Enrico Mattei inizia la sua avventura nel mondo dell'energia, quando la commissione economica del Comitato di Liberazione Nazionale dell'Alta Italia lo nomina commissario straordinario dell'AGIP, con il compito di liquidare la grande industria italiana e cedere tutto ai privati. Ma Mattei si rivela da subito contrario al progetto assegnatogli ritenendo che l?Agip sia una risorsa strategica che va valorizzata e potenziata. Così si oppone, mettendo addirittura in discussione le clausole dei trattati di pace con gli USA che prevedono pesanti vincoli per l'italia nella delicata fase della Ricostruzione. E? allora che nasce allora il suo grande progetto, che porterà in qualche anno alla nascita dell?ENI.

Muore in un incidente aereo il 27 ottobre 1962 in circostanze mai del tutto chiarite.


Chi era Enrico MatteiEnrico Mattei nasce ad Acqualagna, un piccolo paese vicino Pesaro, il 29 aprile 1906. Il padre è un brigadiere dei carabinieri, che vanta nella sua carriera la cattura del brigante calabrese Musolino. Quando il padre va in pensione la famiglia Mattei si trasferisce a Matelica, sempre nelle Marche. A 14 anni Enrico lascia la scuola per fare l'operaio: lavora 10 ore al giorno per una paga misera. Poi trova un posto nella conceria Fiore. La carriera di Mattei nell'azienda è rapida: prima operaio, poi aiutante chimico, infine, a soli vent'anni, direttore del laboratorio.
Si trasferisce a Milano, dove fonda nel 1934 l'Industria Chimica lombarda. Nel 1936 sposa a Vienna una ragazza austriaca, Greta Paulas.
Durante la guerra si avvicina alla Democrazia Cristiana, e in particolare agli ambienti legati all'Università Cattolica e al gruppo di Camaldoli, da cui trarrà ispirazione per le sue idee in merito all'intervento dello Stato in economia.Un amico professore di statistica di Milano lo mette in contato con la Resistenza, alla quale partecipa nelle file delle brigate cattoliche. Arrestato riesce ad evadere e a riprendere la lotta. Da partigiano sfila per le strade di Milano liberata l'8 maggio del 1945, a fianco di Luigi Longo e Ferruccio Parri. Il generale Clark lo decora con la medaglia al valore militare.

Il progetto di Mattei
La sua avventura nel mondo dell'energia inizia quando la commissione economica del Comitato di Liberazione Nazionale dell'Alta Italia lo nomina commissario straordinario dell'AGIP, con il compito di liquidare la grande industria italiana e cedere tutto ai privati. Ma Mattei si rivela da subito contrario al progetto assegnatogli ritenendo che l'Agip sia una risorsa strategica che va valorizzata e potenziata. Così si oppone, mettendo addirittura in discussione le clausole dei trattati di pace con gli USA che prevedono pesanti vincoli per l'Italia nella delicata fase della Ricostruzione. E' allora che nasce allora il suo grande progetto, che porterà in qualche anno alla nascita dell'ENI.
Così diceva di lui Ferruccio Parri, presidente del Consiglio nel 1945:
Mattei aveva degli ordini precisi, Mattei disobbedì a questi ordini. Non li volle eseguire. E fu in quel momento che Mattei, in cerca di tutti gli appoggi possibili, venne a Roma. Per me non fu una situazione semplice. C'era questa pressione degli alleati di cui non potevo non tenere conto. Io rappresentavo un paese che veniva trattato come un paese vinto, che doveva eseguire un armistizio pesante, che chiedeva ogni giorno una interpretazione non fiscale dell'armistizio. E devo dire che fu proprio l'energia di Mattei che mi convinse.

