Un personaggio controverso, amato e criticato. Secondo alcuni un genio del paranormale e dell'esoterismo, secondo altri un mistificatore. Egli però rifiutava di essere incluso in una qualsiasi di queste categorie. Gustavo Rol rimane di sicuro un mistero.


La vita
Gustavo Rol nasce a Torino, in una famiglia dell'alta borghesia, nel 1903. E' un bambino curioso ma introverso e solitario. Passa il suo tempo leggendo i libri della biblioteca paterna, dipinge, suona e scrive poesie: passioni che diverranno in seguito un mezzo per manifestare alcuni dei suoi esperimenti paranormali.

Nel 1922 si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza, ma una sottile malinconia lo distanzia dai suoi coetanei e dalla gente. L'anno seguente parte per il militare come alpino; tornato a Torino si sente profondamente cambiato: si è radicato in lui un desiderio di conoscenza, una grande sete di libertà e soprattutto un nuovo modo di vedere la vita. Così, per circa dieci anni, decide di girare l'Europa iniziando a lavorare per diverse banche. A Marsiglia penetra nella sua vita quotidiana quel desiderio di scoperta che dominerà per tutta la sua esistenza. Ma il suo bisogno di introspezione lo porta, almeno inizialmente, a sfiorare la disperazione e la follia. 

Le carte
Un giorno, passando davanti ad un negozio, viene incuriosito da un mazzo di carte ed inizia per gioco un lunghissimo studio sul rapporto che lega il suo cervello con le sorgenti del caso e della materia. Piano piano il gioco di sentire e scoprire i semi delle carte diventa un'ossessione e l'istinto lo porta ad una grande rivelazione:

?Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore . La potenza mi fa paura.?

La scoperta di questa misteriosa legge che gli fa scoprire di avere dei poteri straordinari, lo entusiasma ma allo stesso tempo lo destabilizza: ?Non ho pace, mi sento un santo ed un criminale allo stesso tempo. Mi sento immensamente solo ed infelice. Sono un pazzo infelice, non sono un uomo, sono un'ombra. ?

Così Rol inizia a studiare le tradizioni della mistica e della teologia di tutte le religioni e si immerge in un cammino di profonda ricerca esoterica. E' soprattutto attraverso la pittura che Rol manifesta la sua comprensione delle leggi della materia. Molti racconteranno di aver visto i suoi quadri animarsi e trasformarsi. Come il giornalista e scrittore Nico Orengo che ci confida: ?Mi colpì subito un quadro di Rol che raffigurava una casa con un grande muro, lungo quasi tutto il quadro ed un vecchio sulla sinistra all'inizio di questo muro. Quella serata finì con un piccolo trauma perché il vecchio, dipinto sul quadro, aveva compiuto tutto il tragitto della tela!?

All'inizio degli anni '30 Rol smette di lavorare in banca e decide di dedicarsi al commercio di oggetti antichi. Si impegna in campo civile, artistico, umanitario e scientifico. Viene a contatto con grandissimi personaggi quali Einestein, Picasso, D'annunzio, De Gaulle, Mussolini, Hitler, Pio XII.

Dopo l'8 settembre 1943 Rol metterà in gioco i suoi poteri per salvare molte persone condannate alla fucilazione dai nazi-fascisti. Sembra infatti che Rol, tramite le sue potenzialità telecinetiche che tanto stupivano i generali tedeschi, sia riuscito ad ottenere la vita di alcuni partigiani in cambio di piccoli esperimenti richiesti da questi ultimi.
A guerra finita, acquista a Torino, in Via Silvio Pellico, un bell'alloggio: la sua casa, nel corso del secolo, diventerà la meta privilegiata di tanti personaggi famosi. Persino John Kennedy, nel suo unico viaggio in Italia da Presidente, si reca appositamente a Torino per incontrarlo.

Frequentano la sua casa anche 'altri grandi' come Giovanni Agnelli, Vittorio Valletta, Cesare Romiti, Federico Fellini, Marcello Mastroianni, Nino Rota, Franco Zeffirelli, Valentina Cortese, Vittorio Gassman. Inoltre scriveranno di lui, nel corso degli anni, Pitigrilli, Dino Buzzati, Enzo Biagi, Guido Cernetti e molti altri.

