colpo pesantissimo: con l'inabissamento del Belgrano (costruito negli Stati Uniti come USS Phoenix, sopravvissuto a Pearl Harbor e venduto al termine della Seconda guerra mondiale), il conflitto raggiunge un punto di non ritorno: la strada della mediazione diplomatica è ormai impercorribile.
Oltretutto, la propaganda del regime non può più vantarsi impunemente di effimeri successi, la popolazione comincia finalmente a realizzare di essere stata ingannata e che gli inglesi fanno sul serio: la guerra non sarà facile e rapida come annunciato dai generali.

La stampa argentina sfrutta comunque le circostanze per accusare gli avversari di vigliaccheria, mentre i giornali di tutto il mondo sottolineano la fermezza del contrattacco britannico con titoli come 'L'impero colpisce ancora'. In effetti, numerose navi inglesi addirittura armate di testate nucleari sono pericolosamente vicine alle coste sudamericane.

Verso la disfatta
Gli oltre tredicimila soldati argentini sono obbligati a muoversi a piedi, data la completa assenza di infrastrutture sul territorio occupato, senza scorte sufficienti, male armati; anche per gli inglesi i problemi più drammatici risiedono nella logistica: in una lotta contro il tempo, la difficoltà di rifornire una spedizione così lontana dalla madrepatria rende ogni ritardo potenzialmente fatale.
Non mancano tra l'altro importanti e coraggiosi attacchi condotti a buon fine dall'aeronautica argentina, come l'affondamento (4 maggio) del cacciatorpediniere HMS Sheffield grazie ai missili francesi Exocet, ma le sorti del conflitto sembrano ormai segnate.

L'esercito di Sua Maestà si avvale del concreto aiuto degli USA, realizzato attraverso la fornitura di armi, mezzi e rilevamenti satellitari, mentre l'Argentina è penalizzata da un pur tardivo embargo. Preceduta da numerosi sbarchi da parte delle squadre speciali di paracadutisti SAS e truppe anfibie, si sviluppa agli inizi di giugno l'offensiva finale, che porta alla caduta di Port Stanley il giorno 14 dopo una serie di violentissime battaglie quasi all'arma bianca.
Il 20 giugno, al settantaquattresimo giorno di guerra, le ostilità sono concluse con perdite di 258 uomini da parte inglese e 649 vittime tra i soldati argentini.

Dopo la guerra
Il regime di Galtieri fallisce così con la guerra il suo spregiudicato tentativo di conquistare l'opinione pubblica, nell'intento di avviare (legittimato dalla sperata vittoria) una transizione verso uno stato in apparenza democratico, che non mostri più il volto brutale della dittatura pur mantenendo la medesima struttura di potere. Le rivolte di piazza si moltiplicano, ed il presidente è costretto a dimettersi: dopo un ulteriore anno di vacillante governo militare, finalmente al popolo argentino sono restituite nel 1983 libere elezioni.

Il successo nella guerra garantisce invece a Margaret Thatcher una riconferma elettorale che rinforza anche la sua maggioranza parlamentare. La Gran Bretagna torna in primo piano nello scacchiere politico internazionale dopo anni di ansia ed incertezze, ed un legame più solido riafferma la collaborazione con gli Stati Uniti.
Agli abitanti delle Falkland sono garantiti benefici e privilegi di cittadinanza; mentre le isole diventano negli anni un'importante meta turistica, viene rivalutata l'importanza dei giacimenti petroliferi e delle riserve ittiche circostanti.

I due paesi tornano faticosamente a normali relazioni diplomatiche soltanto nel 1990, ma se le visite ufficiali e gli scambi bilaterali sono improntati ad una cordialità di facciata, l'Argentina conserva ancora un ricordo bruciante della sconfitta: un reclamo alla sovranità sulle Malvinas è tuttora incluso nella Costituzione.