Il 1 settembre 1950, all'alba della guerra fredda, il fisico nucleare Bruno Pontecorvo scompare improvvisamente. La sua fuga crea un vero e proprio terremoto politico: Pontecorvo è infatti uno scienziato noto a livello mondiale che lavora in un settore delicatissimo, quello delle ricerche nucleari. La storia della sua scomparsa è uno dei misteri più affascinanti legati alla bomba atomica.

Sulla vicenda sono rimasti aperti molti interrogativi, e se per alcuni si trattava di una spia che rivelò ai russi importanti segreti atomici, per altri si trattava di un comunista limpido, che scelse l'uRSS per mettere il suo cervello al servizio di scopi pacifici e progressisti.


La fuga
Nell'estate del 1950 Pontecorvo, rientrato dall'Inghilterra dove lavora ormai da due anni presso il Centro di Ricerche Nucleari di Harwell, si trova in vacanza con la sua famiglia al Circeo, una nota località balneare a sud di Roma. Il 1 settembre, però, dopo una breve sosta a Roma, Pontecorvo parte improvvisamente con sua moglie, Marianne Nordblom, e i loro tre figli per Stoccolma. Marianne è svedese, e il viaggio sembra essere per tutti, almeno inizialmente, l'ultima tappa delle vacanze estive prima di ritornare a Oxford.

Ma da questo momento si perde ogni traccia della famiglia Pontecorvo; nessuno, nemmeno i famigliari, sanno più nulla, almeno fino al 1955.
Il fratello, il noto regista Gillo Pontecorvo, ricorda che durante quell'estate si erano verificate delle piccole stranezze da parte di Bruno: «Per esempio in un garage qui vicino dove aveva portato la macchina ad accomodare era andato ben due volte a dire: 'Senta ma le ho detto che olio deve mettere'? Perché glielo diceva' Perché gli restasse nella testa, e si auto-convincesse quasi, che doveva fare un lungo viaggio verso Chamonix in Francia, di modo che se veniva la polizia sarebbe stato molto sciolto'».

Ma la polizia non lo fermerà e dopo essersi imbarcato per Stoccolma prende un treno (probabilmente passando per Helsinki) verso la Russia, destinazione Mosca e poi Dubna.

Chi è Bruno Pontecorvo'
Nel 1950 è già iniziata la guerra fredda: Mosca e Washington sono divise dalla cortina di ferro e il terreno di scontro è anche la supremazia atomica. In questo panorama storico-politico, la figura di Pontecorvo è importante in quanto egli non solo è uno scienziato nucleare, ma è anche tra i più bravi del mondo.

Bruno Pontecorvo nasce a Pisa il 22 agosto del 1913. Qui, dopo essersi diplomato al Liceo classico 'Galileo Galilei', si iscrive alla facoltà di Ingegneria. Nonostante gli ottimi risultati decide di cambiare facoltà: si reca quindi a Roma dove viene ammesso direttamente al terzo anno di Fisica.
La sua aspirazione è quella di dedicarsi alla ricerca sperimentale: dopo essersi laureato nel 1933, quindi, entra a far parte del gruppo di Enrico Fermi, ovvero di quel gruppo di fisici che tutto il mondo ormai conosce come 'i ragazzi di via Panisperna?, che annovera nomi quali Edoardo Amaldi, Franco Rasetti, Emilio Segrè, Oscar D'Agostino ed Ettore Majorana.

Nel 1934 Fermi e i suoi allievi scoprono le proprietà dei neutroni lenti: è da questa scoperta che si deve l'avvio alla realizzazione del primo reattore nucleare e di conseguenza della bomba atomica.
A spingere Fermi e i ragazzi di via Panisperna su tutte le pagine dei giornali non sono quindi solamente i meriti scientifici (Enrico Fermi riceverà il Premio Nobel per la fisica nel 1938) ma anche i loro legami con le scoperte legate all'atomica che, dalla metà degli anni '40, dà nuovi slanci alla fisica nucleare consacrandola come la scienza del futuro.

