Il 1977. Il 1977 in Italia è un anno duro, violento, un anno di rivolta, di attentati e di morti, che si chiude con oltre 2.000 attentati terroristici, 32 persone gambizzate ed una dozzina di morti.  'Bollettini di guerra' vengono diffusi dai mezzi di comunicazione e parlano quotidianamente di esplosioni, attentati con bombe molotov e violenti scontri di piazza. 


Roma è una città difficile e pericolosa, molto diversa dalla città che conosciamo oggi. L'estate del '77, tuttavia, porta con sé una novità piacevole, una risposta gioiosa e creativa al terrorismo e alla paura diffusa nel Paese: nasce l'Estate Romana. L'idea viene pensata, progettata e realizzata da Renato Nicolini, Assessore alla Cultura tra il 1976 ed il 1985 della giunta di Giulio Carlo Argan. Con la manifestazione Nicolini vuole lanciare una sorta di tregua che, di fatto, costringa i movimenti di destra e sinistra a misurarsi con il cambiamento dei tempi.


L'evento cambia il volto estivo della capitale, segnando l'inizio di una nuova tendenza che da allora ha 'fatto scuola' in tutta Europa. La cultura esce dai luoghi tradizionali come i musei e i teatri e si diffonde nelle piazze. Durante il periodo estivo Roma riscopre finalmente se stessa proprio grazie all'opera di Renato Nicolini, che cerca di spezzare la spirale di diffidenza e di paura venutasi a crearsi durante gli anni di piombo: la città diviene un grande "testo narrativo" e tutti si rendono conto del significato innovativo che apporta la manifestazione, anche dal punto di vista politico.
Ma nel moltiplicarsi delle iniziative c'è anche chi ci vede l'inizio della cosiddetta 'stagione dell'effimero'.

L'Estate Romana: 'stagione dell'effimero' o 'meraviglioso urbano'?
La stagione della divulgazione culturale di massa dà vita ad un dibattito che si sviluppa proprio intorno alla categoria dell'effimero, in cui i critici dell'íniziativa accusano gli enti locali di occuparsi di questioni inessenziali quali il cinema o l'arte tralasciando i ben più importanti interventi strutturali di cui Roma necessiterebbe: interventi pubblici che non si limitino alla creazione di eventi transitori, spettacolari e demagogici, ma operino per il miglioramento delle infrastrutture cittadine.

In un'intervista del 2001, Walter Veltroni racconta a La Storia Siamo Noi: 'Ora tutto sembra normale, ci sembra normale che succedano cose meravigliose a Roma: gli eventi, le migliaia di persone per la strada, le notti bianche'eppure noi veniamo da una città nella quale non esisteva la politica culturale, in cui per decenni questa veniva messa insieme all'economato o legata all'attività della tradizione romana'.

Anche Renato Nicolini, l'ideatore dell'Estate Romana, ricorda che: 'La vita culturale dei cittadini, soprattutto d'estate, era molto scarsa, era una vita culturale divisa per fasce: gli appassionati di lirica andavano all'opera, gli appassionati di musica andavano a sentire concerti, e poi c'era un'altra vita, sotterranea, che si svolgeva nelle cantine o nei cineclub. Per questo l'idea dell'Estate Romana è nata come volontà da parte nostra di colpire l'immaginazione dei cittadini'.

Sempre Nicolini racconta che Enzo Fiorenza, allora presidente dell'AIACE (Associazione Italiana Amici del Cinema d'Essai) e più tardi ideatore e presidente della Cooperativa, ebbe l'idea di installare un grande schermo a Caracalla per la creazione della manifestazione. In seguito si decise invece che il luogo dell'evento sarebbe stato la basilica di Massenzio.

Il 25 agosto del 1977 si inaugura la stagione dell'Estate Romana con la proiezione del film Senso di Luchino Visconti, fornito dalla Cineteca Nazionale; l'ingresso è gratuito. Per il giorno successivo è prevista, invece, la prima proiezione a pagamento e più di 4.000 persone assistono al secondo film della saga de Il Pianeta delle Scimmie.
Così dal quel 25 agosto 1977, fino al settembre dell'81, d'estate si sperimenterà a Roma l'esperienza dello 'stare insieme rilassati'e la riconquista di un nuovo modo di accedere alla cultura.
"Massenzio", infatti, da luogo archeologico straordinario, diviene anche luogo di condivisione culturale e politica. L'evento ha lo scopo di infondere un'identità positiva a Roma e di ridare orgoglio ai suoi cittadini, i quali hanno bisogno di riscoprire momenti di socialità, di benessere e relax. In una puntata del Tg2 Ribalta del 1978, Nicolini afferma: 'La nostra intenzione è di fare un esperimento ed una proposta del cinema come spettacolo di massa nelle condizioni di oggi. Ciascuno ha vissuto la rassegna come ha voluto'.