Mattei non ha dubbi, per la Ricostruzione italiana le fonti energetiche sono strategiche. Richiama i tecnici dell'Agip fascista e riprende ricerche e perforazioni. Per raggiungere l'obiettivo che si è prefisso trasgredisce a 8000 ordinanze, i suoi operai lavorano di notte, ed egli garantisce con le sue stesse proprietà gli investimenti. All'inizio del 1946 l'Agip trova il metano in Val Padana. Le azioni dell'azienda petrolifera salgono e il gas arriva in tutte le case italiane.
Sono in molti a contrastare apertamente la sua iniziativa: lo scontro sull'Agip è politico, tra chi difende la legittimità dell'intervento pubblico nei settori produttivi strategici e chi difende invece il primato del libero mercato e dell'iniziativa privata. Tutto il mondo della finanza, guidato da Giorgio Valerio, presidente del più grande monopolio italiano, è contro Mattei, in alleanza con l'industria petrolifera americana sostenuta dalla politica energetica del dipartimento di Stato. Così Enrico Mattei ricorda i primi straordinari successi della sua politica:
Quando aprimmo il primo pozzo, a Caviaga, il metano sgorgò fluente rivelando una grande ricchezze al paese.. Nell'arco di un mese vennero presentate 300 domande di concessione per la valle Padana. Fu una vera corsa all'oro.

L'autonomia energetica
L'indipendenza in materia energetica è il suo obiettivo principale. Il ministro delle Finanze Ezio Vanoni lo sostiene, ma molti sono perplessi, compreso lo stesso De Gasperi che avverte il peso della pressione americana. Ma poi, dopo la visita al primo pozzo di petrolio di Cortemaggiore, anche De Gasperi si convince che il progetto di Mattei non è avveniristico ma è una strada percorribile, e anzi strategica per il nostro paese. Le perforazioni continuano a ritmo incessante. Il numero dei pozzi cresce; nel 1952 quelli attivi diventano 6.
Nel 1953 dopo un dibattito durissimo il Parlamento approva la legge costitutiva dell'ENI, che assegna all'azienda l'esclusiva della ricerca nella valle Padana. Cresce la rete che dal pozzo di Caviaga porta alle industrie bergamasche.


Una grande intuizione: il metano
Il miracolo italiano ha a che fare con la grande intuizione di Mattei sulle potenzialità del metano che l'Agip trovò nella cosiddetta cassaforte padana e che letteralmente strappò alle varie compagnie private che se ne volevano impossessare con una certa rapacità L'attuale amministratore delegato dell'ENI Paolo Scaroni, intervistato da Giovanni Minoli, così ricorda la grande lungimiranza di Enrico Mattei,  grazie alla quale l'Italia ha raggiunto la sicurezza energetica:
Mattei ha avuto un'idea geniale. Cercando il petrolio nella pianura Padana ha trovato il gas. All'epoca il gas era considerato una iattura, quando si trovava i pozzo venivano ritappati, Mattei invece ha pensato che l'Italia dovesse sfruttare questa risorsa per la sua industrializzazione e primi al mondo ci siamo dotati di una rete, la cosiddetta metanizzazione dell'italia, che è stata una fonte essenziale nell'Italia degli anni Cinquanta. 

L'esperienza de "Il Giorno"e le critiche degli oppositori
Mattei vuole e finanzia la nascita di un organo di stampa che lo sostenga. Nel 1956 nasce così Il Giorno la cui direzione viene affidata al giornalista Gaetano Baldacci. Molti degli organi di stampa di allora, legati alle grandi famiglie industriali italiane, sono apertamente contrari alla politica di Mattei.
Mentre la produzione dell'ENI si intensifica e si sta costruendo la prima centrale nucleare italiana, si moltiplicano gli attacchi rivolti verso la sua persona. Mattei corrompe, compra i suoi amici, paga i partiti, dicono i suoi oppositori.
Indro Montanelli firma una serie di articoli durissimi contro Mattei sul Corriere della Sera denunciano le commistioni tra politica e affari e i metodi corrotti del presidente dell'ENI. Molti anni dopo, in un'intervista, l'editorialista ricordava così la sua inchiesta su Mattei:
Non è che Mattei pagava delle tangenti per avere questo o quell'appalto, Mattei pagava i partiti perché facessero una scelta politica, si imponeva era lui il padrone. Mattei era un uomo che agiva in grande, non paragonabile ai corrotti e i corruttori di oggi.

