Dopo 4 anni dalla dichiarazione di guerra, Roma viene liberata dagli sherman americani. E' la sera del 4 giugno 1944. I carri armati alleati arrivano tranquillamente nella città deserta con i fiori piantati nelle bocche dei fucili. Quello stesso giorno le retroguardie tedesche lasciano la capitale.
Quello che proponiamo è il racconto dei mesi terribili prima della liberazione di Roma dal fascismo: dal bombardamento di San Lorenzo, fino all'arrivo degli alleati. Ma anche un percorso storico che va dal dal 1941 all'estate del '44.


Gli inizi 
Dicembre 1941: a Roma si è sparsa la voce che Mussolini sta per fare un annuncio solenne. Piazza Venezia si riempie di folla. Il popolo freme non sapendo contenere il suo amore e il suo ardore per il Duce. L'Italia ha dichiarato guerra agli Stati Uniti d'America.
Con l'entrata nel conflitto mondiale degli Stati Uniti, iniziano le prime devastanti incursioni sulle città italiane. Le fortezze volanti americane arrivano a ondate sui nostri cieli, invano contrastate dalla nostra contraerea. Le bombe colpiscono strutture industriali, abitazioni civili, provocando immani distruzioni con migliaia di vittime.
Solo una città fino ad allora sembra restare fuori dal raggio d'azione degli anglo bombardieri: Roma. Qui, tutto avviene come se la guerra non fosse mai cominciata, tanto che nell'agosto del 1942, i romani passano tranquillamente le loro vacanze.
Per la capitale, l'unico segno di pericolo sono le barriere erette a protezione dei monumenti. I romani sono convinti che è un pericolo lontano: persino il Re Vittorio Emanuele III afferma con assoluta serietà che la migliore batteria antiaerea è il Papa.

Il 1943 è un anno infausto per l'Italia. Le nostre truppe sono in ritirata in Russia ed in Africa, ma Mussolini continua a ostentare ottimismo. In un discorso del 24 giugno il Duce afferma che 'qualora gli anglo-americani osassero mettere piede sulle coste della Sicilia, sarebbero fermate immediatamente sul bagnasciuga.'
Eppure il 10 luglio 1943 gli alleati sbarcano in Sicilia e conquistano l'isola in 39 giorni. Gli americani usano la tattica del bombardamento a tappeto per seminare il terrore nella popolazione civile.

Il bombardamento di San Lorenzo
Il bombardamento di Roma avviene il 19 luglio del 1943.
San Lorenzo è il quartiere più colpito dal primo bombardamento degli alleati mai effettuato su Roma, insieme poi al quartiere Tiburtino, al Prenestino, al Casilino, al Labicano, al Tuscolano e al Nomentano. E' la prima volta in tre anni di guerra: per i romani è un autentico shock. Le 4.000 bombe (circa 1.060 tonnellate) sganciate sulla città, provocano circa 3.000 morti ed 11.000 feriti di cui 1500 morti e 4000 feriti nel solo quartiere di San Lorenzo. Al termine del bombardamento Papa Pio XII si reca a visitare le zone colpite, benedicendo le vittime sul Piazzale del Verano.
Accorre anche il re, ma a differenza del Pontefice, viene accolto al grido di 'vogliamo la pace'. Mussolini apprende la notizia mentre è a colloquio con Hitler, in nord Italia. Quando Mussolini arriva a Roma, si reca a San Lorenzo in incognito e di notte, nel timore di una reazione della folla romana.
Cinque giorni dopo il bombardamento su San Lorenzo, ad Amburgo, in Germania, una vera e propria tempesta di fuoco causata dalle bombe al fosforo annienta 50 mila persone: sembra che anche per Hitler stia per arrivare la fine.