Gli esperimenti
Gustavo Adolfo Rol è stato considerato il più grande "sensitivo" del XX secolo. Eppure il termine non è sufficiente a darne una definizione esaustiva.
Il ruolo di Gustavo Rol è stato quello di mostrare l'esistenza di "possibilità" (come lui chiamava questi "poteri" ) che possono essere conseguite da ogni essere umano e di confermare la presenza di Dio fuori e dentro l'uomo.

Oltre a una vasta antologia di prodigi spontanei, ha codificato una originale serie di esperimenti che si situano nel confine metafisico dove convergono scienza e religione. Il suo strumento prefrito sono le carte da gioco, il che ha fatto insinuare ad alcuni che facesse della prestidigitazione. Tuttavia queste carte, che nella maggior parte dei casi, così come raccontano, non erano da lui nemmeno toccate, costituivano solo il primo e più semplice gradino cui accedevano i neofiti durante le cosiddette "serate" di esperimenti, oppure erano un mezzo divertente e dinamico per scaldare l'ambiente.

In generale, le possibilità di Rol spaziavano dalla visione a distanza (lettura di libri chiusi, visione di cose che si trovano in un altro luogo) ai viaggi nel tempo (con escursioni nel passato e nel futuro), dalla veggenza selettiva (osservazione dell'aura energetica che circonda il corpo umano) all'endoscopia (la visione dell'interno del corpo umano).

Coloro che lo hanno conosciuto, raccontano che era in grado di agire dinamicamente sulla materia, ovvero spostare a distanza oggetti di qualsiasi genere (telecinesi ), o materializzarli e smaterializzarli ( apporti / asporti ). Sapeva prevedere gli eventi futuri (chiaroveggenza ), leggeva nel pensiero (telepatia), era in grado di guarire persone ammalate anche molto distanti (tra i sistemi usati anche quello della pranoterapia) o trovarsi in due luoghi differenti nello stesso momento (bilocazione ). Poteva attraversare superfici solide o far attraversare superfici solide a qualsiasi oggetto, così come poteva estendere o ridurre il corpo fisico a piacimento.

Durante i suoi esperimenti potevano verificarsi epifanie di spiriti, che contribuivano alla dinamica degli esperimenti. Questi spiriti non erano però quelli dei defunti, anche perché Rol sosteneva fermamente che i defunti non fossero tra noi, ma erano i residui psichici lasciati da questi al momento della morte. Infatti, così come viene lasciato un residuo organico alla morte del corpo, viene anche lasciato un residuo psichico. Questo residuo è stato chiamato da Rol "spirito intelligente".

Rol produceva altri due tipi di fenomeni particolari, e cioé la proiezione a distanza di figure o scritte (soprattutto a grafite) su ogni genere di superficie e la pittura a distanza (che potremmo chiamare telepittura) - dove pennelli e spatole si libravano per aria da soli e dipingevano in pochi minuti quadri di pregevole fattura con l'aiuto, secondo lo stesso Rol, dello "spirito intelligente" di un pittore scomparso (Ravier, Picasso, Goya, etc.).

«È così che ho sperato che fosse proprio la Scienza ad aiutarmi a riconoscere e codificare queste mie sensazioni che sono certo ogni uomo possiede, e sarà la Scienza stessa a rivelare queste facoltà e promuoverle in tutti gli uomini...».

Alcuni interventi di Rol
Gustavo Rol rispose così al giornalista Renzo Allegri, autore della prima monografia su di lui, all'epoca di un'inchiesta sul paranormale (1977) svolta per il settimanale 'Gente':

«Ma è sicuro che io sia importante per la sua inchiesta' Io sono una persona qualsiasi. Non ho niente a che vedere con i medium, i guaritori, gli spiritisti che lei intervista. Quello è un mondo lontano dalla mia mentalità. I miei modesti esperimenti fanno parte della scienza. Sono cose che in un futuro tutti gli uomini potranno realizzare».