Gli accordi con i paesi produttori
Ma la grande avventura di Mattei sono gli accordi petroliferi con i paesi ex coloniali, quei paesi ricchi di risorse che vogliono affrancarsi dal dominio del cartello del petrolio. Egli è convinto, come dichiara ad un convegno, che: 'la politica del monopolio americano è finita. Le nuove realtà politiche dei paesi produttori di petrolio rendono possibile un nuovo sistema, basato su accordi diretti tra paesi produttori e paesi consumatori di petrolio.?
Il primo accordo importante Mattei lo firma con lo Scià in Iran, poi ne vengono molti altri, in Marocco, Libia, Sudan, Tunisia, Nigeria, Ghana, Egitto; a tutti egli offre condizioni senza precedenti. Mattei si occupa inoltre della formazione dei tecnici giunti a San Donato Milanese per imparare a gestire gli impianti che l'Eni sta costruendo in quei paesi. Per le grandi compagnie ormai Mattei è un problema serio, parlano di un uomo che va in giro per il mondo come un guerrigliero. E lo scontro assume effettivamente i caratteri di una guerra.
Riferendosi ad uno dei suoi viaggi, in Tunisia, Mattei racconta di aver visto 'una lotta terribile, senza esclusione di colpi', di aver visto 'insieme società americane inglesi francesi olandesi, tutti uniti contro di noi. Di aver perso, in qualche occasione, ma poi di aver vinto, perché l'Italia offriva ai paesi una collaborazione vera, vantaggiosa per entrambi, ponendo condizioni molto più umane, e non arrivava nei paesi come un colonizzatore'.
Giorgio La Pira, allora sindaco di Firenze, racconta in un'intervista come in quegli anni (dopo la conferenza di Bandung del 1955) 'il fatto storico fondamentale fosse l'emergenza dei popoli del terzo mondo e come tale emergenza significasse proprio dare a quei paesi la possibilità politica ed economica perché divenissero delle forze storiche nuove. Mattei capì questa cosa semplice, elementare, quindi capì che se un'economia si sviluppa in quel senso quello è il senso della storia e lui fu uno che più degli altri ebbe il senso della storia presente'.


Mattei contro le Sette Sorelle
Dietro l'ENI di Mattei non c?è dunque soltanto una grande azienda che produce occupazione e ricchezza ma c?è un progetto politico che pone l'Italia al centro del Mediterraneo. Dietro la faccia bonaria di Enrico Mattei c?è un uomo risoluto sul cui nome si sprecano inchieste e dossier, soprattutto quelli dei servizi segreti statunitensi, preoccupati del suo ruolo nella politica estera e sulla sua crescente influenza sui paese del Mediterraneo. In un documento del National Security Council del 1961 si legge: La politica petrolifera italiana, dominata da Mattei, ha sferrato attacchi alle maggiori compagnie petrolifere occidentali,e alla loro struttura internazionale dei prezzicon un impatto distruttivo nei rapporti tra le stesse compagnie e i governi del Medioriente. Le tattiche di MAttei hanno alimentato, specialmente in Africa, sentimenti anticolonialisti.

Gli interessi delle Sette Sorelle sono stati intaccati. Un patto del 1928 istituiva la cosiddetta Red line, che delimitava una parte del mondo all'interno della quali i firmatari del patto segreto non potevano farsi concorrenza. Mattei stava violando quel patto, cambiando le regole del gioco, come del resto egli stesso racconta:
Le grandi multinazionali erano abituate a considerare i mercati di consumo come riserve di caccia della loro politica monopolistica e noi abbiamo iniziato a rompere questo meccanismo e lo abbiamo fatto passando al di fuori di queste grandi compagnie, di questo cartello.

Mattei va a Mosca
Un altro dei viaggi storici di Mattei è quello in Unione Sovietica, con cui nell'autunno del 1960 firma un fondamentale accordo sull'acquisto da parte dell'Eni di una ingente quantità di petrolio a prezzi eccellenti, non concorrenziali con quelli del cartello. E' un accordo molto audace, temuto anche da una parte del governo italiano. Per gli USA Mattei sta addirittura mettendo a repentaglio la sicurezza della NATO, nonostante il Presidente mandi i dirigenti dell'Eni oltreoceano a spiegare che si tratta di un accordo di natura esclusivamente economica, un accordo che non cambia le alleanze internazionali.