La caduta del fascismo
Il 24 luglio 1943 a notte inoltrata, il Gran Consiglio fascista approva un ordine del giorno preparato da Dino Grandi: il Duce è destituito di fatto da tutti i poteri e la parola passa al Re, che convoca Mussolini a Villa Savoia. All'uscita il Duce troverà i carabinieri ad attenderlo.
E' un momento profondamente intenso e significativo della storia della città. Dal vuoto delle strade, dal silenzio del coprifuoco che ormai apparteneva alla vita quotidiana dei romani, alla gioia, alla festa intorno ai carri armati americani e ai nostri partigiani che annunciavano la fine di un incubo.
Un nuovo personaggio entra in scena: Pietro Badoglio, ex vice re di Etiopia, ufficiale piemontese, nominato seduta stante dal Re Primo Ministro, al posto del Duce.

Il tentativo estremo
A Roma circolano molte voci su Badoglio. A lui è affidato l'estremo tentativo di far uscire l'Italia dal conflitto. Mentre il Furher, con la scusa di dare una mano all'alleato italiano fa calare dal nord alcuni divisioni della Wehrmacht, alle 11 di mattino del 13 agosto, un nuovo, devastante bombardamento colpisce i quartieri Ostiense, Tiburtino, Tuscolano, Prenestino, uccidendo altre 600 persone.

L'Italia è allo stremo. A Cassino ed in Sicilia, viene firmato finalmente l'armistizio con gli americani.
L'8 settembre 1943 Badoglio legge il bollettino dell'armistizio. Immediatamente i tedeschi danno il via all'occupazione di Roma e alla nascita di un governo italiano protetto. E nel volgere di una nottata la situazione precipita. Alle 5 del mattino del 9 settembre, una successione di nere limousine trasporta la famiglia reale. Badoglio, i ministri e i capi di stato maggiore in fuga verso le zone liberate dagli americani. L'abbandono di Roma e dei romani al loro destino provocherà una profonda frattura con casa Savoia.

La mattina del 9 settembre i romani vengono a sapere da radio Londra che gli angloamericani sono sbarcati in forze anche a Salerno, ma nello stesso tempo i tedeschi, a Roma, occupano la sede legale della Rai di Via Asiago con l'ordine di smantellare gli impianti e trasportarli in Germania. Il 10 settembre a Porta San Paolo c'è l'estremo tentativo di fermare i tedeschi che risalgono la Via Ostiense. In aiuto dei soldati italiani accorrono volontari comunisti, socialisti, cattolici.

Il 13 settembre viene firmata la resa della capitale: da questo momento Roma è sotto quella che Hitler chiama 'la protezione germanica'. E sotto protezione è anche Mussolini che il giorno prima viene liberato dalla sua prigionia di Campo Imperatore dai paracadutisti tedeschi e portato a Monaco dove ad aspettarlo c'e Hitler. Pochi giorni dopo nascerà la Repubblica di Salò.

La comunità ebraica
Quella di Roma è la più antica d'Europa ed il suo rapporto con Mussolini e con il Governo fascista, fino alle leggi razziali, era stato di assoluta fiducia. Gli ebrei, come tutti, partecipano alle attività giovanili fasciste.
Ma con le leggi razziali, anche la comunità del Ghetto di Roma deve essere deportata verso i campi di sterminio, d'accordo con il programma di soluzione finale che prevede lo sterminio di tutti gli ebrei.
Il 26 settembre il tenente colonnello Kappler, delle SS, convoca nel suo ufficio i rappresentanti della comunità ebraica romana, Ugo Foà e Dante Almansi. Se entro 36 ore gli ebrei non raccoglieranno 50 kg di oro, 200 capi famiglia saranno deportati. Ma i tedeschi avevano già prosciugato le riserve d'oro della Banca d'Italia per un ammontare di 110 tonnellate d'oro.

E' l'alba del 16 ottobre 1943: sabato, giorno sacro per ogni ebreo. Le SS si presentano e poco alla volta l'intera comunità ebraica è fuori dalle case. Il trasferimento degli abitanti del Ghetto al collegio militare di Trastevere andrà avanti fino alle 13 di quel giorno. Due giorni dopo la maggior parte degli ebrei verrà portata alla stazione di Roma Tiburtina e deportata nei carri bestiame ad Auschwitz. Più di 1000 romani finiscono nei campi di sterminio: di questi solo 15 uomini e una donna ne faranno ritorno. Dei 200 bambini ebrei deportati non ne tornerà indietro nessuno.

