Il 14 febbraio del 2005 viene ucciso in un attentato l'ex Premier libanese Rafik Hariri, il leader del miracolo libanese che aveva cercato di liberare il suo Paese dall'ipoteca siriana. Un reportage su una nazione tormentata da oltre 50 anni di guerre e lotte.


Il paese dei cedri
Simbolo di un paese e di una quasi-rivoluzione, l'albero del cedro campeggia sulla bandiera del Libano. Una nazione tormentata da guerre e conflitti che da oltre cinquant'anni avvengono dentro e fuori i suoi confini. Un territorio che è al tempo stesso  crocevia ed epicentro  dei complessi problemi che affliggono il Medio Oriente: in primo luogo  l'irrisolta questione palestinese.

Il Libano è  di nuovo al centro dell'attenzione mondiale per il riaccendersi del conflitto tra Israele e le  milizie sciite di Hezbollah. Nel luglio del 2006 in seguito al rapimento di due soldati israeliani da parte degli Hezbollah,  i due eserciti si sono fronteggiati sul confine a colpi di missili e incursioni aeree che hanno colpito anche la capitale Beirut. Oltre 1000 vittime libanesi, la maggior parte civili, 159 le vittime israeliane, soprattutto soldati.

La missione UNIFIL
 
L'11 agosto 2006 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all'unanimità la risoluzione 1701.  Si chiede la completa cessazione delle ostilità, in particolare, di tutti gli attacchi da parte degli Hezbollah e di tutte le operazioni militari offensive di Israele", si chiede anche l'invio delle forze UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) in una missione congiunta nel sud del paese.

Il 29 agosto, da Brindisi  a bordo della portaerei Garibaldi, è  partito il primo contingente italiano. "Operazione Leonte": questo il nome della missione,  l'antico nome del fiume Litani, la zona che sarà pattugliata dagli italiani. Il fiume Litani stabilisce una sorta di secondo confine a nord della 'blue line' tra Libano e Israele. La missione UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) , è stata istituita nel lontano 1978, e ora è tornata  di nuovo a svolgere il suo ruolo di forza di interposizione tra i due contendenti.  Milos Strugar, consigliere politico della missione Unifil afferma :"Nel 1978 il mandato consisteva nell'assicurare il ritiro delle truppe israeliane dal Libano, nell'aiutare il governo libanese ad estendere la propria autorità nel sud del paese, attraverso il dispiegamento di forze armate e nel mantenere la tregua. Come nel 1978, nel 2006 ci troviamo a discutere delle stesse cose.  La chiave sta nella volontà politica dei governi libanese e israeliano. Devono assicurare il loro sostegno. La presenza internazionale sono un contributo, ma non garantiscono il successo di una missione di pace".

Il Libano: l'organizzazione politica
Il Libano è una repubblica. L'elemento più importante del sistema politico libanese è il confessionalismo. Un assetto istituzionale in cui l'appartenenza religiosa di ogni singolo cittadino diventa il principio ordinatore della rappresentanza politica. Anche gli incarichi amministrativi sono suddivisi tra le differenti confessioni religiose secondo un meccanismo predeterminato di quote riservate, che sono attribuite a ciascun gruppo in funzione del suo peso demografico e sociale.

In base a una convenzione costituzionale mai scritta risalente al "Patto Nazionale" (al-mithaq al-watani) del 1943, le più alte cariche dello stato sono assegnate ai tre gruppi principali: il Presidente della repubblica è maronita, il Primo ministro è sunnita, mentre il Presidente del Parlamento è sciita. Ma per comprendere la complessa situazione attuale del Libano occorre una breve sintesi storica degi intricati avvenimenti intercorsi  dal 1976 in poi.

La guerra civile  (1976)
Tra il 1948 e il 1970 in seguito alle guerre arabo-israeliane, si riversano in Libano centinaia di migliaia di profughi palestinesi. Il Libano viene utilizzato dai palestinesi come base per le loro azioni di guerriglia contro Israele. Questa presenza innesca tensioni che portano nell'aprile del 1975 allo scoppio della  guerra civile nel paese. A fronteggiarsi sono da un lato le milizie dei cristiani maroniti, dall'altro una coalizione di palestinesi, sunniti e Drusi.  Fino a quel momento le principali componenti religiose e politiche del paese - cristiani, musulmani e drusi - erano riuscite a trovare forme di convivenza e a fare del Libano una regione pacifica e florida.

