I Florio - Dal mito alla storia

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A Favignana vi era la tonnara più antica, la più grande e più fertile, la regina delle tonnare che, assieme all’isola, nel 1874 passa a Ignazio Florio che vi fa costruire una splendida palazzina e la fabbrica per la lavorazione e l’inscatolamento del tonno. Inizia il tempo dei Florio: un’epoca borghese di imprese commerciali, industriali, finanziarie, un coagulo di estro, di gusto, di stile, di cultura. Nell’epoca dei Florio, che coincide con quel neo-Barocco che è lo stile Liberty, sembra che i fiori e i frutti della villa Giulia, del suo orto botanico, le piante della Conca d’Oro dei giardini di Palermo siano tutti solidificati nella pietra, nella porcellana, nella pittura murale. Restano solo, di quell’epoca, le ricostruzioni storiche ed economiche, resta il mito della temerarietà imprenditoriale, del mecenatismo di Ignazio Florio junior; il mito della straordinaria bellezza ed eleganza della moglie donna Franca Iacona Notarbartolo. Il ricordo dei nobili, delle altezze reali che da nord Europa a Palermo vengono a svernare in questa dorata conca. Florio significa, oltre che attività industriale e armatoriali, rinnovato fervore edilizio. Tramontata l’età dei Florio, non è stato che sonno e abbandono, se non cieca distruzione.


Una dinasty di inizio secolo: i Florio

Una famiglia che diventa una dinastia: sono i Florio, siciliani, produttori di un vino che diventa una moda internazionale, il marsala. Ma la fama dei Florio non si ferma qui. Banche, alberghi, editoria, una targa automobilistica: la targa Florio che fa conoscere all'Europa intera i paesaggi aspri ma dolci delle Madonie. Donna Franca, moglie di Ignazio Florio, regna come una regina sulla famiglia e sull'intera Palermo; essa è bellissima, vivace, moderna, al punto da essere cantata da D'Annunzio, ammirata dal kaiser Guglielmo II e ritratta dal più noto ritrattista dell'epoca, Giovanni Boldini. 'La parabola dei Florio è durata circa 150 anni', commenta Lentini, storico'durante i quali si è consumata la vicenda umana di quattro generazioni e si sono sviluppate le più importanti iniziative industriali della storia dell'isola'.


Una famiglia borghese

A fine Settecento i due fratelli Ignazio e Paolo si trasferiscono dalla Calabria a Palermo e diventarono ricchi mercanti di droghe, autentici pionieri di secoli sconvolti da guerre e rivoluzioni. Durante la prima metà dell'Ottocento è la volta di Vincenzo, commerciante, industriale, banchiere, abile e determinato, spregiudicato quanto basta per non farsi sopraffare dalla politica. Infine Ignazio Florio, senatore del regno, amico di Francesco Crispi, capo di quello che si può ormai a buon diritto definire un grande gruppo industriale, consapevole della necessità di creare un ponte con gli ambienti del capitalismo settentrionale. Infine l'ultima generazione, ancora due fratelli, Ignazio e Vincenzo Florio, protagonisti assoluti della vita mondana e della modernità. E poi, lo ripetiamo, una lady che è diventata un mito, Franca Iacona Notarbartolo di San Giuliano, moglie di Ignazio. Racconta Anna Pomar, giornalista: 'Franca era, diciamo, un'esponente della jet society di quel tempo, ma era anche una che era capace di tessere rapporti e relazioni al livello internazionale e oscura pure la figura di suo marito. Non era solo la bellezza, quella di Franca Florio, ma era anche un suo fascino, il suo modo di rapportarsi verso le persone, aveva qualcosa in più?; sostiene Antonio Marasco (presidente ACI Palermo: 'Questa famiglia nell'arco di un secolo raggiunge vette importantissime nell'industria nazionale e internazionale, tanto da spaziare in ogni campo, dalle banche alle tonnare, dalle compagnie di navigazione a quant'altro'. Commenta Enrico Iachello, storico: 'I Florio hanno attirato grande interesse e nella cultura siciliana e anche altrove, non si è riusciti a capirli bene proprio perché li si considerava la grande eccezione'. Sostiene Vincenzo Guarrasi, geografo: 'Sono come gli eroi fondatori di una Sicilia moderna, produttiva, innovativa che aveva e ha ancora delle carte da giocarsi ma quest'immagine non prevalse'.

