L`esilio del Dalai Lama - Tenzin Gyatso accolto da Nehru

 L`esilio del Dalai Lama - Tenzin Gyatso accolto da Nehru

 

Lhasa, 17 marzo 1959. Il ventitreenne Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, a seguito del fallimento della rivolta contro la repubblica Popolare cinese di Mao Tse Tung che ha assoggettato il Tibet, lascia il paese e prende la via dell'esilio. Dopo un viaggio di 17 giorni attraversando le montagne himalayane arriva in India, dove è accolto dal primo ministro Jawaharlal Nehru.
Queste immagini, un servizio all'interno del cinegiornale americano Universal del 1959, documentano l'arrivo in India del giovane capo spirituale, da molti creduto la reincarnazione del Buddha, e il loro commento, completamente immerso nel clima della guerra fredda, è teso a sottolineare la brutalità del regime cinese (sempre chiamati i 'rossi?), in quel momento avvertito dagli Stati Uniti come una grande minaccia.

I rapporti sino-statunitensi si trasformeranno nel corso degli anni, in particolare dopo la rottura tra Cina e Urss del 1960, fino alla decisiva visita di Richard Nixon a Pechino nel 1972. Ma quelli dell'esilio del Dalai Lama erano ancora i tempi dello scontro frontale tra America e Cina comunista, i tempi in cui il vicepresidente Richard Nixon sosteneva che la Cina è 'la principale causa di tutti i problemi attuali dell'asia. Se la Cina non fosse divenuta comunista non ci sarebbe stata una guerra in Corea né ci sarebbe alcun conflitto in Indocina?.

Ai tempi in cui Nehru accetta di accogliere sul suo territorio il governo tibetano in esilio (governo che a Dharamsala, in India, è rimasto sino ad oggi), Pechino accusa l'india di intromettersi nelle questioni interne cinesi e di appoggiare di fatto i movimenti indipendentisti tibetani. Le tensioni tra Cina e India crescono progressivamente fino a causare, nel 1962, una breve ma intensa guerra di confine tra i due Stati, le cui relazioni rimangono a lungo molto tese. Dagli anni Novanta le cose cambiano decisamente e i due giganti asiatici (che oggi rappresentano da soli il 40 per cento dell'intera popolazione mondiale e il cui tasso di crescita annuale è tra i più alti al mondo) sembrano aver intrapreso una solida collaborazione strategica sotto molti punti di vista, superando definitivamente le dispute territoriali.

Nel 2003 il governo indiano riconosce che la regione autonoma del Tibet è parte della Cina. In cambio, la Cina riconosce la regione del Sikkim come parte dell'india.
E mentre Bhaichung Bhutia, capitano della nazionale di calcio indiana, ha dichiarato che non porterà neppure per un metro la torcia olimpica di Pechino 2008, per protestare contro la repressione cinese in Tibet, il ministro degli Esteri indiano Pranab Mukherjee ha replicato lanciando un messaggio al leader spirituale del popolo tibetano: «Il Dalai Lama è un ospite di riguardo, ma durante la sua permanenza in India non deve fare attività politica né danneggiare i rapporti tra noi e la Cina». Contemporaneamente a Dharmasala, sede del governo tibetano in esilio, il capo della polizia ha bloccato la 'marcia di ritorno? verso il Tibet di alcuni contestatori che manifestavano contro la repressione cinese, spiegando che l'iniziativa 'viola l'intesa tra il governo e il Dalai Lama secondo la quale sul territorio dell'unione non si sarebbero svolte attività politiche contro la Cina?.
I rapporti tra le due potenze emergenti avranno un impatto decisivo negli equilibri mondiali post guerra fredda e, oggi, le diplomazie asiatiche sono al lavoro per consolidare tali rapporti.