Così all'inizio degli anni Settanta le vicende del conflitto arabo-israeliano si intrecciano con quelle libanesi. La classe dirigente dei cristiani maroniti teme di perdere le proprie posizioni di privilegio a causa della presenza palestinese.  I palestinesi, in seguito al Settembre Nero del 1970 ( la cacciata dei palestinesi dell'OLP - Organizzazione per la Liberazione della Palestina -  dalla Giordania), hanno fatto del Libano il centro principale delle loro attività. La presenza di migliaia di palestinesi armati che operano in totale autonomia sul territorio libanese mette in crisi gli equilibri interni, già molto delicati, del piccolo stato mediorientale. Scoppiano lotte durissime fra i gruppi di potere che controllano il paese appoggiandosi alle diverse comunità religiose: musulmani sunniti e sciiti, cristiani maroniti e drusi.

Il 13 aprile 1975 ad Ain Remmaneh, un quartiere di Beirut, una piccola folla di fedeli sta assistendo alla consacrazione di una chiesa. Da un'automobile con quattro uomini a bordo partono raffiche di mitra accompagnate dall'urlo "Siamo combattenti palestinesi": al termine dell'attacco si contano quattro vittime e sette feriti. Un autobus carico di fedayn armati, di ritorno da una parata, sta passando nel quartiere dopo l'attacco, viene  preso a colpi di mitraglia che causano la morte di 27 passeggeri. E' l'inizio, negli anni successivi tutte le componenti religiose e politiche saranno protagoniste di una guerra civile che devasterà il Libano.

Nel 1976 la Lega Araba, dopo uno storico a  Riyad, autorizza l'intervento di una Forza Araba di Dissuasione (FAD) - nominalmente composta da vari Stati arabi ma di fatto egemonizzata dalla Siria ? che riesce a riportare con la forza la pace nel Libano, reprimendo anche le forze combattenti dei  musulmani palestinesi e dei loro alleati.

Le forze siriane rimarranno  in Libano, condizionandone pesantemente la vita politica, fino all'aprile del 2005, quando si ritireranno in seguito alle manifestazioni di piazza seguite all'assassinio del Primo Ministro libanese Rafiq al-Hariri.

1982

E' l'anno in cui il Libano si trasforma in campo di battaglia.

Il 4 giugno 1982,  la guerra si aggrava dopo l'attentato  a Londra (per opera del gruppo palestinese anti-OLP di Abu Nidal) all'ambasciatore israeliano Shlomo Argov. Israele invade il Libano su larga scale è l'operazione 'Pace in Galilea'.

Gli israeliani  appoggiati dalle milizie cristiano-maronite, procedono a successive incursioni nel territorio libanese culminate nell'invasione del Libano meridionale del giugno 1982. Alla metà di giugno gli Israeliani iniziano l'assedio di Beirut e accerchiano i 15.000 combattenti dell'OLP e dei suoi alleati libanesi e siriani all'interno della città.

Il diplomatico americano Philippe Habib ottiene dal Primo Ministro israeliano l'assicurazione che i suoi soldati non sarebbero entrati a Beirut Ovest e non avrebbero attaccato i Palestinesi dei campi profughi. Viene firmato l'accordo.

Yasser Arafat è comunque preoccupato per la sorte della popolazione civile palestinese ed insiste sull'invio di una forza multinazionale che garantisca il rispetto degli accordi. La richiesta ufficiale di intervento di una forza multinazionale di interposizione venne consegnata il 19 Agosto 1982 dal ministro degli esteri libanese Fu'ad Butros agli ambasciatori di Stati Uniti, Italia e Francia. Il 21 agosto arriva a Beirut il primo contingente internazionale composto dai Francesi e nel giro dei due giorni successivi anche i soldati italiani e americani prendono posizione nella città. A questo punto Arafat acconsente di abbandonare Beirut insieme ai suoi 15.000 combattenti.

Il contingente italiano che partecipa alla prima missione, denominata 'Libano 1?, è comandata dal tenente colonnello Bruno Tosetti., rimarranno in Libano dal 23 agosto al 11 settembre 1982.  E' il  2° battaglione bersaglieri di Govèrnolo, composto da una compagnia comando, due compagnie meccanizzate e un plotone genio per un totale di 519 uomini (40 ufficiali, 81 sottufficiali e 389 militari di truppa) con al seguito circa 200 mezzi tra ruotati e cingolati. La missione terminò senza alcun incidente.

Sabra e Shatila
Il 14 settembre l'assassinio del neoeletto presidente Beshir Gemayel  fa nuovamente precipitare la situazione. Le truppe israeliane invadono Beirut Ovest. Con quest'azione, Israele rompe l'accordo con gli USA di non entrare a Beirut Ovest, gli accordi di pace con le forze musulmane intervenute e quelli con la Siria.
Il 16 settembre Elias Hobeika, capo delle milizie cristiano-falangiste, entra nei campi profughi di Sabra e Shatila a Beirut Ovest. Alle ore 18 comincia la strage. Oltre 2000 civili palestinesi vengono barbaramente assassinati.