La giornalista Miriam Mafai spiega l'importanza internazionale degli scienziati in quegli anni: «Erano materiale di primissima importanza. Ricordiamo che quando finisce la guerra la prima cosa di cui si preoccupano i russi è di andare a prendere i fisici ancora sopravvissuti al disastro: li impacchettano e se li portano in Unione Sovietica. Dall'altra parte gli americani quando arrivano i Germania la prima cosa che fanno è di andare a cercare Von Braun, l'esperto in missili al servizio di Hitler: lo prendono, lo impacchettano e se lo portano in America».

Per sfuggire alle leggi razziali (le sue origini sono infatti ebraiche), grazie a una borsa di studio ottenuta dal Ministero della Pubblica Istruzione, nel 1936 Pontecorvo si reca all'Istituto del Radio di Parigi dove stringe rapporti di amicizia con molti scienziati e in particolar modo con il premio Nobel Joliot Curie. Durante questo periodo abbraccia l'ideologia marxista e comunista, pur non partecipando attivamente ad alcuna attività politica. E nel 1938 conosce la sua futura moglie, la giovane studentessa Marianne Nordblom.

Il periodo americano
Ma quando nel 1940 la Francia viene occupata dai tedeschi, Potecorvo è costretto a fuggire nuovamente: con la sua famiglia (Marianne ha già partorito il primogenito Gil) attraversa Spagna e Portogallo, per poi arrivare a New York dove riesce a rinnovare i vecchi legami con Fermi (anche lui emigrato) e altri fisici che stanno lavorando al 'Progetto Manhattan? per la costruzione della bomba atomica.

Nonostante il suo grande talento, Pontecorvo viene escluso dal progetto per le sue idee politiche. In questo periodo in America, infatti, essere comunista è forse la cosa più grave che un uomo possa fare.

È Gillo Pontecorvo a raccontare che tipo di comunista fosse suo fratello: «Pensava, e molti di noi lo pensavano (anche io sono stato comunista in quel periodo) che una società non divisa in classi potesse far nascere un uomo finalmente migliore, un uomo nuovo. Credeva un po' infantilmente all'Unione Sovietica; ricordo che a una certa ora alla radio si sentivano le campane del Cremlino e lui le ascoltava sempre perché per lui erano l'eco di un paese volto verso l'avvenire'».

Pontecorvo lavora quindi per una società petrolifera a Tulsa in Oklahoma, dove mette a punto una tecnica di introspezione dei pozzi petroliferi basata sul tracciamento dei neutroni, ovvero la prima applicazione pratica della scoperta delle proprietà dei neutroni lenti fatta a Roma con Fermi.
In seguito, dopo essere stato escluso dal 'Progetto Manhattan?, va a Montreal per occuparsi dello studio dei raggi cosmici e in particolare dei neutrini e del decadimento del muone.

Lo spionaggio russo e i primi guai per Pontecorvo 
A Montreal Pontecorvo entra in contatto con Igor Gouzenko: negli Stati Uniti la guerra delle spie è già iniziata e Gouzenko, ufficialmente un impiegato al consolato sovietico di Ottawa, in Canada, è in realtà un colonnello del KGB e più precisamente una spia che fra il 1943 e il '45 riesce a trafugare una grande quantità di segreti atomici (quasi mille pagine di informazioni) e due campioni di uranio arricchito 235 e 237, grazie alla fitta rete di informatori che dispone tra gli scienziati che lavorano al programma di ricerche nucleari anglo-canadesi.

Quando Gouzenko viene catturato dagli americani, Pontecorvo finisce nella lista degli indagati a causa dei suoi legami con un importante fisico arruolato dal colonnello russo, l'Inglese Alan Nunn May, la prima pedina di quella che diventerà la 'guerra fredda'.

Il periodo che va dal '41 al '46 è un periodo importantissimo per lo spionaggio russo: la guerra agli armamenti è iniziata e i sovietici sono in netto ritardo riguardo agli studi nucleari; per colmare il ritardo tecnologico e scientifico che li separa dall'America devono quindi ricorrere allo spionaggio, che diventa bel presto la loro specialità. Attraverso fitte reti di informatori in America e in in Europa i russi entrano a conoscenza di importanti segreti che gli permettono di ottimizzare i tempi e di colmare il gap con gli Usa nell'arco di pochissimi anni.

