Un viaggio ai confini delle città, ai margini della società, dove tra miseria, sofferenza e disagi, è ancora possibile trovare un volto amico: vi sono uomini che riescono a costruire e diffondere solidarietà, costantemente impegnati ad aiutare chi vive nella disperazione. Quattro esempi accomunati dalla volontà di stare vicino agli ultimi: Don Gallo a Genova, Don Alessandro Santoro a Firenze , Don Virginio Colmegna a Milano, Padre Antonio Poletti a Caserta. Attraverso il loro stesso racconto e quello delle persone che sono entrate in contatto con loro, questo documentario ripercorre tre esperienze di solidarietà, e le vite di alcuni "preti di strada" interamente dedicate ad aiutare gli emarginati, offrendo loro un conforto e una possibilità di reinserimento sociale e ad emergere da quella che padre Alex Zanotelli chiama "i sotterranei della storia e dell'umanità".

Don Gallo. Un prete da marciapiede

L'unico titolo che mi piace è quello di prete di strada.

Questo prete che si definisce 'angelicamente anarchico' ha 79 anni e una grande vitalità e le braccia aperte a tutti. Nato a Genova il 18 luglio del 1928 inizia il noviziato nel 1948 a Varazze con i salesiani, prosegue poi a Roma il Liceo e gli studi filosofici. Dopo l'esperienza delle missioni in Brasile, torna a Genova negli anni Sessanta . I vicoli del porto diventano la sua frontiera e per le sue idee diventa un prete scomodo.

Nel 1964 decide di lasciare la congregazione salesiana chiedendo di entrare nella diocesi genovese: "la congregazione salesiana, dice Andrea, si era istituzionalizzata e mi impediva di vivere pienamente la vocazione sacerdotale". Viene inviato a Capraia e nominato cappellano del carcere: due mesi dopo viene destinato in qualità di vice parroco alla chiesa del Carmine dove rimarrà fino al 1970, anno in cui verrà "trasferito" per ordine del Cardinale Siri. Nel linguaggio "trasparente" della Curia era un normale avvicendamento di sacerdoti, ma non vi furono dubbi per nessuno: rievocare quel conflitto è molto importante, perché esso proietta molta luce sul significato della predicazione e dell'impegno di Andrea in quegli anni, sulla coerenza comunicativa con cui egli vive le sue scelte di campo "con" gli emarginati e sulle contraddizioni che questa scelta apre nella chiesa locale. La predicazione di Andrea irritava una parte di fedeli e preoccupava i teologi della Curia, a cominciare dallo stesso Cardinale perché, si diceva, i suoi contenuti "non erano religiosi ma politici, non cristiani ma comunisti".

L'episodio che scatena il provvedimento di espulsione è un incidente verificatosi nel corso di una predica domenicale. Nel quartiere era stata scoperta una fumeria di hashish e l'episodio aveva suscitato indignazione nell'alta borghesia del quartiere: Andrea, prendendo spunto dal fatto, ricordò nella propria predica che rimanevano diffuse altre droghe, per esempio quelle del linguaggio, grazie alle quali un ragazzo può diventare "inadatto agli studi" se figlio di povera gente, oppure un bombardamento di popolazioni inermi può diventare "azione a difesa della libertà".

Si disse che Andrea era oramai sfacciatamente comunista e le accuse si moltiplicarono affermando di aver passato ogni limite: la Curia decide per il suo allontanamento dal Carmine. Nel 1970, il cardinale Siri lo trasferisce nuovamente a Capraia. Questo provvedimento provoca nella parrocchia e nella città un vigoroso movimento di protesta ma, la Curia, non torna indietro e il "prete scomodo" deve obbedire: rinuncia al posto offertogli all'isola di Capraia che lo avrebbe totalmente e definitivamente isolato.

Qualche tempo dopo, viene accolto dal parroco di S. Benedetto, Don Federico Rebora, ed insieme ad un piccolo gruppo nasce la comunità di base, la Comunità di S. Benedetto al Porto: è il 1975. Nelle parole dello stesso Don Gallo: "Nel 1965 termina il concilio, la primavera della Chiesa, e poi tutti i movimenti dal maggio francese, il movimento studentesco, le lotte operaie...il primo luglio del 1970 i superiori pensano di nominarmi arciprete dell'isola di Capraia, io mi dichiaro indegno e rimaniamo. cominciamo a camminare... finalmente un parroco cristiano Don Federico Rebora ci accoglie, gia pronti allora a vedere che un'altro mondo è possibile".

"Io ti accolgo come sei. al centro c'è la persona. Si è prima di tutto persona, prima di essere maschio, femmina omosessuale, straniero è persona, c'è un soggetto di autonomia" Don Gallo è stato uno dei più grandi amici di Fabrizio De André.

