La storia di Giorgio Perlasca - La storia dell`imprenditore italiano che salvò più di cinquemila ebrei.

 La storia di Giorgio Perlasca  - La storia dell`imprenditore italiano che salvò più di cinquemila ebrei.

 

Tra la fine del 1944 e il gennaio del 1945, fingendosi Console spagnolo a Budapest, fu il protagonista di una vicenda surreale in cui col suo coraggio riuscì a contrastare la barbarie dell'antisemitismo nazista.

L'infanzia e la giovinezza
Giorgio Perlasca nasce a Como il 31 gennaio 1910. Quasi subito, a causa di motivi di lavoro del padre Carlo, la famiglia si trasferisce a Maserà in provincia di Padova. Negli anni Venti aderisce con entusiasmo al fascismo e coerentemente con le sue idee, parte come volontario prima per l'africa Orientale e poi per la Spagna, dove combatte in un reggimento di artiglieria al fianco del generale Franco. Al suo congedo, ottiene dal generale Franco un documento che recita 'in qualunque parte del mondo ti troverai, rivolgiti alle ambasciate spagnole?. Questo gli darà la possibilità in seguito di cambiare la sua identità.
Tornato in Italia al termine della guerra civile spagnola, entra in crisi il suo rapporto con il fascismo. Essenzialmente per due motivi: l'alleanza con la Germania, contro cui l'italia aveva combattuto solo vent'anni prima, e le leggi razziali entrate in vigore nel 1938 che sancivano la discriminazione degli ebrei italiani. Smette perciò di essere fascista, senza però mai diventare un antifascista.

Gli anni di Budapest
Scoppiata la seconda guerra mondiale, è mandato con lo status di diplomatico nei paesi dell'est, come incaricato di una ditta italiana, la SAIB, che importa carne per l'esercito.

Proprio a Budapest si svolge la sua vicenda quasi surreale. Con l'armistizio di Badoglio del 1943, sentendosi vincolato dal giuramento di fedeltà prestato al Re, rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, ed è quindi internato per alcuni mesi in un castello riservato ai diplomatici.
Da metà Ottobre 1944, i nazisti ungheresi che hanno preso il controllo della città iniziano il trasferimento di tutti i diplomatici in Germania. Approfittando di un permesso a Budapest per visita medica Perlasca fugge. Si nasconde prima presso vari conoscenti, quindi grazie a un documento che aveva ricevuto al momento del congedo in Spagna trova rifugio presso l'ambasciata spagnola, in pochi minuti diventa cittadino spagnolo con un regolare passaporto intestato a Jorge Perlasca, e inizia a collaborare con Sanz Briz, l'Ambasciatore spagnolo che assieme alle altre potenze neutrali presenti (Svezia, Portogallo, Svizzera, Città del Vaticano) sta già rilasciando salvacondotti per proteggere i cittadini ungheresi di religione ebraica.
A fine novembre 1944 il consolato rimane deserto: i dignitari scappano per non riconoscere il governo del filonazista Szalasi. A quel punto a Perlasca non è difficile far credere che Sanz Briz si sia allontanato solo per comunicare meglio con Madrid. Compila di suo pugno la sua nomina ad ambasciatore spagnolo, e la presenta senza problemi al Ministero degli Esteri. E prende una decisione: ?Sospendete tutto! State sbagliando! La sua è una missione diplomatica importantissima. Informatevi presso il Ministero degli Esteri. Esiste una precisa nota di Sanz Briz che mi nomina suo sostituto per il periodo della sua assenza?.

I 45 giorni di Jorge Perlasca
Ricopre questo ruolo dal 1˚ Dicembre 1944 al 16 Gennaio 1945. Auto ufficiale e portabandiera gli assicurano di sfilare indisturbato tra le strade della capitale occupata.
Nelle vesti di diplomatico regge pressoché da solo l'ambasciata spagnola, organizzando l'incredibile 'impostura? che lo porta a proteggere, salvare e sfamare giorno dopo giorno migliaia di ungheresi di religione ebraica ammassati in 'case protette? lungo il Danubio.

Il suo sistema consiste nel recuperare gli ebrei con salvacondotti falsi, che mostra al governo ungherese. Nella maggior parte dei casi, sostiene che parenti spagnoli reclamino la presenza dei loro congiunti ebrei. Poi li rilascia grazie alla legge promossa da Miguel Primo de Rivera del 1924, che riconosceva la cittadinanza spagnola a tutti gli ebrei di ascendenza sefardita ? ovvero di antica origine spagnola- sparsi nel mondo.

La legge Rivera è dunque la base legale dell'intera operazione organizzata da Perlasca, che gli permette di portare in salvo 5218 ebrei ungheresi.

Il ritorno a casa
Dopo l'entrata a Budapest dell'armata Rossa, Giorgio Perlasca viene fatto prigioniero. Liberato dopo qualche giorno, dopo un lungo e avventuroso viaggio per i Balcani e la Turchia rientra finalmente in Italia.
Inizia a condurre una vita normalissima e chiuso nella sua riservatezza non racconta a nessuno, nemmeno in famiglia, la sua storia di coraggio, altruismo e solidarietà.

Gli anni Ottanta: la scoperta di un uomo Giusto
Grazie alla testimonianza di alcune donne ebree ungheresi, ragazzine all'epoca delle persecuzioni e che durante la seconda guerra mondiale Perlasca aveva salvato, la vicenda esce dal silenzio. Le testimonianze dei salvati sono numerose, arrivano i giornali, le televisioni, i libri, e lo stesso Perlasca si reca nelle scuole per raccontare quel che aveva compiuto.

Perlasca muore il 15 Agosto 1992.

Suo figlio Franco racconta che il padre, per umiltà, non aveva mai voluto mettere in luce la sua storia. Ha accettato solo perchè potrebbe ancora succedere e non per avere onori.

Ha consegnato la sua storia ad Enrico Deaglio, giornalista che ha fatto conoscere la vicenda di Perlasca al mondo. (Il merito va alla trasmissione 'mixer? ed al libro La banalità del bene, di Enrico Deaglio.)

La Fondazione
Su iniziativa di Franco Perlasca e grazie all'adesione di autorevoli rappresentanti del mondo politico e culturale italiano, si è recentemente costituita la Fondazione Giorgio Perlasca, in onore dell'opera di questo uomo straordinario.

La Fondazione vuole sia custodire e tutelare i documenti originali, gli oggetti personali e i materiali storici, sia promuovere progetti e iniziative a scopi culturali e umanitari in favore dei profughi e dei perseguitati nonché di coloro che, nel mondo, versano in condizioni di pericolo, sofferenza o disagio per motivi ideologici, religiosi o etnici.

La Fondazione vuole essere partecipe del dibattito interculturale italiano e si impegna ad alimentarlo con un costante contributo di idee e progetti.

La Fondazione si prefigge di promuovere iniziative culturali, attraverso l'organizzazione di eventi, convegni, mostre e di incentivare le attività di informazione e formazione e di ricerca di altre storie di 'giusti?.

La Fondazione si rivolge a tutti i cittadini italiani con la volontà di accrescere la consapevolezza sulla fratellanza dei popoli, il rispetto delle religioni, la convivenza pacifica. In modo particolare vuole sensibilizzare i giovani sui problemi delle popolazioni soggette a persecuzioni di ogni genere.