Di contro in America, di pari passo con il rafforzamento dell'apparato di spionaggio russo cresce l'ossessione per la sicurezza: i segreti atomici infatti sono considerati di importanza vitale per una nazione.

A fare le spese di questo iper-controllo è quindi anche Pontecorvo che però viene prosciolto perché sul suo conto non emerge assolutamente nulla. Quando Gouzenko si consegna alle autorità canadesi, infatti, consegna anche la lista dei suoi informatori nel Centro di ricerche nucleari e in questa lista il nome di Pontecorvo non compare, così come non ci sono nomi in codice a lui riconducibili.

Nuove accuse in Inghilterra
Il problema si ripresenta cinque anni dopo in Inghilterra dove Pontecorvo si è recato nel 1948 perché chiamato da John Cockcroft per partecipare al progetto della bomba atomica inglese. Qui nel Centro atomico di Harwell dove lavora Pontecorvo, viene arrestato il fisco tedesco Klaus Emil Jules Fuchs: anche lui, così come Nunn May, viene accusato di essere una spia sovietica e anche lui confessa. Il suo arresto è datato marzo 1950, sei mesi prima dunque della scomparsa di Pontecorvo.

Prima della sua presunta fuga i servizi segreti inglesi cercano di fare chiarezza sui rapporti tra Fuchs e Pontecorvo. Ancora una volta, però, non emerge nulla contro il fisico italiano, se non il fatto che alcuni suoi parenti in Italia sono esponenti del Partito Comunista Italiano. Ad ogni modo Pontecorvo è costretto a lasciare Harwell e a cambiare lavoro.

I possibili motivi della sua fuga
Una motivazione plausibile che giustificherebbe la fuga di Pontecorvo è che sia stato mosso dalla delusione a lasciare l'Inghilterra per recarsi in un Paese dove il suo lavoro fosse riconosciuto in tutto il suo valore. Ma la verità sembra essere molto più complessa, come rivelano nuovi documenti emersi dagli archivi inglesi e americani.

Un fatto particolare che merita molta attenzione è legato ad una causa mossa dai fisici italiani di via Panisperna contro gli Americani perché questi non avevano riconosciuto come italiano un brevetto rivelatosi fondamentale per la produzione dell'atomica. Il contenzioso si apre proprio nell'estate del 1950 quando vengono chiesti 10 milioni di risarcimento, e il 22 agosto diventa noto all'opinione pubblica attraverso i giornali. Il giorno dopo Pontecorvo lascia il Circeo.

È difficile credere che si tratti di una coincidenza; più facile è invece supporre che Pontecorvo temesse che il processo avrebbe ravvivato l'interesse dei servizi segreti britannici nei suoi confronti e che quindi si sentisse in una posizione delicata.
Questa è la conclusione alla quale è arrivato Simone Turchetti, l'autore del libro 'Il caso Pontecorvo' uscito nel 2007.

Di certo in quell'estate quando con la guerra di Corea si era arrivati vicinissimi all'uso dell'atomica e gli americani sospettavano di tutti coloro che professassero simpatie per il comunismo, Pontecorvo si sentiva più sicuro in Russia che in Occidente.
Questo è quanto racconta anche la giornalista Miriam Mafai, che di Pontecorvo è la biografa ufficiale.

Il silenzio
Dopo la scomparsa di Pontecorvo nessuno sa più nulla di lui: che si trovi in Russia è solo un sospetto, la certezza infatti si avrà solamente dopo 5 anni quando è proprio il fisico italiano a renderlo noto.
Gillo Pontecorvo: «Non ha detto una parola a nessuno. Era molto scientifico e sapeva che se nessuno sapeva, tutti erano più tranquilli. Io che ero il più legato a lui tra tutti i fratelli (siamo in otto) avrei giurato che era andato lì, però non lo sapevo!». Ma non è solamente Pontecorvo a mantenere il silenzio; alla vicenda viene infatti messa la sordina da parte di tutte le nazioni, in primo luogo l'Inghilterra che non vuole essere accusata dagli americani di inaffidabilità per avere avuto spie all'interno del suo organico scientifico. Anche gli stessi italiani cercano di far calmare le acque, il PCI non ha infatti nessun interesse a immischiarsi nella faccenda.