L'avventura algerina
Alla fine degli anni Cinquanta il sogno coloniale francese si sta infrangendo in Algeria contro la resistenza anticolonialista. Mattei si schiera senza mezzi termini con la lotta del popolo algerino, auspicando un'Algeria indipendente, un'Algeria con cui trattare alla pari per il petrolio del Sahara. Mattei aiuta gli algerini a venire nei paesi europei, li aiuta ad avere i visti, li aiuta portando i loro quadri nella scuola di San Donato milanese perché si preparino per quando avranno l'indipendenza, e li aiuta con rifornimenti di petrolio.
Il 28 luglio del 1961 Mattei riceve una lettera dall'OAS, l'associazione armata clandestina contro l'indipendenza algerina, dal messaggio inequivocabile: in essa il commendatore Enrico Mattei e tutti i membri della sua famiglia sono stati considerati come ostaggi e condannati a morte.
 
La tragica fine di Enrico Mattei: un altro mistero italiano
Il 26 ottobre del 1962 Mattei va in Sicilia, a Gela, dove tiene il suo ultimo comizio pubblico, in cui annuncia alla popolazione che ci sarà lavoro per tutti grazie al metano trovato nella regione e rassicura che quel metano rimarrà sicilano. Il giorno successivo Mattei parte da Catania diretto a Milano. Il suo aereo privato decolla alle 16 e 55. Non atterrerà mai.
27 ottobre 1962: dalla registrazione delle comunicazioni via radio tra l'aeroporto di Linate e India Alfa Papa, nome in codice dell'aereo che stava portando a Milano il presidente dell'ENI, il pilota sembra tranquillo, nonostante il maltempo. Siamo in fase di atterraggio. La torre di controllo ha già indicato la pista e dato l'autorizzazione all'atterraggio: 9 gradi pista 36. Ricevuto, sono le ultime parole, poi India Alfa Papa non risponde più. Qualche minuto dopo il bireattore precipita nella campagna di Bascapé. Muore l'intero equipaggio: Enrico Mattei, il giornalista inglese William Mchal e il pilota Irnerio Bertuzzi.
La loro morte lascia irrisolti numerosi interrogativi che ancora pesano sulla storia recente dell'Italia.

L'inchiesta
'E' scoppiata una bomba sull'aereo, un sabotaggio': non ha dubbi Donato Firrao, docente di tecnologia dei metallici al Politecnico di Torino e consulente della Procura di Pavia nell'inchiesta sulla morte di Mattei . Una certezza basata sui frammenti di metalli che forniscono dei segnali microstrutturali inequivocabili. Sono analisi che ora si possono fare, aggiunge Firrao, grazie alle nuove competenze tecniche e alla ricerca sugli effetti delle esplosioni sui metalli. 
Il 20 febbraio 2003 il procuratore di Pavia Vincenzo Calia ha chiuso l'inchiesta sulla morte di Mattei, chiedendo l'archiviazione per quanto riguarda esecutori e mandanti. L'aereo fu dolosamente abbattuto. Non si sono trovati i colpevoli. Nelle conclusioni del magistrato si legge anche che 'la programmazione e l'esecuzione dell'attentato furono complesse e comportarono il coinvolgimento di uomini inseriti nello stesso ente petrolifero e negli organi di sicurezza dello Stato con responsabilità non di secondo piano'.

Giovanni Minoli intervista Paolo Scaroni
Amministratore delegato dell'ENI è, dal giugno 2005, Paolo Scaroni. Giovanni Minoli lo ha intervistato nel 2006, in occasione del centenario della nascita di Enrico Mattei. Scaroni parla delle grandi intuizioni del fondatore dell'ENI, della crescita dell'azienda petrolifera, del futuro energetico del nostro paese, delle difficoltà delle industrie petrolifere di riconvertirsi e investire sul altre forme di energie, della necessità di moltiplicare le fonti di approvvigionamento energetico e quindi delle infrastrutture necessarie per importare l'energia da altri paesi produttori, soffermandosi in particolare sull'esigenza di costruire i terminal per la rigassificazione, che permetterebbero di importare gas allo stato liquido da paesi non collegati con l'Italia attraverso metanodotti, ritrasformarlo in gas e attraverso la rete farlo arrivare nelle case e nelle industrie italiane.