Il Movimento Sociale Italiano nasce ufficialmente il 26 dicembre del 1946, nello studio dell'ex vicefederale romano, il ragioniere Arturo Michelini. Il 22 dicembre 1947 sarà promulgata la Costituzione repubblicana, dove al capo XII delle disposizioni transitorie e finali si legge: "È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.". Il Movimento Sociale si presenta per la prima volta alle elezioni del 1948 e ottiene il 2,1 % alla Camera. I militanti del Movimento Sociale sono ex esponenti del regime fascista e soprattutto reduci della Repubblica Sociale Italiana e occorre partire da li per capire la genesi e le trasformazioni di questo partito e più in generale la formazione della classe dirigente della destra italiana.


L'atto di nascita della Repubblica di Salò è la carta di Verona (17 novembre 1943).
Per chi ha vissuto quell'esperienza, la Repubblica Sociale di Salò è stato il tentativo estremo di difendere la dignità e l'onore della patria e la continuità dell'ideale fascista. Un tentativo vissuto sotto lo stretto controllo dell'occupazione nazista in Italia. Per molti ha rappresentato la possibilità di realizzare il fascismo delle origini, quello anticapitalista, antiborghese che rifiuta ogni compromesso, con una forte impronta sociale, anche se con forti accenti antisemiti e razzistici.

Il Manifesto di Verona, emanato il 14 Novembre 1943, durante il primo congresso del Partito Fascista Repubblicano, (nato dalle ceneri del Partito Nazionale Fascista), rappresenta l'atto di nascita della Repubblica Sociale di Salò e ne definisce il programma politico e i principi. I 18 punti della carta dichiaravano decaduta la Monarchia e convocano una costituente.

Si affermava che la base della Repubblica sociale e della dottrina economica del Partito Fascista Repubblicano è il lavoro (articolo 9); che la proprietà privata, frutto di lavoro e risparmio sarebbe stata garantita ma non si sarebbe dovuta per ciò trasformare in entità disgregatrice della personalità altrui sfruttandone il lavoro (articolo 10). Tutto ciò che era di interesse collettivo, da un punto di vista economico si sarebbe dovuto nazionalizzare (articolo 11). Nelle aziende sarebbe stata avviata e regolata la collaborazione tra maestranze e operai per la ripartizione degli utili e per la fissazione dei salari (articolo 12). In agricoltura le terre incolte o mal gestite sarebbero state espropriate e riassegnate a favore di braccianti e cooperative agricole (articolo 13). L'Ente Nazionale per la casa del popolo avrebbe avuto l'obbiettivo di fornire una casa in proprietà a tutti (articolo 15). Si sarebbe costituito un sindacato dei lavoratori, obbligatorio, e avrebbe riunito tutte le categorie (articolo 16). Ma all'articolo 7 anche che 'gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica.?

Giano Accame: ? Sia la Repubblica Sociale che il Movimento Sociale, sono una conferma di questo fondamentale dato di dignità del nostro paese, non era possibile che quelle punte così elevate di consenso che circondarono il fascismo e Mussolini non rimanesse più niente. Qualcuno doveva testimoniare' Purtroppo la repubblica sociale era caduta in questa trappola delle rappresaglie ?. Le rappresaglie dei fascisti contro i partigiani e la popolazione civile espressero troppo spesso una ferocia gratuita a dispetto dai principi contenuti nella Carta di Verona.

L'amnistia Togliatti
Durante i primi anni dell'Italia Repubblicana gli ex gerarchi fascisti vivevano in clandestinità ed erano latitanti ricercati dalla legge. Tra questi vi era Giorgio Almirante, che visse un anno e mezzo in clandestinità tra Milano e Torino facendosi chiamare Giorgio Alloni. Un altro latitante eccellente era Pino Romuladi , ex vicesegretario del Partito Fascista della Repubblica di Salò, il più alto in grado tra i gerarchi sopravvissuti alla caduta della Repubblica Sociale Italiana, su di lui pendeva una condanna a morte.

