La Repubblica dell`utopia - Partigiani in Val D`Ossola

 La Repubblica dell`utopia - Partigiani in Val D`Ossola

 

La storia della piccola Repubblica partigiana dell' Ossola, che si consuma nell'autunno del 1944 tra le montagne del Piemonte, finisce d'un colpo a metà ottobre quando le forze nazifasciste occupano la zona.


Durante lo svolgimento della lotta partigiana, accanto all’impegno di carattere bellico, il movimento italiano di Liberazione esprime, in varie occasioni, la sua capacità di organizzazione politica. L’esperienza delle cosiddette “zone libere”, o anche chiamate repubbliche partigiane, ne è l’esempio che fa registrare alla lotta contro il nazi-fascismo l’indicazione precisa di quei valori umani e civili necessari a una base di vita democratica. Un momento perciò veramente costruttivo per il movimento resistenziale italiano, che suscita sempre nuovi interessi di ricerca da parte degli studiosi. In passato l’attenzione, oltre alle vicende militari, è stata rivolta soprattutto al carattere politico di quelle esperienze, come dimostrano Giorgio Bocca con “Una repubblica partigiana”, riguardante l’Ossola, e Anna Bravo con “La repubblica partigiana dell’Alto Monferrato”. E non a torto si riconosce che tali esperienze possono considerarsi anticipazioni morali della ricostruzione politica e democratica seguita poi nel nostro Paese. Accanto a queste “zone libere” si ricordano così Montefiorino, la Carnia, Alba e altre ancora, costituitesi nell’estate del 1944 sotto il diretto controllo del CLNAI, mentre le truppe tedesche, abbandonata Roma e incalzate dalle armate anglo-americane, si ritirano verso il Nord. È una nuova tattica che inaugura la Resistenza italiana: assieme alle agitazioni di fabbrica, scioperi, sabotaggio e guerriglia, ora ci si prospetta il problema di inserire nel quadro delle operazioni militari alleate il contributo italiano alla liberazione della pianura Padana. In tale situazione, significativo risulta l’esempio della Repubblica dell’Ossola che, oltre alla buona esperienza politico-amministrativa, deve indicare concrete soluzioni alla nuova strategia partigiana. Secondo alcuni rapporti di Riccardo Bauer al CLNAI, già in luglio gli alleati elaborano il progetto, chiamato poi “Morandi”, di far occupare stabilmente la Val D’Ossola e la Valle d’Aosta da parte di formazioni partigiane. In queste zone sono concentrate “forze cospicue, italiane e alleate” per assicurare “l’occupazione permanente” e attuare quindi “il piano di lotta schierata” contro i tedeschi. Molto probabilmente il Comando alleato in seguito desiste per il progressivo consolidarsi delle truppe tedesche sui capisaldi della “linea Gotica”. Alle spiegazioni di carattere bellico, si aggiungono però ragioni politiche nei confronti della nostra Resistenza. Prima, la suddivisione dell’Europa nelle “zone d’influenza” anglo-americana e sovietica; in secondo luogo da parte degli Alleati non si vuole un esercito partigiano italiano, ma semplici squadre di sabotatori e di disturbo alle spalle dei tedeschi. Ma proprio nello stesso tempo, indipendentemente dalle intese fra gli Alleati  e il CLNAI, nell’Ossola, i comandanti patrioti Dionigi Superti, Alfredo Di Dio e il colonnello Moneta prospettano un piano analogo per la liberazione della valle. Le formazioni partigiane con un’azione fortunata contro le truppe tedesche e fasciste, riescono infatti a liberare tutta la vallata entrando a Domodossola la mattina del 10 settembre 1944. Si tratta in realtà di un pugno di uomini, ripartiti nelle divisioni “Valdossola”, “Valtoce”, e “Piave”, a far arrendere i distaccamenti tedeschi e fascisti molto superiori in fatto di numero e di armamento.Ma ciò che compromette maggiormente la difesa del territorio è la mancanza di armi e munizioni. Tuttavia anche senza aiuti militari, promessi ripetutamente dagli Alleati, i partigiani tengono fronte alle truppe nazi-fasciste per più di un mese. Infatti nella giornata del 12 ottobre si verifica la rottura del fronte. Molti gli atti di eroismo: si può dire che rimane solo il valore dei partigiani  con poche munizioni  a difendere il territorio della Repubblica Ossolana. Dopo alcuni giorni in Val Formazza, dove si tenta di organizzare un’ultima resistenza, fra il 22 e il 23 ottobre, i patrioti sono costretti a passare il confine. Si calcola che più di 20.000 persone “compromesse” devono riparare nel territorio amico. È questo un numero significativo che sta a indicare la larga partecipazione popolare alla vita della libera Repubblica Ossolana, la quale ha dunque una durata soltanto di sei settimane, ricche però di risultati e prospettive.