Il Segno del Comando III - Reagan e Thatcher: la rivoluzione liberista

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Un pluri-premiato documentario americano del 2002, nato da Commanding Heights, libro-inchiesta vincitore del premio Pulitzer. Sei ore di materiale straordinario per approfondimento e accessibilità, per capire meglio "la battaglia per l'economia mondiale". 

Si diffonde tra il XX secolo e il nuovo millennio: è la celebrata globalizzazione con i suoi lati oscuri.
Come è nata questa nuova economia globale? Questa è la storia della  battaglia tra due contendenti, lo stato ed il mercato, combattuta sui fronti dell'ideologia e della politica.
Dalla rivoluzione russa alla globalizzazione, tutte le sfide che hanno affrontato l'economia di mercato e quella mista.
Quale strada potrà assicurare prosperità al mondo moderno?
 

La rivoluzione mondiale di Reagan e Thatcher si basa sul libero mercato. Ma attuare le riforme non è facile, soprattutto per il vacillante sistema economico sovietico.
Dopo la rivoluzione industriale di Lenin, la dittatura di Stalin aveva concretizzato un colosso invincibile. Agli occhi dell'occidente, l'economia russa in gran parte bellica era un modello. Il prezzo umano da scontare erano campi di concentramento per lavoratori-prigionieri, come quello di Norilsk, ed un tenore di vita deprimente per la popolazione.
Mentre il socialismo attecchisce in Africa, America Latina ed Asia, la guerra fredda e lo spionaggio aprono varchi nel KGB. Proprio una talpa svela il bluff di un regime che ha ridotto la produttività al minimo storico. Negli anni 80 i beni di consumo sono un privilegio dei burocrati comunisti, mentre l'unione Sovietica si riduce al livello di un Paese sottosviluppato: esporta materie prime ed importa macchinari.
Il crollo dell'economia pianificata investe l'URSS ed i Paesi che l'avevano imitata. Prima tra tutte l'India, con un ferreo "regime del nulla osta" fedele a norme su permessi e licenze così rigide, da dover essere aggirate con la corruzione. In America Latina l'imposizione dell'autosufficienza intorpidisce le industrie, che senza concorrenza, propongono prodotti scarsi e di bassa qualità.
L'esempio è il Cile di Salvador Allende, che mal sopporta la nazionalizzazione delle imprese private e l'embargo americano. L'11 Settembre 1973 i militari di Augusto Pinochet, sostenuti dalla CIA, riescono nel colpo di stato.
Pinochet è un dittatore, non un esperto di politiche economiche. Dopo un anno e mezzo, chiama in soccorso i "Chicago boys", gruppo di economisti svezzati in America. La loro soluzione è privatizzazione, taglio alla spesa pubblica e briglia sciolta per i mercati.
Premio Nobel nel 1976, Milton Friedman è il nuovo guru dell'economia mondiale. Allievo di Hayek, attira critiche per l'operato dei "suoi" Chicago boys, ma incassa bene. Le sue idee cominciano a diffondersi persino, in gran segreto, nel regime sovietico.
Il nuovo presidente Gorbaciov percepisce il rinnovamento nell'aria: in russo si dice "Perestrojka". Inaugura un modello economico che rende autonome le aziende agricole, indipendenti le imprese dal potere politico, e persino più leggero l'apparato burocratico.
La sua è una riforma graduale, atta a preparare l'economia di mercato. Ma anche un rinnovamento politico: "abbatta quel muro", gli chiede Reagan.
Il primo segnale positivo si chiama Polonia. Nel satellite sovietico nasce Solidarnosc un sindacato indipendente di lavoratori che riesce ad essere riconosciuto dallo stato. Il suo leader è Lech Walesa che dalla sua parte ha anche papa Giovanni Paolo II. Anche Margaret Thatcher sostiene il sindacato polacco: ne incontra i vertici e offre materni consigli di stampo organizzativo.
Nei primi anni 80 anche l'italia si riprende, favorita dal prezzo del petrolio e da un cambio positivo con il dollaro. È al quinto posto tra le potenze mondiali, ma i problemi ci sono: il debito pubblico, astronomico, tocca i 2 milioni di miliardi di lire. Bisogna arginarlo, per poter entrare in Europa.