La vita di Umberto Nobile descrive un capitolo fondamentale nella storia dell'aviazione, non solo in Italia, e narra come un appassionato pioniere del volo sia prima divenuto protagonista di un'epopea della propaganda, e poi uno scomodo ingombro per il regime fascista.
Nobile è ricordato infatti per la prima trasvolata del Polo Nord, compiuta nel 1926 a bordo del dirigibile Norge, ma soprattutto per la sfortunata spedizione polare del dirigibile Italia nel 1928.
Il dibattito sulla figura di Nobile investe contemporaneamente, ancora oggi, la perizia di uno scienziato, il coraggio di un esploratore, il carisma di un comandante, le qualità di un uomo.


La brillante carriera di un progettista
Umberto Nobile nasce a Lauro, piccolo paese in provincia di Avellino, il 21 gennaio 1885; laureatosi a pieni voti come ingegnere meccanico a Napoli nel 1908, per frequentare un corso di costruzioni aeronautiche entra a ventisei anni nel Battaglione Specialisti del Genio di Roma, che costituisce il primo embrione dell'aeronautica militare italiana.
Con l'entrata in guerra del Paese nel 1915, Nobile è assunto nello Stabilimento militare di Costruzioni Aeronautiche (SCA) in Roma, dove dimostra le sue eccezionali capacità di progettista prendendo parte alla costruzione del dirigibile O (1916), un modello destinato all'esplorazione marina.

In un periodo ancora pioneristico, durante il quale l'aeronautica non ha pienamente superato lo stadio sperimentale (del resto il primo volo dei fratelli Wright risale al 1903), Nobile concentra i propri sforzi sulla tecnologia del dirigibile: i 'giganti dell'aria' rappresentano, all'epoca, una valida alternativa ai più pesanti aeroplani.

In breve tempo, la carriera di Umberto Nobile viene costellata di importanti affermazioni: nominato nel 1917 come vice, e nel 1919 come Direttore dello Stabilimento, si impegna per tutto il successivo decennio nel perfezionamento degli aerostati, introducendo significative innovazioni tecniche e strutturali nei dirigibili semirigidi che portano l'Italia a diventare la seconda potenza mondiale nel settore (dopo la Germania degli Zeppelin).
Nel 1921 il suo dirigibile 'Roma', eccezionale per dimensioni e velocità, viene venduto agli Stati Uniti e dai governi di tutto il mondo arrivano le commesse d'acquisto la serie N, presentata per la prima volta nel 1922.

L'interesse e l'impegno di Nobile non si rivolgono però soltanto ai dirigibili: dal 1918 al 1920 sviluppa un nuovo modello di paracadute, nel 1922 partecipa con l'ingegnere Caproni alla progettazione del primo aeroplano interamente metallico prodotto in Italia (denominato Ca73), e nel 1924 collabora alla ricerca su prototipi di elicottero.
Nel 1923 si arruola e, pur senza una precedente esperienza militare, vince il concorso per la nomina al grado di Tenente Colonnello, ma questa così rapida ascesa inizia ad attirare le antipatie da parte di diverse figure di spicco legate all'appena costituita Regia Aeronautica.

Le esplorazioni ed il regime
Con il consolidamento del regime fascista, infatti, l'aeronautica acquista una rilevanza di primo piano perché può costituire per il Paese un punto d'orgoglio, e per la propaganda l'opportunità di mostrare le imprese patrocinate dal Governo agli occhi di tutto il mondo.
Tra i gerarchi, ma anche tra gli specialisti del volo, è così ingaggiata una serrata rivalità per mettersi in luce e guadagnarsi il favore di Mussolini: la competizione, che corre parallelamente sul piano politico, è destinata a fare di Nobile un eroe in virtù dei successi riportati ma lo estrometterà dalla vita pubblica dopo il suo primo grande fallimento.

La grande occasione per Nobile arriva nel 1925, quando viene contattato dall'esploratore norvegese Roald Amundsen, celebre per aver superato il Passaggio a Nordovest nel 1906 e per aver raggiunto il Polo Sud nel 1911: dopo aver fallito i precedenti tentativi di trasvolata del Polo Nord in aeroplano, Amundsen si convince di poter finalmente riuscirvi grazie alla grande autonomia del dirigibile, capace di effettuare grandi traversate senza richiedere rifornimenti. La spedizione, organizzata dai norvegesi e finanziata dall'americano Lincoln Ellsworth, è completamente affidata per quanto riguarda la parte tecnica ad Umberto Nobile che, ottenuta il benestare del Governo Italiano, si occupa anche della preparazione dell'equipaggio.