Don Alessandro Santoro
 Essere prete è come essere un pane spezzato. Io non lavoro per la Ditta, quella che altri chiamano Chiesa, io lavoro per il Regno dei Cieli

"Questa terra era destinata a diventare vasca di esondazione dell'Arno in caso di alluvione. In questo fazzoletto di terra dove non si poteva costruire niente che era ed è a tuttoggi a rischio idrogeologico sono stati costruiti con un piano di edilizia popolare circa tremila appartamenti...Quando sono arrivato qui nel 1994 ho scelto di vivere questo quartiere ventiquattrore su ventiquattro girando per strada e questa immersione totale per capire le dinamiche di quello che si muoveva in queste quartiere. Alla fine dei sei mesi ho colto che quello che si avvertiva di più era un meccanismo di rassegnazione e di delega rispetto all'esistente. Abbiamo cominciato subito a costruire laboratori che non fossero tanto per chi viveva alle Piagge ma con le persone che vivevano in questo quartiere perchè le persone potessero riappropriarsi della possibilità di costruire la propria realtà".

Don Alessandro Santoro, ha fondato la Comunità Le Piagge, molte le iniziative portate avanti della comunità. Il Fondo etico e sociale, un progetto di microcredito di prossimità: un'occasione per decidere in prima persona cosa fare dei propri soldi. I prestiti vengono concessi a favore di persone residenti o domiciliate alle Piagge con impellenti necessità o scadenze (prestito di mutuo soccorso), ad aziende che operano nel quartiere e a progetti che favoriscano la nascita di nuove attività economiche e di sviluppo sostenibile nel territorio delle Piagge. Un'altra iniziativa è la pubblicazione del periodico l'Altracittà - giornale della periferia. Il giornale è concepito come Laboratorio Sperimentale di Informazione, aperto a chiunque voglia prendere parte a un modo diverso di scegliere e trattare le notizie, fuori dall'agenda dei mass media tradizionali, in una tensione tra i fatti, le notizie e le storie del quartiere delle Piagge. Un altro progetto è l'Isola del riciclaggio: il riciclo voluto da Don Alessandro è anche un'etica, una filosofia di vita contro gli sprechi della nostra vita consumistica.

Don Alessandro nel settembre del 2007 ha indetto una protesta clamorosa: uno sciopero della fame, contro l'ordinanza sui lavavetri di Palazzo Vecchio.


La casa della Carità di Milano
Milano alla periferia nord-est è nata la Casa della Carità, voluta dal Cardinale Martini è stata affidata a Don Virginio Colmegna da sempre impegnato nel sociale. Accoglienza ma non solo, perché qui nascono progetti di lavoro , d'inserimento e di lavoro, proposte concrete. La Casa della Carità nasce nel maggio 2002, quando il Card. Martini, in partenza ormai da Milano, sulla scorta del suo insegnamento e desideroso di lasciare a Milano un luogo in cui la città possa esprimere attenzione agli ultimi, fonda la Fondazione Casa della Carità, per la cui realizzazione ha devoluto una parte dell'eredità lasciata dall'imprenditore milanese Angelo Abriani: per questo motivo la fondazione, il cui presidente è don Virginio Colmegna, porta il suo nome. Don Virginio viene ora criticato, ora conteso da destra e da sinistra: « Il nostro problema non destra sinistra o centro, ma essere legati profondamente a una cultura di solidarietà, di umanità, di vicinanza con le fasce più deboli'c?è bisogno di molta concretezza, di piccoli segni, non abbiamo più bisogno dei sogni più o meno ideologici del cambiamento della società futura, abbiamo bisogno di intravederla già oggi nei piccoli segni, nelle speranze o nelle piccole quotidianità.»

La Casa della carità accoglie le persone in difficoltà. Uomini e donne, italiani e stranieri, giovani e anziani, famiglie con bambini. Chiunque viva situazioni di fragilità, disagio sociale ed emarginazione viene fatto entrare, 365 giorni all'anno, 24 ore su 24.

Padre Giorgio Poletti
Missionario comboniano dopo molti anni d'Africa ora porta avanti la sua missione a Castel Volturno in provincia di Caserta, tra i tanti immigrati presenti nella zona e si batte al loro fiancio per dare diritti e libertà. Nel 2004 è stato promotore della campagna dei "permessi di soggiorno in nome di Dio", nata dalla mobilitazione per circa 1000 immigrati della provincia di Caserta, la maggior parte richiedenti asilo, che è stata assurta a simbolo della lotta di tutti i clandestini contro le norme restrittive della Bossi-Fini.  Vi sono state diverse forme di mobilitazione: la prima con incatenamento dei padri comboniani davanti alle questure di molte città italiane, la seconda con il rilascio in piazza dei permessi di soggiorno in nome di Dio.