In una lettera inviata al quotidiano La Stampa di Torino e pubblicata il 3 settembre 1978, Rol scrisse: «Ho sempre protestato di non essere un sensitivo, un veggente, medium, taumaturgo o altro del genere. È tutto un mondo, quello della Parapsicologia, al quale non appartengo anche se vi ho incontrato persone veramente degne ed animate da intenzioni nobilissime. Troppo si scrive su di me e molti che l'hanno fatto possono dire che mi sono lamentato che si pubblichi una vasta gamma di fenomeni e mai ciò che esprimo nel tentativo di dare una spiegazione a queste cose indagando su come e perché si producono certi meravigliosi eventi».

Ed ancora, in un'intervista di Remo Lugli, Rol rispose:
«Non credo di essere un medium nel senso letterale della parola e neppure un sensitivo. Forse posseggo doti di una intuizione profonda ed istintiva, e di questo mi sono accorto fin da quando ero ragazzo».

Così hanno parlato di lui
In molti hanno parlato di lui, tra giornalisti, registi ed uomini di Stato.

Il primo libro su Gustavo Rol è Gusto per il Mistero, Sonzogno, anno 1954, dello scrittore Dino Segre, in arte Pitigrilli che racconta alcuni degli esperimenti a cui ha assistito, tra cui:
«Intanto avevo promesso ad amici romani di presentare loro il dottor Rol. La prima reazione di questo stranissimo uomo è rispondere: "No". Ma poi, per non dispiacere a un amico, rettifica la sua decisione: "Che però non mi chiedano esperimenti!". [...]
"Dottor Rol, ci spieghi di che si tratta", "Che cosa volete che vi spieghi' Mandate a comperare alcuni mazzi di carte". E poi Rol dice ad uno di loro: "Lei si metta in tasca un mazzo; quello che crede. Si abbottoni la tasca. Apra l'altro, scelga una carta qualunque. La guardi. E ora, col suo lapis o con la sua penna, disegni nell'aria una parola, o la sua firma, o una cifra. Sulla carta ancora chiusa nel pacco, abbottonata nella tasca, e corrispondente a quella che ha scelto, troverà la parola che lei ha scritto nell'aria con la sua penna o con il suo lapis". La persona che si presta scieglie una carta, il quattro di fiori, per esempio, disegna nell'aria una firma; apre il pacco; cerca il quattro di fiori; la firma, eseguita con quel lapis, attraversa la carta».

Anche Dino Buzzati conosceva bene Rol, tanto da pubblicare nel suo libro I misteri d'Italia (1978) diversi episodi e aneddoti su questo personaggio. Nelle sue pagine si legge: «Colpisce in Rol, che a sessantadue anni ne dimostra almeno dieci di meno, una vitalità straordinaria, e gioiosa. Insisto sulla serenità e l'allegrezza che ne emanano. Qualcosa di benefico si irraggia sugli altri. È questa la caratteristica immancabile, almeno secondo la mia esperienza dei rari uomini arrivati, col superamento di se stessi, a un alto livello spirituale, e di conseguenza all'autentica bontà

Il noto giornalista e scrittore italiano ha scritto di Rol in diverse occasioni anche sul Corriere della Sera. Il 2 agosto 1964, in un articolo intitolato L'albergo salvato dal mago, ci racconta una storia legata all'Hotel du Cap, ad Antibes in Costa Azzurra, dove Rol era ospite:
«Monsieur André mi fece entrare nel suo studio degno di un vecchio ammiraglio. Ecco gli album coi ricordi dell'Hotel du Cap. Le facce e i nomi più famosi d'Europa. Sfogliando, a un certo punto André Sella fermò il dito sul volto di un bellissimo uomo nel fiore della vita. "Giorgio Cini - disse -. Si ricorda' Settembre 1949... E questo qui è il dottor Rol, il mago di Torino, lei ne avrà sentito parlare". "Infatti". "A lui devo la vita. Giorgio Cini era qui all'albergo con Merle Oberon, sua fidanzata, doveva partire il giorno dopo per Venezia. Ma la sera, a pranzo, Rol mi toccò un braccio e mi disse: 'Quel Cini ha la morte molto vicina'. Niente di più; ma io sapevo chi fosse il dottor Rol. Ho avuto paura. Ho trovato un pretesto per non partire... La mattina dopo ho accompagnato Cini all'aeroporto di Nizza. Lo aspettava il pilota personale. Decollaggio perfetto. Mentre mi avviavo all'uscita seguivo l'aereo con gli occhi, così, per istinto. E pochi istanti dopo non vedo staccarsi netta un'ala e l'apparecchio venire giù a piombo' Quando sono arrivato sul posto, era un orrore, nessuno lo avrebbe potuto riconoscere. Poi le scene, lei può immaginare, Merle Oberon come pazza. E io salvo"». 

