Un suicidio su commissione, il 14 ottobre del 1944, chiude l'esistenza del Feldmaresciallo Erwin Rommel, forse il più grande stratega militare della Seconda guerra mondiale. Accusato di aver partecipato alla congiura del 1944 contro HitIer è costretto a darsi la morte con il cianuro per evitare il processo. Scompare dalla scena tragica della Germania a un cenno del tiranno che ha fedelmente servito, come un generale romano.

Erwin Rommel nasce a Heidenheim, nel Württenberg, nel 1891.
Frequenta la scuola militare di Danzica, nel 1912 viene nominato tenente. Durante la prima guerra mondiale combatte nelle Argonne in Francia, in Romania e in Italia, rimanendo ferito tre volte e premiato con la Croce di ferro di prima e seconda classe. Fu anche il più giovane militare a ricevere la più alta onoreficenza militare tedesca, la medaglia Pour le Mérite, che ricevette dopo aver combattuto sulle montagne dell'Italia nord orientale, nella Battaglia di Longarone.

Allo scoppio del secondo conflitto, presta servizio, durante la campagna polacca, al quartier generale del Führer. Successivamente gli viene affidato il comando della settima divisione corazzata del XV corpo, che costituisce la colonna di punta dell'esercito tedesco nelle operazioni sul fronte occidentale. La settima divisione combatte sulla Mosa, ad Arras, a Lilla, sulla Somme, ed è la prima a raggiungere la Manica. Il 6 febbraio 1941 Rommel è a casa in licenza da due giorni, quando un aiutante del quartier generale del Führer bussa alla porta e gli consegna un messaggio urgente: Hitler vuole vederlo subito. Ha deciso di mandare in soccorso del generale italiano Graziani due divisioni della Wehrmacht. Rommel dovrà assumere il comando generale di questo corpo africano e recarsi immediatamente in Libia. Il Führer, ricorda Rommel, "mi descrisse minuziosamente il teatro di guerra africano e mi comunicò che gli ero stato indicato come elemento capace di adattarsi rapidamente alle condizioni particolarissime della guerra in Africa".

Il 12 febbraio è già a Tripoli e sintetizza il suo giudizio sulla situazione con queste parole: "C'è da farsi rizzare i capelli pensando con quale armamento il duce manda a combattere le sue truppe". Maestro nell'impiego delle formazioni mobili, nel raccogliere immediatamente le forze dopo un'operazione per sfruttare a fondo il successo, convinto che "l'energia di un comandante conta spesso più della sua intelligenza", Rommel salta, con il suo aereo, come una cavalletta da un punto all'altro del deserto per prendere contatto fisico con il terreno e con gli uomini. Lo storico Giorgio Rochat spiega che Rommel, aderiva involontariamente ma  in maniera perfetta all'ideale di coraggio e vittoria propugnato dal regime. La sua fama si diffonde ovunque: i generali inglesi lo temono, gli ebrei si preoccupano per la sua avanzata verso la Palestina, gli egiziani lo attendono come un salvatore. In Africa

Rommel riesce a conquistare Tobruk nel giugno del 1942, per poi subire la dura sconfitta nella battaglia di El-Alamein (23 ottobre - 3 novembre 1942) ad opera del nuovo comandante britannico, il Tenente Generale Bernard Montgomery.  Quando la 'volpe del deserto? avverte la sconfitta, disobbedisce ad Hitler che vorrebbe mandare i suoi uomini al sacrificio.
Dopo la sconfitta di El Alamein, nonostante le pressioni di Hitler e Mussolini, le truppe di Rommel non riuscirono a resistere e combattere fino a quando non entrarono in Tunisia. Lì giunti, la loro prima battaglia non fu contro l'Ottava Armata Britannica, ma contro il Secondo Corpo d'Armata Statunitense. Rommel inflisse un bruciante rovescio alle truppe americane nella Battaglia del Passo di Kasserine.Rivolgendosi ancora una volta a fronteggiare le forze britanniche, sul vecchio confine difensivo francese della Linea del Mareth, Rommel poté solo ritardare l'inevitabile. Lasciò l'Africa dopo essersi ammalato, e gli uomini del suo comando divennero prigionieri di guerra. Così comincia il declino.

Dopo due anni di Africa, combatte in Normandia contro l'avanzata degli alleati e rimane ferito il 17 luglio 1944.Dopo il Vallo Atlantico e il D-DAY, le supposizioni di Rommel si fanno reali: la guerra sarà persa. Il fallimento dell'attentato a Hitler del 20 luglio 1944 ne fa una vittima del piano di epurazione messo in opera da Bormann.
La Gestapo circonda per giorni la sua casa, fino a costringerlo alla scelta: un suicidio con il veleno oppure un processo con inevitabile coinvolgimento penale per tutti i familiari. Rommel non ha dubbi e si uccide.