Linea d’ombra - L’affaire Moro

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Roma, 16 marzo 1978, ore 9.15: in via Mario Fani viene rapito il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. Quattro dei cinque uomini della scorta sono uccisi subito a colpi di mitra da un commando di terroristi: il quinto morirà poco dopo in ospedale. 9 maggio, ore 13: in seguito ad una telefonata anonima giunta alla polizia, in via Caetani, a metà strada tra le sedi della Dc e del Pci, viene ritrovata una Renault di colore rosso, nel cui bagagliaio è disteso il corpo esanime di Aldo Moro. Il ruolo della Democrazia Cristiana, le ragioni della cosiddetta “linea della fermezza” sposata da quasi tutti i partiti, gli ostacoli ad una politica alternativa nella gestione del “caso Moro”, sono tutte questioni ancora aperte. Il sospetto di un complotto continua a pesare su questa vicenda: le lettere di Moro, che mettono sotto accusa la Democrazia Cristiana e i suoi dirigenti, gettano ombre pesanti su questo partito. La vicenda Moro coincide anche con una svolta nel rapporto tra società, partiti e istituzioni. Indagini, processi e polemiche dunque tengono vivo l’ “affaire Moro” per moltissimi anni, fino ai nostri giorni.