Il 10 aprile 1926, il dirigibile Norge della missione "Amundsen'Ellsworth'Nobile Transpolar Flight" decolla dall'aeroporto romano di Ciampino, per arrivare dopo diverse tappe alla base artica della Baia del Re, sulle isole norvegesi Svalbard, il 7 maggio.
Attraversando inesplorate distese di ghiaccio, l'aeronave raggiunge il Polo Nord alle ore 1.30 del 12 maggio 1926 e, annunciato via radio il successo a tutto il mondo, prosegue poi lungo la propria rotta verso l'Alaska.
Al ritorno dall'impresa, nonostante siano emersi per tutta la durata del viaggio accesi contrasti con l'altrettanto forte personalità di Amundsen, Nobile è accolto a Napoli (2 agosto) come un eroe della patria, al centro di una grande celebrazione organizzata dal regime, ed è promosso Generale a soli quarantuno anni.

L'intenzione immediatamente espressa da Nobile di organizzare una seconda missione, con scopi più decisamente scientifici, viene però osteggiata da Italo Balbo in persona: temendo di essere messo in ombra, o forse soppesando i rischi che una nuova spedizione avrebbe arrecato senza accrescere considerevolmente il prestigio del Paese, il segretario di Stato all'aviazione nega l'autorizzazione per costruire un nuovo dirigibile meglio attrezzato del Norge.

Il dramma del dirigibile Italia
Gli ostacoli non sconfiggono la determinazione di Umberto Nobile: reperiti i fondi necessari grazie al sostegno del Comune di Milano, di un consorzio di industriali milanesi, e con il patrocinio della Reale Società Geografica Italiana, il dirigibile N4 viene equipaggiato con una strumentazione scientifica d'avanguardia ed è ribattezzato per l'occasione col nome di Italia.
Alla spedizione prendono parte 18 uomini, tra i quali valenti scienziati come il fisico Pontremoli, il cecoslovacco Behounek ed il meteorologo svedese Malmgren, che aveva già partecipato alla missione del Norge.

Il 15 aprile 1928, la seconda spedizione di Nobile parte da Milano per raggiungere la Baia del Re il 6 maggio, e dirigersi quindi verso il Polo. Dopo due voli esplorativi, estremamente importanti per il loro valore scientifico (poiché accertano l'assenza di terre emerse nella regione artica, verificano la sterilità e la bassa ionizzazione dell'aria, rilevano profondità marine e le derive dei ghiacci), il dirigibile Italia raggiunge il Polo alle ore 1.20 del 24 maggio, nell'anniversario dell'entrata in guerra del Paese nella Prima Guerra Mondiale.

Se le pessime condizioni meteorologiche impediscono un atterraggio sul pack e le successive misurazioni, obbligando al simbolico lancio delle insegne nazionali, comunali ed ecclesiastiche, una violenta perturbazione travolge il dirigibile durante il volo di rientro: il 25 maggio alle ore 10.30, l'aeronave Italia precipita al suolo scaraventando sul ghiaccio dieci uomini, e riprende poi quota trascinando in balia della tempesta il resto dell'equipaggio.

I superstiti, fortunatamente, possono contare sulle scorte e sui materiali caduti con essi nell'impatto: per oltre un mese, affrontano le asprissime condizioni climatiche riparati da un accampamento di fortuna che prenderà il nome di “tenda rossa”. I segnali di soccorso lanciati per cinque giorni dal radiotelegrafista Giuseppe Biagi, grazie alla trasmittente “Ondina 33” miracolosamente scampata alla sciagura, non vengono captati dalla nave di supporto Città di Milano ma il 2 giugno, soltanto dopo la partenza di tre uomini (Mariano, Zappi, Malmgren) alla disperata ricerca della terraferma, un radioamatore russo riceve il messaggio di SOS e lo diffonde alle autorità.

Si attiva così una spedizione internazionale di soccorso, il primo esempio in assoluto nell'ambiente polare: partecipano gli alpini del capitano Gennaro Sora imbarcati sulla nave d'appoggio, una flotta di baleniere e rompighiaccio messe a disposizione dai Governi dei paesi scandinavi, e numerosi idrovolanti, tra i quali il Siai S55 del maggiore Umberto Maddalena giunto dall'Italia per iniziativa di un comitato privato.
Il 18 giugno scompare tra i ghiacci (con tutta probabilità, precipitando) l'aereo francese che trasporta Amundsen, anch'egli partito alla ricerca dei dispersi dell'Italia, ma il giorno seguente Maddalena riesce a localizzare la tenda rossa ed a stabilire così un ponte aereo che possa paracadutare i necessari rifornimenti ai naufraghi.
Il 23 giugno, individuata un'area idonea all'atterraggio, il Fokker 31 dello svedese Lundborg recupera Nobile riportandolo a bordo della Città di Milano: l'episodio porterà poi a delle polemiche, perché contrariamente alla prassi il comandante viene tratto in salvo prima degli altri, e soprattutto perché nel viaggio successivo l'aereo si ribalta e intrappola anche Lundborg sul pack.