Il dirigente del PCI Gianni Cervetti spiega così il silenzio intorno a Pontecorvo: «I cinque anni di silenzio, prima della sua dichiarazione famosa in cui disse dove si trovava, si spiegano con un interesse delle varie parti, di tutte le parti, di non esporre il caso perché tutti si sarebbero trovati esposti alle speculazioni degli altri, e quindi a polemiche, accuse, critiche'».

Il periodo russo
In Russia la famiglia Pontecorvo vive a Dubna, una città situata 150 km a nord di Mosca. Qui viene sorvegliata giorno e notte, come ricorda il figlio Tito, da un membro del KGB, che per i primi due anni vive con loro. Pontecorvo lavora nella Città della scienza, dove può disporre di molte moderne apparecchiature, tra le quali un acceleratore di particelle elementari, che è il più grande del mondo. In questo periodo tutti gli scienziati sono sottoposti a un rigidissimo controllo da parte delle autorità russe.

Il fisico nucleare Boris Joffe ricorda: «All'epoca gli scienziati si trovavano nel più completo isolamento, non potevano nemmeno parlare tra di loro in stanza se non tramite il capo progetto, nonostante Dubna non fosse una città nucleare. Non si potevano nemmeno prendere appunti e scrivere formule se non su un quaderno ufficiale che a fine giornata veniva consegnato e poi controllato periodicamente dalle autorità. Nel 1951 il mio capo andava Dubna almeno una volta a settimana per parlare con Pontecorvo e al suo rientro ci diceva: 'Ho parlato con il professore', ma non nominava mai il suo nome anche se noi avevamo capito che si trattava di lui. Era un tabù, non si poteva nemmeno nominare!».

La Russia quindi ha interesse che Pontecorvo venga controllato e soprattutto che la sua presenza non venga rivelata a nessuno. Il fisico dell'Accademia delle scienze di Mosca, Semion Gherhstein, si spiega così il silenzio russo: «Secondo me la sua presenza fu tenuta nascosta per un motivo semplicissimo, perché la sua fuga aveva creato un grosso scandalo: le autorità inglesi e americane lo avevano accusato di essere una spia, e quindi alla Russia non conveniva renderne pubblica la presenza, era meglio far calmare le acque, e così fecero».

Chi ha aiutato Pontecorvo a fuggire'
Uno dei misteri dell'affaire Pontecorvo è legato alle banconote che usa per scappare: il biglietto da Roma a Stoccolma, infatti, lo paga con 600 dollari in pezzi da 100. È un dettaglio importante perché gli investigatori inglesi affermano che quel taglio, in quel periodo, è disponibile solo nelle ambasciate o nelle sedi di partito.

Inoltre nel 1953 gli investigatori di Scotland Yard ricevono un rapporto, la cui fonte non è nota, in cui si dice che a organizzare la fuga è stato Emilio Sereni, cugino di Pontecorvo e membro del PCI, grazie a tutta una serie di componenti del partito. Un'eventuale responsabilità di Sereni sarebbe uno scandalo nello scandalo, ma lui nega di aver partecipato alla fuga del cugino.

Il PCI mantiene il più stretto riserbo al riguardo, fino a quando, in tempi recenti, Gianni Cervetti rompe questo silenzio: «Non ci sono prove di nessun tipo e Pontecorvo non ne ha mai parlato per riservatezza, tuttavia è possibile pensare che ci sia stato un rapporto tra lui ed Emilio Sereni che in quel periodo si recò alcune volte a Mosca. Non è da escludere che in quei viaggi abbia potuto dire qualcosa sul desiderio e sulla successiva decisione che Pontecorvo si recasse in Russia».