Riprende Iachello: 'E' prevalsa, al livello dell'opinione pubblica colta, l'immagine costruita dai grandi letterati'. E Guarrasi: 'Pensiamo al Gattopardo, che ancora una volta è riproporre la Sicilia della nobiltà, del passato, che divora la Sicilia contemporanea'? E Aurelio Pes, scrittore: 'La loro punta magistrale è un rapporto fra industria e artigianato, questa è la radice che fa di loro dei personaggi di straordinaria importanza'.


La Palermo dei Florio

Afferma Salvatore Lupo (storico): 'La Palermo dei Florio è una delle grandi capitali del gusto e il liberty è una grande esperienza culturale e la città diventa una città di grandissimo prestigio'. 'Questa famiglia'riprende Marasco' vede portare Palermo a capitale internazionale, capitale internazionale di frontiera dove principi, re, imperatori amavano trascorrere molto del loro tempo'. Iachello: 'I borghesi siciliani di cui ovviamente i Florio fanno parte sono stati a lungo per gli storici, ma anche per gli altri studiosi degli introvabili, l'isola veniva immersa in una nube di arretratezza, di separatezza rispetto ai grandi processi di trasformazione della società europea per cui in Sicilia non c'erano borghesi. E i Florio risultavano come un'eccezione'. Riprende Lentini: 'E' singolare che a Palermo tra la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento si incontrino due flussi migratori. Quello dei mercanti bagnaroti che dopo il terremoto del 1783 sempre più numerosi si erano trasferiti e quello dei mercanti inglesi. I fratelli Paolo e Ignazio Florio arrivano a Palermo provenienti da Bagnara Calabra a fine Setecento. I bagnaroti erano specializzati nel commercio del legname, delle droghe, delle spezie, erano anche proprietari di piccole imbarcazioni. Questa migrazione dei bagnaroti ebbe delle conseguenze importanti sull'economia di una città come Palermo ma anche di altre località della costa nord-occidentale della Sicilia. Ignazio e il fratello Paolo Florio insieme al cognato Paolo Barbaro avviano nel cuore mercantile della città la vendita di spezie e generi coloniali. Racconta Simone Candela (scrittore): 'Questa famiglia aprì in via Matarazzari una drogheria e in poco tempo diventò il negozio di spezie più fornito della città. Benjhamin Ingham che poi sarebbe diventato il più ricco e potente mercante inglese di ebbe la sua prima abitazione proprio in via Matararazzati. Questi imprenditori inglesi hanno successo in Sicilia perché si fanno siciliani. Certo hanno delle reti di relazioni con la madrepatria però le loro strategie economiche sono siciliane (Iachello) cioè agiscono come i borghesi siciliani. Che non si specializzano ma inseguono tutte le occasioni possibili di arricchimento. Infatti la definizione che ho usato anni fa era quella del borghese onnipresente' E Lentini: 'Alla morte di Ignazio Florio nel 1828 unico titolare della casa diventa il giovane Vincenzo. Candela:'E Vincenzo Florio che non era ancora trentenne riuscì a espandere la sua attività nei settori più disparati a cominciare dalle tonnare. Cominciò ad affittare delle tonnare all'Arenella e in altre località e diede un tale impulso alla produzione del tonno e alla sua lavorazione che diventò un'industria vera e propria.


Arte e Architettura

'Il gusto dei Florio è improntato fin dall'inizio a delle scelte che vogliono avere un'ampiezza internazionale, sostiene Sergio Troisi, storico dell'arte. Nella prima metà dell'Ottocento la presenza inglese in Sicilia è una presenza di prim'ordine, importantissima, non soltanto sul piano economico ma anche sul piano del gusto complessivo delle resezioni architettoniche e non a caso quando per esempio acquistano la tonnara dell'Arenella viene ricostruita con quello che viene chiamato i 'Quattro Pizzi' il modello che viene adottato è quello del gotico inglese: Sostiene Ettore Sessa (storico dell'architettura): 'Il vecchio Vincenzo Florio si rivolge a Fiaccheri e quindi questo mito dell'architettura neomedievale che in qualche modo si ricollega alla riscoperta della cultura siciliana'? Un neogotico che poi è la base in qualche modo generale di tanta architettura italiana ed europea ottocentesca che si codifica come un'architettura moderna.