Dopo una lenta e difficile marcia di avvicinamento, il rompighiaccio sovietico Krassin raggiunge la tenda rossa il 12 luglio e riesce finalmente a recuperare tutti i restanti componenti della missione italiana. Le affannose ricerche dei sei uomini dispersi a bordo dell'Italia si protraggono inutilmente per altri due mesi, e vengono definitivamente interrotte il 22 settembre quando anche a Mosca, dopo il ritiro delle pattuglie italiane ordinato da Balbo e il disimpegno degli scandinavi, l'ultima speranza è persa.

Il tramonto è ancora lontano
Per Umberto Nobile, nonostante il calore e l'affetto con cui è accolto al rientro in Italia, inizia un vero e proprio calvario: le conclusioni della Commissione d'Inchiesta, istituita con lo scopo di far luce sulle cause del naufragio, lo additano come il principale responsabile del disastro, inetto nelle vesti del pilota e vigliacco in quelle del comandante. Non gli viene perdonato il prematuro abbandono dell'equipaggio al momento dell'arrivo di Lundborg, quando invece, ormai privo di qualsiasi facoltà di comando, Nobile era costretto a rispettare gli ordini, categorici, degli svedesi.

Umiliato e amareggiato, Umberto Nobile si dimette dall'Aeronautica nel 1929 ma continua a difendere la propria condotta, e si ostina nella ricerca degli uomini scomparsi partecipando a successive missioni di ricerca, come quella sovietica del 1931 a bordo del rompighiaccio Malyghin.

In Italia, Nobile è vittima di un ostracismo che gli impedisce di proseguire nella sua attività di progettista: in verità, anche negli esiti dell'inchiesta, più che l'ostilità dell'equipaggio verso il suo carattere burbero e severo, a penalizzarlo è la personale avversione di Balbo e a nulla vale l'accorato appello che il “generale dei ghiacci” rivolge direttamente a Mussolini.
Il regime decide quindi di abbandonare Umberto Nobile al proprio destino, ma non gli impedisce di trasferirsi in Unione Sovietica quando, nel 1931, è chiamato alla OSOAVIAKHIM (Società per la promozione della difesa, dell’aviazione e della chimica) per fornire la sua ineguagliabile consulenza in materia di dirigibili: all'estero, la fama e la credibilità del generale non sono state oscurate. L'avallo dei gerarchi, che si inserisce in un più ampio quadro di rapporti inaspettatamente consueti con l'URSS, sembra del resto mirato ad allontanare uno scomodo inquilino: Nobile, simpatizzante socialista, non aveva mai dimostrato un fervente entusiasmo per il fascismo.

Dopo cinque anni trascorsi al freddo moscovita, culminati con la costruzione del dirigibile W6, Nobile rientra nel 1936 ma si sposta nuovamente, a lavorare stavolta negli Stati Uniti, dal 1939 al 1942.
Rimpatriato definitivamente nel 1943, solo al termine del Secondo Conflitto Mondiale è riabilitato da una nuova Commissione e reintegrato nell'Aeronautica; nel 1946, forse rifiutato dalla DC per le esperienze in Russia, è accolto come indipendente da Togliatti e viene eletto nelle liste del PCI come deputato all'Assemblea Costituente.
L'attività politica risulta però soltanto una parentesi che Nobile decide volontariamente di chiudere, per ritornare alla cattedra di Costruzioni Aeronautiche presso l'Università di Napoli fino al pensionamento nel 1960. Si spegne a Roma, il 30 luglio 1978, all'età di 93 anni.

Restano oggi i suoi scritti e le sue memorie, insieme alle testimonianze degli altri protagonisti delle sue avventure, a documentare l'epoca d'oro delle trasvolate in dirigibile e delle esplorazioni polari.
I luoghi, i monumenti in tutto il mondo che ricordano queste grandi imprese sono le tracce attraverso cui rivive il racconto di giorni straordinari e della vita di un uomo che, divenuto vittima delle macchinazioni del potere, ha sempre difeso strenuamente e con orgoglio la propria dignità.