Il coinvolgimento con la bomba atomica
Il 1 marzo 1955 sulla Pravda, l'organo di stampa del partito comunista russo, esce un articolo firmato da Bruno Pontecorvo. Qualche giorno dopo il fisico riappare ufficialmente in pubblico in una conferenza stampa dove spiega i motivi della sua scelta; mentre i motivi legati al suo silenzio li rivelerà solamente nel 1978 quando in occasione dei 70 anni del suo vecchio collega Edoardo Amaldi ottiene il permesso di tornare in Italia.

Il 6 settembre ai tantissimi giornalisti che lo stanno aspettando con il taccuino in mano dice: «Voglio subito fare una dichiarazione: io non ho mai, ma dico mai, lavorato alla bomba atomica, né a quella a idrogeno, né in Occidente, né in Russia, né in Cina, né altrove». Ma la questione non è così semplice: nel 1978 infatti si è ancora in piena guerra fredda e a provarlo è l'inquietante presenza di due guardie del KGB che lo seguono.

I suoi colleghi russi, comunque, confermano le parole di Pontecorvo, per loro infatti il fisico in quegli anni si è occupato solamente di neutrini. Il fatto che ai neutrini egli abbia dedicato le sue migliori energie è certo, ha infatti fatto delle scoperte eccezionali al riguardo, ma è anche vero che come già detto, a quei tempi i fisici in Russia non potevano parlare nemmeno tra di loro senza la supervisione di un superiore.
Inoltre in Francia, in America e in Canada il suo talento era stato impiegato anche in altri campi, come gli studi sul trizio o sulle introspezioni del tracciamento dei neutroni. Tutte conoscenze quindi che nel campo nucleare valgono come l'oro.

Simone Turchetti: «Possiamo pensare che uno scienziato che conosce così tante cose, una volta che va in Russia si occupa di una cosa sola' Di certo si è occupato principalmente di neutrini nella seconda fase della sua carriera, ma in quel periodo chiave che va dal '50 al '55 secondo me si occupa anche di altre cose tra cui delle prospezioni dell'uranio, ed è andato a studiare territori in Cecoslovacchia e Cina».

Sul suo operato restano dunque molti misteri, anche perché le ambiguità possono essere riscontrate nell'uso stesso che dell'uranio si può fare: può infatti essere utilizzato sia per scopi pacifici sia per scopi militari. Accertare la verità in questo caso è praticamente impossibile.
I suoi figli, nonché alcuni scienziati a lui più vicini, sostengono che l'unica cosa certa è che Pontecorvo non ha mai lavorato nelle applicazioni militari, anche perché era un pacifista.

Nel diario di Boris Josse troviamo scritto che al suo arrivo in Russia, Pontecorvo è stato interrogato per ore proprio per sapere che aiuto poteva dare agli studi sulla bomba atomica. Josse oggi è in pensione ma ha ancora un'ottima memoria: «Successe qualche mese dopo il suo arrivo, forse la parola interrogatorio è troppo forte, diciamo che dovette recarsi a Mosca e presentarsi di fronte a una commissione di dieci scienziati fisici più alcuni membri del partito. Gli fecero molte domande, volevano sapere tutto quello che sapeva, i progetti in cui era stato impegnato. Pontecorvo rispondeva ma rimasero insoddisfatti perché non raccontava nulla che già non sapessero e da lui hanno avuto soltanto informazioni sui suoi lavori canadesi e inglesi che come si sa non riguardavano la bomba».

Roy Medvedev è il più autorevole degli storici russi dell'epoca, ma nonostante la sua competenza in materia nemmeno lui riesce a sciogliere questo nodo: «In effetti c'era qualche differenza tra il lavoro degli scienziati accademici e quelli impegnati nel progetto militare, perché i secondi firmavano un progetto scritto, che comportava delle precise restrizioni in termine di libertà scientifica e personale. A Pontecorvo questo impegno non venne invece mai richiesto: lui poteva fare conferenze, scriveva articoli, aveva contatti con altri scienziati stranieri e ciò dimostra, seppur indirettamente, che non lavorò mai con il progetto militare. Può anche darsi che sia stato utilizzato in altri ambiti, come la ricerca dell'uranio, ma in ogni caso il suo apporto non è stato decisivo perché arrivò nel 1950 quando già avevamo al bomba atomica, ne avevamo diverse centinaia a dir la verità?»