A seguito dei tragici avvenimenti di Sabra e Chatila, e alle consultazioni tra il governo libanese e il segretario generale delle Nazioni Unite, in applicazione della Risoluzione 521 del Consiglio di Sicurezza, il governo libanese chiede ad alcuni Paesi, tra cui l'Italia, una Forza multinazionale da interporre in località concordate. Ciò al fine di assicurare il ristabilimento della sovranità e dell'autorità del governo libanese nell'area di Beirut e nel contempo garantire l'incolumità della popolazione. La successiva elezione alla presidenza di Amin Gemayel  (fratello di Beshir) e l'invio a Beirut di una Forza multinazionale di pace (composta da statunitensi, francesi, italiani e inglesi) aprono una nuova fase di tregua.

La missione italiana, detta 'Libano 2? comandata dall'allora generale di brigata Franco Angioni e denominata "Italcon", arriva a Beirut  il  24 settembre 1982 , rimarranno fino al 6 marzo 1984. Il contingente è composto da circa 2.300 uomini di cui 1.550 destinati alle attività operative e 750 a quelle logistiche. L'impegno complessivo fu di 8.345 persone, di cui 595 ufficiali, 1.150 sottufficiali, 6.470 militari di leva e 130 infermiere volontarie. Essi disponevano di 319 mezzi ruotati, 52 mezzi speciali, 20 cucine rotabili, 97 veicoli di trasporto cingolati e sei autoblindo.

La fine della guerra civile (1989)
Scaduto il mandato di Gemayel  (settembre 1988) senza che il Parlamento fosse riuscito a eleggere un nuovo presidente, nel Paese si sono creati due governi contrapposti, quello filosiriano del mussulmano Selim el-Hoss (a Beirut Ovest) e quello del cristiano Michel Aoun (a Beirut Est), che nel marzo 1989 proclamava una guerra di liberazione dagli stranieri (siriani) provocando l'aumento della pressione militare della parte avversa e dei drusi sulla capitale.

Alla guerra del Libano viene posto fine nell'ottobre del 1989 con gli accordi di Taef che prevedono lo scioglimento  e la deposizione delle armi delle milizie e la garanzia da parte del Parlamento di un'amnistia per tutti i crimini commessi durante la guerra civile. Le milizie verranno tutte sciolte ad eccezione di Hezbollah. 

Nel dicembre 1990  subentra Omar Karame (anch'egli sunnita) che forma un governo di unione nazionale. Fra l'aprile e il luglio 1991 la sovranità dello Stato giungeva infine a riguadagnare l'intero Paese ad eccezione della cosiddetta 'fascia di sicurezza' occupata dagli israeliani. Tuttavia, gli scontri tra sciiti e israeliani, la protesta popolare contro la crisi dell'economia e la corruzione del governo inducevano alle dimissioni (maggio 1992) di Karame, cui succedeva a capo del governo Rashid Solh, ancora un mussulmano sunnita. Tra agosto e settembre dello stesso anno si tenevano nel Paese libere elezioni, dalle quali emergeva un Parlamento frammentato in numerosi gruppi, e solo alla fine di ottobre il primo ministro designato, il sunnita Rafik al-Hariri, presentava al presidente Hraoui il nuovo governo.

Intanto nel paese cresce l'importanza del partito scita di Hezbollah che insieme ai Palestinesi o autonomamente minaccia Israele sulla linea di confine tra i due paesi.

Chi sono gli Hezbollah?
In arabo questo nome significa Partito di Dio, è stato fondato nel 1982 come partito politico sciita per opporre una resistenza all'invasione israeliana del Libano.
Dalla sua nascita è impegnato come un vero e proprio partito politico. Ha sempre partecipato alle elezioni legislative ed ha 14 Ministri nella compagine governativa attualmente guidata da Fu'ad Sinora.

Il partito Hezbollah, con la sua politica, si impegna  attivamente nel campo sociale: gestisce una serie di attività ed istituzioni che forniscono istruzione, assistenza sanitaria e sostegno economico alle famiglie meno abbienti. Quello degli Hezbollah è uno stato nello stato: partecipazioni finanziare, imprese, alberghi, ristoranti, i contributi mensili ad ogni famiglia. Un vero e proprio sistema, con le sue leggi ed un esercito professionale addestrato alla guerriglia.
Ovunque questo partito è visto come un movimento politico che esercita una resistenza nazionale contro l'occupazione militare israeliana in Libano. Affermano, infatti, che non smetteranno di combattere fino alla distruzione dell'etnia sionista, ovvero Israele.