L'imprenditoria

L'incontro fra Benjamin Ingham e il giovane Vincenzo Florio favorì la realizzazione di alcune iniziative sul piano commerciale ma anche su quello industriale tra le quali ricordiamo per esempio la costituzione della Società dei Battelli a Vapore siciliani. Ricorda Lentini: 'Questo incontro con Ingham ebbe notevole importanza certo per Vincenzo Florio ma direi per l'economia siciliana in generale, perché gli inglesi scoprono il marsala molto prima che lo scoprissero i siciliani o che lo scoprisse lo stesso Vincenzo Florio. L'inserimento di Vincenzo Florio nel 1834 è un momento importante sia per la storia della famiglia sia per la storia del vino Marsala; intanto rispetto agli altri mercanti inglesi la scelta dell'imprenditore Vincenzo Florio è quella di rivolgersi soprattutto al mercato nazionale più che fare la concorrenza, una concorrenza che sarebbe stata persa già dal nascere, con Ingham che aveva il predominio del mercato americano o con i Woodhouse che avevano il predominio del mercatodel Nord Europa. Intorno agli anni Cinquanta dell'Ottocento la produzione calcolata in botti era del tipo 1400 botti prodotte da Vincenzo Florio contro le 4000 prodotte da Ingham; le cose cominciano a cambiare sensibilmente nella seconda metà dell'Ottocento quando Vincenzo Florio e il figlio, il senatore Ignazio Florio investono sempre di più nell'azienda per modernizzarla. Il primo impianto di imbottigliamento meccanico si realizza ben prima che non alla Ingham o alla Woodehouse . Decaduto il regime borbonico, nel 1861 il governo nazionale voleva affidare a compagnie di navigazione il servizio postale. Vincenzo Florio riuscì a firmare questa convenzione con il governo nazionale che gli affidò i servizi attorno alla Sicilia, verso Genova, verso Napoli e verso Malta. Le navi erano diventate sei ma già nel 1877 le navi da sei erano diventate 41?.


La Navigazione Generale

Sostiene Salvatore Lupo: 'Io credo che la vicenda dei Florio sia in qualche modo significativa di una Sicilia per certi aspetti in marcia. E' la Sicilia della grande migrazione che non è un fenomeno di disperazione ma è un fenomeno di progetto, di gente che parte per farsi una vita migliore, è la Sicilia dei grandi traffici, è la Sicilia delle navi dei Florio'. Riprende Simone Candela: 'Attorno al 1880 i Florio iniziarono il servizio verso il Nord America e iniziò il trasporto degli emigranti; questo servizio fu visto molto bene dalle autorità americane ed è chiaro che il prestigio dei Florio aumentò vieppiù?. 'Quando nel 1868 Vincenzo Florio muore' racconta Giuseppe Barone, storico, 'lascia al figlio Ignazio un patrimonio familiare valutato intorno ai 12 milioni di vecchie lire e Ignazio, che nel frattempo ha sposato Giovanna Dondes Regio ed è entrato nel jet set dell'aristocrazia palermitana fino alla sua morte nel 1891 costruisce un grande impero finanziario e industriale.?. Riprende Iachello: 'I borghesi siciliani come tutti i borghesi hanno un problema di legittimazione. Il rapporto con la nobiltà non è un tradire le proprie origini, è il tentativo nei Florio riuscitissimo, perché tutti i Florio sposeranno le casate Travia, Dondes regio, ma perché è un percorso di legittimazione sociale che è importante non solo in Sicilia ma ovunque perché avevano bisogno di essere accettati, perché erano portatori di un ordine nuovo. I settori di grande espansione economica e produttiva sono innanzitutto legati alla nascita della Navigazione Generale Italiana nel 1881 attraverso la fusione delle Compagnie Florio e Ribattino di Genova e l'affermazione della più grande compagnia di navigazione italiana, la seconda in Europa dopo le Messageries Maritimes francesi'. La nascita della Navigazione Generale era infatti un bisogno avvertito in tutti gli ambienti, dal nord al sud della penisola: creare una sorta di monopolio che potesse competere con le grandi compagnie di navigazione che erano già presenti nel Mediterraneo e in verità all'appuntamento dell'81 Florio è molto più pronto e potente di Ribattino. Afferma Barone: 'Attorno alla Navigazione Generale Italiana Ignazio costruisce un sistema imprenditoriale diffuso che fa capo soprattutto alla grande produzione enologica, ai vini, alla realizzazione delle tonnare delle Egadi, questa sarà l'azienda che fino alla fine costituirà un cespite attivo.