Nuove accuse da parte di Gordievskij e Sudoplatov
Oleg Gordievskij, una delle spie più importanti del KGB (fuggito dalla Russia nel 1985), nel 1990 pubblica un libro che rilancia e amplifica le accuse contro Pontecorvo. Afferma infatti che Pontecorvo si offrì come spia russa fin dal '43 all'epoca del suo soggiorno in Canada, e aggiunge che fu proprio il KGB a decidere di organizzare la sua fuga per evitare che fosse catturato come invece accadde a Fuchs.
Ma nel suo libro Gordievskij non fornisce nessuna prova concreta contro Pontecorvo; per lo storico Roy Medvedev non è quindi credibile: «Ho letto il libro di Gordievskij, ma francamente dico che solo il 20 per cento corrisponde al vero, il resto è romanzato, in maniera affascinate dico la verità, ma nessuno di noi storici si è mai sognato di considerarlo come una fonte attendibile».

Ma non c?è solo Gordievskij ad accusare Pontecorvo, l'ultimo caso è quello di Pavel Sudoplatov, anche lui ex spia del KGB: nel 1994 ha scritto un libro nel quale afferma che Pontecorvo era una spia sotto il nome di 'Mlad?. Ma anche queste nuove accuse sono destinate a cadere nel vuoto, in seguito infatti è stato accertato che 'Mlad? corrispondeva a un'altra persona.

È ormai certo, Pontecorvo non era una spia
Ghennadj Kiselov, storico della scienza: «Ho studiato con molta attenzione tutta la documentazione d'archivio russa relativa al nucleare e non ho trovato nulla da cui si possa evincere che Pontecorvo fosse una spia, niente di niente'non compaiono nemmeno nomi in codice a lui conducibili. Per quanto riguarda le accuse di Sudoplatov, va detto che molti suoi colleghi del KGB hanno smentito le sue dichiarazioni, e anche quello che dice su Pontecorvo si è dimostrato non corrispondente al vero. Hanno mentito su di lui anche i giornali occidentali che hanno parlato di misteriosi soggiorni in Siberia, Cecoslovacchia e addirittura in Cina. Non dovete dimenticare che in quegli anni nulla trapelava dall'Unione Sovietica che il regime non volesse e molte delle informazioni che circolavano in Occidente erano solo invenzioni, spesso grossolane, costruite dai servizi segreti».

Non era dunque una spia, ma questa accusa che lo ha sempre perseguitato non gli ha permesso di avere i riconoscimenti che meritava. Semion Gherhstein: «Sinceramente parlando meritava non uno ma almeno tre premi Nobel: innanzitutto perché è stato lui a scoprire il neutrino, poi perché è stato il primo a capire come distinguere due tipi di neutrini in base al muone e l'elettrone, e infine perché è stato lui a intuire con grande anticipo l'oscillazione del neutrino. Due di questi Nobel sono stati già assegnati, ma il lavoro di Bruno è stato un po' snobbato, forse perché gli americani hanno un grande peso nell'Accademia delle scienze svedese».

Idealista o scienziato'
Miriam Mafai: «Mi disse: 'Sai Miriam io credo di essere sempre stato una persona per bene, anche se alle volte forse ho fatto delle scelte sbagliate; secondo te cosa è più importante, fare le scelte giuste o essere una persona per bene'? E io in modo un po' grossolano dissi: 'Non si può essere una persona per bene e fare le scelte giuste'? E lui mi rispose: 'Non sempre questo è possibile' Intendeva dire: forse la mia scelta di andare in Unione Sovietica è stata una scelta sbagliata, però io Pontecorvo sono sempre stato una persona per bene, non ho fatto niente contro la mia coscienza, di cui io debba pentirmi».
Bruno Pontecorvo muore a Dubna il 24 settembre 1993.

Una puntata di Amedeo Ricucci