Il Parlamento europeo, sotto pressione Israelo-statunitense, ha dovuto adottare una risoluzione nei confronti del partito Hezbollah, datata 10 marzo 2005, che accusa il partito di aver condotto 'attività terroristiche'.
Secondo quanto afferma la risoluzione: 'Il Parlamento considera che esiste una chiara evidenza di attività terroriste da parte di Hezbollah. Il Consiglio dell'Unione Europea deve intraprendere tutti i passi necessari per impedire le loro azioni'.

Nonostante la decisione del Parlamento europeo, L'Onu ed i principali Paesi dell'Unione Europea, non considerano il partito come una 'organizzazione terroristica'. Al contrario durante la scorsa estate, vari ministri delle Nazioni Unite e dell'Unione Europea hanno riconosciuto Hezbollah come un interlocutore politicamente legittimo. Eppure è nota l'ala militare di Hezbollah chiamata al-Muqawama al-Islamiyya (Resistenza Islamica). Infatti Hezbollah  fin dal 1983 aveva lanciato la nuova strategia del terrorismo suicida.

Sono gli Usa, il Canada, i Paesi bassi ed Israele ad accusare il partito di essere un'organizzazione terroristica. In special modo il governo statunitense accusa il partito di diversi attentati, il più grave dei quali avvenuto il 23 ottobre 1983 quando due autobomba esplosero contro una caserma occupata da truppe americane e francesi, uccidendo 241 marines statunitensi e 58 paracadutisti francesi.

La rivoluzione dei cedri
Il 14 febbraio 2005 l'ex premier miliardario libanese, Rafik Hariri, viene ucciso in un attentato al centro di Beirut. Hariri stava percorrendo il lungomare quando un'autobomba esplode al passaggio della sua auto.
E' stato il protagonista della ricostruzione del Libano.

Ha assunto per la prima volta la guida del governo nell'ottobre 1992, poco dopo la fine della guerra civile (1975-90), e da allora è quasi sempre stato primo ministro, con un intervallo di due anni fra il 1998 e il 2000. Si era dimesso dall'incarico il 20 ottobre, dopo essere stato primo ministro per cinque volte. Durante gli anni del suo governo è riuscito a rimettere in piedi il Libano, attirando investimenti stranieri e facendo tornare a Beirut i facoltosi turisti del Golfo. In molti, però, lo hanno accusato di essere responsabile del forte deficit di bilancio, e la sua popolarità si era in parte appannata.

Hariri, da allora diventato un semplice deputato, non ha mai criticato apertamente la Siria, ma le sue dimissioni erano state viste come una chiara protesta per le pressioni esercitate da Damasco per il prolungamento del mandato del presidente Emile Lahoud, molto vicino alla Siria.
Per questo, nell'attentato di S. Valentino del 2005 non salta in aria solo l'uomo del futuro libanese che ha ridato vita al cuore di Beirut. L'attentato al tritolo, chiude un capitolo appena aperto.

Hariri, vicino alle cancellerie occidentali stava provando a liberare il suo paese dall'ipoteca siriana. Sperava di ridimensionare l'egemonia degli hezbollah e pensava alle frontiere, soprattutto quelle a sud, con Israele. Dietro l'attentato, si dice, ci sono ? più o meno direttamente ? i siriani. Lo sussurra anche l'Onu nel suo primo rapporto investigativo, anche se per ora non ha avuto il coraggio di dirlo ad alta voce.
Il 16 febbraio il Paese reagisce. Ai funerali di Hariri una travolgente marea di persone, forse più di un milione, trasforma la manifestazione di cordoglio in una dura protesta contro la continuazione della presenza militare della Siria in Libano.  A Beirut scendono in piazza dei Martiri  migliaia di manifestanti che chiedendo libertà, sovranità e indipendenza dalla Siria, che occupa il Libano con migliaia di soldati e con la mano pesante dei servizi segreti, i così detti  'Syrial Killer?.

Il 28 febbraio il governo filosiriano guidato da Omar Karami si dimette dopo le proteste delle migliaia di persone scese in piazza e dopo lo sciopero generale che ha paralizzato il paese. La notizia delle dimissioni provoca scene di giubilo tra i parlamentari dell'opposizione ed è  accolta da una vera e propria ovazione tra i manifestanti riuniti nella Piazza dei Martiri. Si arriva a superare il milione di manifestanti: il più grande corteo mai organizzato nella storia del Libano e, anche, di tutta l'area mediorientale.

Nel giugno del 2005 l'allenza anti-siriana promossa da Saad al-Hariri, figlio di Rafik, ha ottenuto il controllo del parlamento. che ha scelto il nuovo primo ministro: Fouad Siniora, già alleato e braccio destro di Rafik.