Tra i registi amici di Rol, c'è Federico Fellini. Nel suo libro Fare un film, (1983), ne dà questo ritratto:
«Ciò che fa Rol è talmente meraviglioso che diventa normale; insomma, c'è un limite allo stupore. Infatti le cose che fa, lui le chiama 'giochi', nel momento in cui le vedi per tua fortuna non ti stupiscono, nel ricordo assumono una dimensione sconvolgente. Com'è Rol' A chi assomiglia' Che aspetto ha' È un po' arduo descriverlo. Ho visto un signore dai modi cortesi, l'eleganza sobria, potrebbe essere un preside di ginnasio di provincia, di quelli che qualche volta sanno anche scherzare con gli allievi e fingono piacevolmente ad interessarsi ad argomenti quasi frivoli. 'I suoi occhi, gli occhi di Rol non si possono guardare a lungo. Son occhi fermi e luminosi, gli occhi di una creatura che viene da un altro pianeta, gli occhi di un personaggio di un bel film di fantascienza. Quando si fanno 'giochi' come i suoi, la tentazione dell'orgoglio, di una certa misteriosa onnipotenza, deve essere fortissima. Eppure Rol sa respingerla, si ridimensiona quotidianamente in una misura umana accettabile. Forse perché ha fede e crede in Dio».

Remo Lugli, autore di Gustavo Rol. Una vita di prodigi, edizioni Mediterranee, è stato testimone di molti incontri e dà una dettagliata descrizione della 'tipica serata da esperimenti':
«Le serate si dividevano di solito in due parti: prima una chiacchierata, poi gli esperimenti. Si discorreva almeno per un'ora; ed era soprattutto Rol che impostava la conversazione affrontando un tema o filosofico o di attualità. Oppure ricordava gli anni della gioventù... (...) Ma c'erano anche serate in cui gli piaceva scherzare, dimenticava i discorsi seri e si metteva a raccontare barzellette. E sapeva essere molto divertente. Verso le 23 finiva la prima parte della serata. Rol proponeva di lasciare le poltrone e si passava al tavolo, che era sempre coperto da un panno verde, il suo colore preferito, quello che gli aveva dato ispirazione nei suoi primi esperimenti. (...) L'atmosfera, diciamo paranormale, si scaldava con le carte. Davanti a lui erano allineati non meno di otto mazzi da poker, ognuno con il dorso di colore e disegno diverso, quasi sempre nuovissimi perché l'intenso uso li deteriorava facilmente, oppure erano da conservare perché diventati "testimoni" di un particolare esperimento con una o più scritture apparse tra i semi senza il diretto intervento suo. Poteva capitare che, di fronte a un mazzo ancora avvolto nel cellophan, avesse l'estro di far partire la serata proprio da quello: stabilita una carta, sulla omologa racchiusa faceva comparire un proprio segno di matita lasciando l'involucro intatto e senza toccarlo. (...) I mazzi li maneggiava poco, li faceva sempre mescolare e alzare ai presenti. (...) Gli esperimenti di Rol con le carte da gioco - erano esperimenti e non «giochi», questo bisognava ben rammentarlo - venivano fatti a volte in sequenza rapida come una esplosione pirotecnica. Bellissimi, eleganti, a vederli si restava stupiti ma al tempo stesso con la sensazione che fosse una cosa naturale, facile. Ad esempio: faceva mescolare sette mazzi di carte e da un ottavo mazzo faceva scegliere una carta, poniamo il sette di picche. Passava una mano sul dorso dei sette mazzi allineati e poi scopriva di ognuno la prima carta: erano tutte sette di picche! Oppure: posava sul tavolo un mazzo aperto a ventaglio con il dorso in alto e il suo indice gli scorreva sopra, ad arco, come una lancetta d'orologio. "Datemi l'alt" diceva. Allo stop, il dito si abbassava sulla carta sottostante che veniva estratta. Era, poniamo, il tre di fiori. Davanti a lui erano allineati sette mazzi tutti preventivamente mischiati, tutti con le figure coperte. Ne prendeva uno e con un gesto rapido lo lanciava sul piano del tavolo in modo che le carte si distendessero allineate lungo una retta. Risultavano tutte col dorso, eccetto una che presentava la figura: ed era il tre di fiori. Non si erano ancora spente le esclamazioni di meraviglia dei presenti, che Rol lanciava ad uno ad uno gli altri sei mazzi e tutte le file si allineavano mettendo in mostra ognuna una carta girata: il tre di fiori.»