Il 22 giugno del 1946, Palmiro Togliatti, ministro della Giustizia del primo governo De Gasperi, vara la cosiddetta "amnistia Togliatti": è la prima amnistia della storia repubblicana. L'intenzione del leader comunista era quella di pacificare il paese, ma il provvedimento finì per tradursi in un vero e proprio colpo di spugna per migliaia di fascisti, compresi i responsabili dei crimini più efferati. Il segretario comunista aveva varato un'amnistia "bipartisan", che avrebbe dovuto comprendere anche i reati commessi dai partigiani ed escludere i reati peggiori, ma in realtà pochissimi uomini della resistenza beneficiarono del condono, mentre moltissimi criminali furono liberati per un vizio di formulazione del testo della legge.

Togliatti, laureato in giurisprudenza, aveva scritto personalmente la legge, senza neanche farla correggere dagli specialisti. Questo errore di presunzione lasciò molto campo all'interpretazione estensiva della magistratura, composta da uomini anziani e che avevano fatto carriera sotto il regime fascista. Grazie alla formula dell'amnistia che prevedeva l'esclusione "degli autori di sevizie particolarmente efferate", i giudici poterono agevolmente interpretare il provvedimento in senso estensivo. Infatti la Corte di Cassazione di Roma amnistiarono persino chi aveva stretto nelle morse i genitali degli antifascisti perchè la tortura non era durata particolarmente a lungo.

Circa diecimila persone beneficiarono del provvedimento soprattutto i gerarchi di più alto grado, che avevano i soldi a disposizione per pagare i migliori avvocati e per oliare i meccanismi della macchina giudiziaria. I 2/3 della base parlamentare del Msi sarà costituito da parlamentari amnistiati.

La nascita del Movimento Sociale
Il Movimento Sociale Italiano nasce ufficialmente il 26 dicembre del 1946, ma ha origine da piccoli gruppi di natura eversiva sempre sul crinale della legalità, che nascono sia nella zona occupata dai tedeschi che in quella controllata dagli alleati dando vita a una sorta di resistenza a rovescia, l'esempio più noto è quello del gruppo del principe Valerio Pignatelli della Cerchiara che organizza sabotaggi nelle retrovie alleate in Calabria. (Colarizi).

La creazione vera e propria del partito è preceduta da un intenso dibattito su numerose riviste dell'area "post-fascista" che erano sorte in quel periodo "Rataplan", "Rosso e nero", "Senso nuovo", "Il pensiero nazionale", "Meridiano d'Italia", "Brancaleone", 'Fracassa', oltre al più noto e diffuso "Rivolta ideale" che diviene l'organo ufficioso del neonato partito, ma il MSI si afferma ben presto come il punto di riferimento di tutto l'ambiente nostalgico. Il Secolo d'Italia divenne ufficialmente giornale del partito solo nel 1963, quando l'allora segretario del MSI Arturo Michelini rilevò la società editrice del giornale, divenendone direttore. Il Secolo era stato fondato a Roma il 16 maggio 1952, come giornale indipendente di destra da Franz Turchi.

Il Movimento Sociale si indirizza da subito verso una scelta di tipo legalitario, cercando d'inserirsi nel nuovo contesto politico. Il simbolo del partito, scelto nel 1947, è la "fiamma tricolore" l'emblema degli "arditi" della prima guerra mondiale. Nello stesso periodo viene promulgata la Costituzione Repubblicana (22 dicembre 1947), dove al capo XII delle disposizioni transitorie e finali si legge: "È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.". La Costituzione entra in vigore il primo gennaio 1948. Il Movimento Sociale si presenta per la prima volta alle elezioni del l8 aprile del 1948 ottenendo il 2,1 % alla Camera.

Domenico Fisichella: ? I missini erano persone che avevano fatto un certo tipo di scelta e avevano acquisito consapevolezza che l'Italia era cambiata, ma volevano, non restaurare, ma neanche dimenticare'.

Il dibattito interno al Movimento sociale si articolò nella prima fase nello scontro tra tre principali correnti: quella rivoluzionaria dei socializzatori reduci di Salò; quella moderata corporativista e quella tradizionalista - spiritualista di Julius Evola dal primo congresso che si svolse a Napoli nel 1948 al quinto che si tenne a Milano nel 1956 dove la conflittualità del dibattito fra le componenti raggiunse il culmine.