John Lucas
A sorpresa la sera del 22 gennaio del 1944, 36 mila uomini dell'esercito angloamericano sbarcano sul litorale tra Anzio e Nettuno. Capo delle operazioni, è il generale americano John Lucas. E' uno sbarco in grande allo scopo di guadagnare al più presto la capitale. Ma il 29 gennaio più di 70 mila soldati tedeschi sono in posizione, pronti a bloccare l'avanzata degli alleati.
Tra il 15 e 16 febbraio 1944, 230 fortezze volanti in due ondate successive trasformano la storica abbazia di Monte Cassino in una ammasso di macerie fumanti. Saranno proprio le macerie a permettere ai tedeschi di resistere al nemico per altri tre mesi.

I Partigiani e le Fosse Ardeatine
Nelle città cominciano a costituirsi nuclei partigiani clandestini denominati GAP (Gruppi di azione patriottica) formati ognuno da pochi elementi pronti a svolgere azioni di sabotaggio e di guerriglia nonché di propaganda politica.
A Roma sono molte e attive le formazioni partigiane nei lunghi mesi dell'occupazione tedesca. Il braccio politico è il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale), costituito dai partiti antifascisti. Il 23 marzo del '44, avviene un'azione clamorosa: in via Rasella, i partigiani del GAP aspettano al varco gli uomini del terzo battaglione delle SS. Un gappista, Rosario Bentivegna, travestito da spazzino, accende la miccia di una potente carica di esplosivo posta in un carrettino dell'immondizia per poi fuggire via. Si apre una voragine nel selciato. A terra una trentina di tedeschi giacciono senza vita. Immediatamente arriva un ordine dalle forze tedesche: dovranno essere eliminati 10 italiani per ogni tedesco morto. E' la pagina più nera dei nove mesi di occupazione nazista di Roma: l'eccidio delle Fosse Ardeatine. I tedeschi uccidono 335 persone.

Roma liberata
Il 3 giugno 1944 è l'ultimo giorno di Roma nazista. Un lungo corteo di camion militari, carri e uomini si dirige verso nord, uscendo dalla città. I tedeschi portano via con loro anche una quantità incredibile di merce rubata.
Il 4 giugno arrivano i primi soldati americani soffiando sul traguardo gli inglesi. Mark Clark, il comandante della quinta armata americana fa il suo ingresso trionfale a Roma la mattina del 5 giugno: la sua prima tappa è il Campidoglio, poi tutti vanno in Piazza San Pietro ad ascoltare Pio XII. La felicità è alle stelle, ma nessuno a Roma si rende conto di ciò che realmente è successo. Il Generale Clark, pur di entrare nella capitale prima delle truppe inglesi, ha consentito alla decima armata tedesca di fuggire indisturbata verso il nord. Clarck non ha ubbidito agli ordini del suo superiore, il Generale inglese Alexander che gli aveva chiesto, invece, di raggiungerlo con le sue truppe a Valmontone e bloccare i tedeschi.

La ripresa
Per i romani l'arrivo degli americani è comunque la salvezza, significa la fine della paura e della fame. Ma scoppiano altri problemi come quello della prostituzione. Come è già successo a Napoli, il numero delle donne costrette dalla fame a fare le prostitute è impressionante. Il primo segno che la Roma sta riacquistando il ritmo abituale dopo i disastri della guerra è l'abolizione del coprifuoco. L'arrivo degli americani vuol dire finalmente una serie di servizi che vengono ripristinati, come l'acqua. I partiti possono uscire allo scoperto, ma non sono tutte rose e fiori.
Riaprono le scuole e si torna a circolare. I soldati americani si trasformano in turisti, mentre le vicende della guerra diventano ricordi tragici. Nel resto d'Italia si continuerà a morire per molto tempo ancora ma a Roma scoppia la voglia di vivere. La vita ricomincia.