Ugo La Malfa è stato uno dei principali leader politici della storia italiana del secondo Novecento.
Le aspirazioni, le vittorie, le sconfitte e le ambizioni di La Malfa non possono essere comprese se non inserite nel quadro dei drammi e delle progressive conquiste della Repubblica nata nel 1946 dalle ceneri della guerra.

Segretario del Partito Repubblicano Italiano (PRI) dal 1965 e presidente dal 1975, La Malfa fu un deciso oppositore al fascismo. Militante nel movimento di ispirazione liberal-socialista Giustizia e Libertà, fu tra i fondatori del Partito d'Azione (1942) e membro dell'Assemblea Costituente.

Nel 1946 costituì, insieme al leader azionista Ferruccio Parri, il Movimento democratico repubblicano, in seguito confluito nel PRI. Esperto di discipline economiche, fu più volte ministro e vicepresidente del consiglio.

Il filosofo e storico Gennaro Sasso ripercorre il periodo degli studi universitari alla Ca' Foscari di Venezia quando, giunto da Palermo dove nacque il 16 maggio 1903, La Malfa si avvicinò a Ferruccio Parri e agli esponenti della sinistra liberale, futuri stesori del Manifesto di Ventotene.

Eugenio Scalfari e l'economista Paolo Savona pongono in risalto la laicità sempre anelata e seguita da La Malfa. Una laicità culturale e politica che troverà il suo suggello nei solenni funerali di Stato privi di simboli religiosi. La Malfa era un fermo assertore del difficile e necessario intreccio tra scelte di governo ed economia. È quanto ricorda Giulio Andreotti, che ne illustra la concezione della politica intesa come categoria non prescindibile dalla sfera economica.

Un'idea di economia di mercato avanzata che, spesso, trovava ostacoli vistosi nel confronto con i radicalismi social-comunisti. Un confronto duro ma, come ricorda Giorgio Napolitano, improntato a una rigorosa dialettica democratica.
Il leader repubblicano, infatti, per tutta la vita inseguì l'obiettivo di una sinistra in grado di governare. Un partito comunista che abbandonasse il riferimento all'unione Sovietica e che scegliesse la libertà come valore supremo etico e politico.

Per realizzare questi obiettivi La Malfa sperò sempre che i socialisti lo sostenessero, ma fu più volte disilluso. Avrebbe voluto costruire un partito borghese, laico e democratico. La borghesia più illuminata guardò sempre al suo Partito Repubblicano con favore, ma non lo appoggiò mai completamente tanto che, come racconta il figlio Giorgio (segretario del PRI dal 1987), si infuriò con Giovanni Agnelli quando questi fece un accordo di natura economica con il Presidente del Consiglio Aldo Moro, senza consultare lui, allora vicepresidente (quarto governo Moro del 1974-76).
Una serie di documenti video restituiscono interviste e discorsi parlamentari di La Malfa che portano alla luce gli anni tumultuosi della Repubblica fino ai giorni del rapimento di Aldo Moro nel 1978.

In quella spaventosa situazione La Malfa giunge a proporre il ripristino della pena di morte per i terroristi, suggellando così la sua piena adesione alla cosiddetta "linea della fermezza" che negava ogni possibile trattativa con i rapitori di Moro. Un anno dopo, il 26 marzo 1979, Ugo La Malfa muore a Roma.