La legge Scelba
La "riorganizzazione del disciolto partito fascista", già oggetto della XII disposizione transitoria della Costituzione italiana, diventa legge nel giugno del 1952 con la cosiddetta Legge Scelba, approvata dopo il risultato delle amministrative del '51 ' e '52, dove il Movimento Sociale in alleanza con i Monarchici riesce ad avere successi molto significativi soprattutto nel mezzogiorno. In alcune zone i missini riescono a privare la DC di quasi di un 7% dei voti, e ad ottenere quasi il 14%.

L'articolo 4 sancisce il reato di 'apologia di fascismo' commesso da chiunque: "fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità" di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque "pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche".

La legge detta norme bene precise: "quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista."


Almirante versus Michelini
Michelini è considerato dalla base del partito un benpensante, un uomo mite, mentre è Almirante a incarnare l'anima movimentista e carismatica. Michelini poi non aveva partecipato alla Repubblica Sociale di Salò.

Nel 1946 Michelini propone al neonato MSI di allearsi con la Democrazia Cristiana e di avere una politica estera filo-statunitense, ma è messo in minoranza prima da Giorgio Almirante (col quale non aveva buoni rapporti) e poi da Augusto De Marsanich. Ma all'indomani delle elezioni politiche del 1953 (in cui il movimento raccolse il 5,8% dei voti) viene nominato segretario nazionale. Durante la sua segreteria cerca di far uscire il MSI dall'isolamento che si era venuto a creare, cercando alleanze prima con la DC, poi con il Partito Liberale Italiano e poi con i monarchici: in questa ottica deve essere visto l'appoggio dato al governo Tambroni.

Nel 1956 Michelini accetta l'Alleanza Atlantica (NATO) e negli anni Sessanta si fece promotore di un'interpretazione corporativistica del capitalismo, che non venne comunque accettata dal centro-sinistra. Quando morì nel 1969 il partito affidò nuovamente l'incarico di segretario nazionale ad Almirante.


Il governo Tambroni e i fatti di Genova
Durante la segreteria di Michelini i voti in parlamento dell'MSI furono determinanti a garantire il sostegno ad un governo monocolore guidato dal democristiano Fernando Tambroni (25.03.1960 - 26.07.1960). Il MSI aveva già votato la fiducia ai governi Zoli e Segni II, ma stavolta il suo voto fu determinanto a sostenere l'esecutivo .

All'inizio del mese di maggio del 1960 si diffuse la notizia che il Movimento sociale era in procinto di organizzare il suo congresso a Genova, città Medaglia d'Oro della Resistenza: la scelta di questa città da parte del movimento era intenzionalmente provocatoria. Da notare che presidente di quel congresso era stato nominato l'ex prefetto fascista Basile, fortemente indiziato di collaborazionismo con i nazisti. Immediatamente la protesta in Liguria esplose in manifestazioni e scioperi, ma a cavallo fra il giugno ed il luglio del 1960 vi furono anche in tutto il resto d'Italia violentissimi scontri di piazza con le forze dell'ordine. A Genova furono chiamati funzionari esterni della Polizia e dei Carabinieri ed i Reparti Celere si trovarono di fatto ad ingaggiare nei caruggi una sorta di guerriglia urbana coi manifestanti. I manifestanti stavano prendendo il sopravvento costringendo la Polizia a ripiegare e fu necessaria una soluzione politica per riportare l'ordine. Al MSI fu impedito di tenere quel congresso; gli scontri successivi, particolarmente a Roma e Palermo, non furono meno violenti e provocarono una decina di morti, culminando con la strage di Reggio Emilia il 7 luglio 1960. In seguito ai fatti di Genova il governo Tambroni fu costretto alle dimissioni il 26 luglio 1960.

Nella contraddizione tra recupero della tradizione e spinta della modernità porta l'MSI a una crisi , alla morte di Michelini succede alla segreteria del partito Giorgio Almirante. Ma dopo la caduta del governo Tambroni e in seguito ai fatti di Genova, il MSI è emarginato dalla scena politica. Neanche il ritorno alla segreteria di Giorgio Almirante, riesce a migliorare questa situazione. In questo periodo viene coniata la locuzione "arco costituzionale" per indicare tutti partiti meno il MSI (la locuzione però si fondava anche sul rigetto, da parte del movimento, dei valori antifascisti contenuti nella Carta). Negli anni successivi il MSI sarà tenuto al bando dalla vita politica nazionale.

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx'id=384& (Seconda parte)