Un gruppo di persone appartenenti a ceti diversi si ritrova a condividere il gusto di "vedere il cinema". Intorno all'arena cinematografica si costituisce così un clima interclassista e intergenerazionale.
Ma l'Estate Romana porta con sé un significato innovativo anche in termini politici: con la sua nascita infatti vengono a crearsi dei luoghi politicamente 'neutrali', rispetto alla militanza estremistica nella sinistra e nella destra, che contribuiscono a superare in parte la spirale di paura e disillusione che negli anni aveva sfavorito forme positive di aggregazione.
Renato Nicolini riesce, infatti, a creare una dimensione politica dell'"incontro": in qualche modo chi si riunisce a Massenzio per l'Estate Romana dibatte di politica ma non solo. L'atteggiamento benevolo e la partecipazione da parte del pubblico che frequenta la manifestazione si scontra con la cupa Roma degli anni '70, da qualcuno definita 'la nuova Beirut' per via della violenza del terrorismo.
Del resto, gli accadimenti del 1977 parlano chiaro: cortei, moti di Bologna, attentati terroristici. Eppure, l'Estate Romana di quell'anno riesce a catturare l'attenzione di migliaia di persone proprio perché entra nell'immaginario collettivo, soprattutto dei giovani, contrastando la tensione dovuta ai drammatici scontri politici e ideologici in atto.
In questo senso Nicolini lancia una 'tregua luminosa' e "Massenzio" diviene l'occasione grazie alla quale i Romani riscoprono la propria città.

Con la nascita e le iniziative dell'Estate Romana, da quell'anno in Italia prende piede anche la sperimentazione dei gruppi d'avanguardia e di quegli architetti che tentano strade alternative nella loro professione: inizia a rompersi l'isolamento e si avvia allo stesso tempo nel nostro Paese lo sviluppo della cosiddetta 'comunicazione di massa'.
L'allora Sindaco di Roma (1976-1979) Giulio Carlo Argan ha avuto il merito di creare intorno alla manifestazione di Massenzio una cornice istituzionale che può essere definita 'arte pubblica'. Egli infatti concepiva la cultura moderna come cultura della progettualità: gli artisti, gli architetti, gli operatori culturali dovevano, secondo Argan, partecipare a progetti culturali che avevessero in sé un rapporto con la dimensione sociale.

La creatività dei giovani degli anni '70 e Castel Porziano
Il 1977 può definirsi anche l'anno della rivoluzione delle tecniche di comunicazione. I giovani italiani fino ai primi anni '80 riusciranno a contrastare la tensione e la pesantezza causata dal terrorismo con la creatività, facendo diventare quest'ultima motore della trasformazione sociale, attraverso la sperimentazione di nuovi linguaggi.
Nascono Radio Alice a Bologna, Radio Città Futura a Roma e altre radio libere che, durante gli anni di piombo, contribuiranno ad un cambiamento delle forme e dei canali di comunicazione.
In questo scenario si situa il Festival di poesia di Castel Porziano del 1978, happening liberatorio, irripetibile e indimenticabile, organizzato dallo stesso Renato Nicolini.
Su un palco costruito sulle dune del litorale romano, creato appositamente per l'evento, si affacciano poeti internazionali e non, nomi dell'avanguardia e gente comune, tutti condividendo il bisogno di esprimere la propria poetica soggettività. Castel Porziano si consolida come uno dei simboli più forti dei primi anni dell'Estate Romana.
In 30.000 parteciparono al Festival di poesia. Secondo la scaletta, i big americani avrebbero dovuto esibirsi l'ultima serata dell'evento ma si creò una serie di problemi nella gestione del Festival a causa dell'affollamento di tutti quei giovani che, entusiasmati dalla 'quotidiana di poesia', pensavano che avrebbero potuto parteciparvi leggendo i loro versi. Fortunatamente, tra tanti tafferugli, il Festival si concluse con grande successo.

Negli anni di 'Massenzio' ci furono altre iniziative, come quella del 'Parco Centrale', che avevano l'intento di proporre un decentramento territoriale e culturale. Quella del Parco Centrale fu la manifestazione più 'teorica' degli anni dell'Estate Romana. L'idea consisteva nella realizzazione di 'quattro città' adibite allo spettacolo, fuori dalla cerchia delle mura aureliane.
Al quartiere Delle Vittorie si costituì la città del teatro; sull'Appia Antica venne istituita l'area del ballo; al Mattatoio si allestì la città del rock e a Villa Torlonia quella della Televisione. Ogni giorno una troupe televisiva aveva il compito di riprendere ciò che accadeva nei primi tre spazi e trasmettere le riprese, il giorno seguente, proprio nell'area adibita a Villa Torlonia.
La manifestazione del Parco Centrale non ebbe, però, la riuscita che gli organizzatori desideravano.

Il 1981 segna la fine della prima Estate Romana. Durante quegli anni la polemica sul cosiddetto 'effimero' creato da Nicolini fece nascere diverse critiche in vari settori artistici e culturali. Come lo stesso Nicolini afferma, non era di 'effimero' però che bisognava parlare quanto piuttosto di 'meraviglioso urbano'. Da allora, per diversi anni, lo scontro ha visto contrapposti la sfida di Nicolini, sbilanciata proprio su quel 'meraviglioso urbano'in cui tanto credeva, e quanti invece richiamavano la tradizione e il 'permanente' a scapito dell'effimero.