Il primo libro dedicato esclusivamente a Gustavo Rol, e l'unico uscito quando era in vita, è quello del giornalista Renzo Allegri, Rol l'incredibile (poi Rol il mistero), Musumeci editore, del 1986. Eccone alcuni stralci: «Un giorno invitai a casa mia Rol per fargli vedere un quadro che avevo appena acquistato. So che non ama certa pittura contemporanea, ma, poiché è un grande intenditore d'arte tenevo molto al suo giudizio. Accompagnandolo in salotto gli dissi: Ecco il quadro. "Non mi piace" disse subito Rol e aggiunse: "Te lo scarabocchio". Estrasse la sua famosa matita e la puntò contro il quadro tracciando dei segni nell'aria. Per carità non farlo, gridai io. Mi è costato un sacco di soldi. Corsi verso il quadro per vedere se Rol me lo avesse rovinato, ma non notai nessun segno. Meno male che non hai combinato disastri, esclamai sollevato. "Prova a togliere quel quadro", disse ancora."Lo tolsi e sul muro c'era un vasto scarabocchio a matita. Rol aveva risparmiato il mio quadro; ma aveva manifestato il suo dissenso scrivendo sul muro sotto il quadro».

Il prof. Diego de Castro, ex-direttore dell'Istituto di Statistica dell'Università di Torino in un articolo su La Stampa del 20 agosto 1978: «Rol, in piena luce, verso le 13, fece questo esperimento in casa di mio suocero dove era stato invitato a colazione. Non a casa sua. Preso da me, a caso, un libro tra una trentina di volumi ugualmente rilegati: scelte da me tre carte da un mazzo ch'era in casa, per determinare il numero della pagina, mi fece mettere il libro sul petto e intonare una specie di nenia (oh, oh, oh) per alcuni secondi. Non toccò mai il libro che risultò poi essere di Victor Hugo. Disse in francese (traduco): "I valentinesi dormivano con i loro orsi". Il primo verso della pagina scelta con le carte diceva: "I valentinesi dormenti con i loro orsi". Il libro non era mai uscito dalle mie mani, la sua scelta e la scelta della pagina erano casuali: ignoravo che libro fosse. Trucco' Chiedo la spiegazione, anche perché ripetemmo l'esperimento con un libro tedesco e uno italiano con gli stessi risultati».

Il noto scrittore cattolico Vittorio Messori sullo speciale Sette del Corriere della Sera, dell'ottobre 1994, racconta: «Si conversava, un giorno nel grande salone stile Impero, in attesa di trasferirci nell'ambiente attiguo per gli "esperimenti". Si venne a parlare di quel Cottolengo dove Rol (mi dicono) era una presenza abituale e benefica e che, come si sa, non vive che di ciò che, giorno per giorno offre la Provvidenza. Sapevo bene che non aveva mai voluto approfittare per sé delle sue capacità inspiegabili. Ma per qual motivo non per gli altri' "Dottor Rol", gli chiesi dunque, "perché, con questa sua possibilità, mille volte provata, di 'prevedere' ciò che uscirà da un mazzo di carte o da una roulette, non sbanca un casinò? Perché non sottrarre qualche miliardo a quegli speculatori per dirottarli verso chi ne ha bisogno'". Sorrise e lasciò cadere la domanda. Poco dopo, ci sedemmo attorno al gran tavolo antico. Lui era a un capo, io a un altro, a notevole distanza uno dall'altro. La luce nell'ambiente era piena: non era ancora del tutto buio e i lampadari di cristallo erano accesi. Dopo qualche incredibile quanto consueto - per lui - "esperimento" con le carte, mi si rivolse all'improvviso: "Caro amico, voglio rispondere alla sua domanda. Si alzi, nel cassetto di quel tavolino troverà una risma di fogli bianchi. Ne prenda alcuni, li esamini uno ad uno, ne controlli la filigrana in controluce. Poi li ripieghi in quattro e li infili nella tasca interna della sua giacca. E chiuda bene il bottone!". Eseguii, ritornai al mio posto. Rol non si era mosso dal suo, non ci si era sfiorati. Per un attimo piegò la testa all'indietro, "scrisse" nell'aria con una sua matita - famosa tra i suoi frequentatori - rivestita di bambù. Subito dopo mi disse di estrarre dalla giacca i fogli bianchi che avevo controllato a uno a uno e che io solo avevo toccato. Sul foglio più interno stava scritta, a matita, la risposta alla mia domanda: "Sarebbe una beneficienza fatta senza sacrificio, quindi non avrebbe valore alcuno (qui, una parola indecifrabile, n.d.r.) dello spirito di Rol". Volle che gli consegnassi il foglio: con la stessa matita (anche se in carattere più marcato) e con la stessa calligrafia - era inconfondibilmente sua quella "apparsa" di colpo nella mia tasca, quasi che la grafite si fosse depositata venendo dall'aria - scrisse: "Proprietà del dottor Vittorio Messori, 11 aprile 1989. R". Lo arrotolò e me lo consegnò "per ricordo"».

Sempre nel 1995 esce Rol oltre il prodigio, Gribaudo editore, di Maria Luisa Giordano, sua amica per diversi anni. Così racconta di quando, il giorno di Natale 1978 andò a trovarlo, in compagnia di sua mamma e della sorella di Rol, Maria: «Dopo aver conversato un po' mi chiese se volevo un cioccolatino, risposi di no, allora mi disse "Gradiresti due ciliegie'". Mi misi a ridere, non era la stagione. Rimasi però senza parole: dopo che Rol si era concentrato per un attimo solo, sul tavolino erano apparse due ciliege freschissime, anche buone. Nello stesso momento davanti a sua sorella Maria erano comparse noci e nocciole. Fu poi chiamato al telefono da amici che erano in Costarica e che volevano fargli gli auguri, quando lo sentii dire "Mandatemi delle banane". All'improvviso sul tavolino davanti a mia madre comparvero due banane. Quando Rol terminò la telefonata e ritornò in salotto rimase stupito quanto noi, aveva un'espressione divertita».

A conclusione: sembra che la fisica dei quanti sia pronta ad addentrarsi in quel cono d'ombra che è sempre stato considerato provincia dell'irrazionale. E' forse da ricercare proprio in questa scienza di frontiera la spiegazione dei fenomeni che accompagnarono la vita di Rol' Lo spirito intelligente e la dimensione dei quanti hanno forse, attraverso il tempo ed i mondi che li separano, qualcosa da dirsi' Lo stesso Rol si è sempre definito un ricercatore, un indagatore dei campi del possibile. Sapeva di aver fatto delle scoperte ma avvertiva anche che, un giorno, le sue conoscenze e le sue facoltà sarebbero state alla portata di tutti. Gustavo Rol, ha sempre avuto l'intento, attraverso i suoi esperimenti, di portare le persone a riflettere sull'esistenza di altre dimensioni. Riportiamo le sue parole:

?Io con questo dimostro che esiste un nesso comune e costante tra tutte le cose avvenute, che avvengono e che avverranno. Tutte le cose si mantengono indipendenti e nello stesso tempo dipendenti. L'impossibile sulla terra non esiste.?