E ancora'

Ma l'abilità imprenditoriale dei Florio non si ferma qui: i Florio trasformarono l'industria conserviera del pesce in un'impresa mondiale. Con la costruzione dello stabilimento Florio a Favignana si realizza il più moderno e importante complesso industriale di lavorazione e conservazione del tonno esistente nel Mediterraneo. Insieme a tante altre attività minori. Ignazio interviene a partire dagli anni Settanta in provincia di Caltanissetta con alcune attività di lavorazione dello zolfo':


Ancora arte

'Il segreto dei Florio è aver capito che la Sicilia è fondata su una grande capacità artigianale e manuale. I Florio hanno capito che bisogna far rivivere questo mondo' sostiene Aurelio Pes. 'Replica Troisi: 'Naturalmente la stagione più importante è quella che vede il legame fra Ignazio Florio ed Ernesto Basile e il legame si concretizza con realizzazioni architettoniche all'unisono con l'art nouveau europea, le più importanti sono il villino Basile, committenza di Vincenzo Florio e Villa Igea'.

Sostiene Cristina Alaimo (storica dell'arte): 'La cosa interessante per Palermo in quegli anni è che si sviluppò un sistema, un sistema dell'arte. I Florio contribuirono in maniera significativa a innestare e coadiuvare questo sistema. In città si svilupparono dei circoli di conversazione che non erano soltanto circoli in cui l'intellighenzia, gli imprenditori, i borghesi e anche gli uomini dell'amministrazione che ne fecero parte cercavano di promuovere il dialogo fra arte e industria e arte e istituzioni pubbliche'. Riprende Troisi: 'L'Esposizione Nazionale del 1891 è uno dei grandi motori dello sviluppo urbanistico della Palermo borghese, moderna e l'Esposizione ha l'ambizione di qualificare definitivamente l'immagine imprenditoriale e moderna della Sicilia.? Riprende Alaimo: 'I Florio erano molto attivi nella promozione, nella discussione, ma anche nel far circuitare queste cose e nel farle entrare in maniera produttiva nel loro sistema'. 'L'ultima generazione dei Florio' afferma Sessa 'Ignazio e Donna Franca' è stata legata storicamente al rapporto di committenza con Ernesto Basile e con altri artisti di quel gruppo palermitano del modernismo che ha fatto una pagina importante della storia del liberty italiano'.

E' proprio nel villino Igea, come anche nel villino Florio, che si realizza una formidabile convergenza fra architetti, maestranze, decoratori, pittori, scultori, che parla il linguaggio internazionale del modernismo. E poiché in quel periodo Palermo era ancora una città in cui ci si curava per il clima loro ospitarono la crema della buona società europea e anche dei regnanti. Guglielmo II, venivano anche dalla Russia e la Franca Florio era dama di compagnia della regina d'Italia. Ai balli importanti c'era sempre Franca Florio. Il kaiser va alla loro villa dell'Olivuzza. Sostiene Aurelio Pes: ? I Florio fondarono alcuni dei più importanti teatri lirici del mondo (il teatro Massimo ne è un esempio chiaro). Questi teatri servivano a convogliare nella nostra città turisti colti che andavano alla ricerca delle novità liriche che a quei tempi paradossalmente si facevano a Palermo'.


La fine

Lupo: 'I Florio nella Palermo di fine Ottocento, inizio Novecento erano di gran lunga il potentato economico più importante, erano un po' i padroni della città perché erano i più ricchi, i più potenti per relazioni politiche e anche i più moderni'. Ignazio già negli anni Ottanta aveva già puntato molto su una banca e su un uomo politico. La banca era il Credito mobiliare italiano e addirittura il Banco Florio diventò la Filiale del Credito Mobiliare. L'altro era proprio Francesco Crispi il grande statista italiano che sicuramente si legò alla fortuna dei Florio negli anni Ottanta quando la Navigazione Generale poté utilizzare le convenzioni marittime e dunque le laute sovvenzioni dello Stato per espandere le linee di navigazione'.

Lupo: 'I Florio avevano la grande capacità di rappresentare i loro interessi e li rappresentavano come gli interessi della Sicilia e con questo godevano anche di grande prestigio perché sostenevano che se loro andavano bene andava bene la Sicilia'. Nel 1899 Florio fu costretto a cedere un'ipoteca sulle isole Egadi. Ora Florio accettava lui le ipoteche verso altri. I Florio cominciavano a subire i colpi della crisi di tutto il gruppo industriale e quindi anche se la Florio era un'azienda sana, anche se le Tonnare erano due gioielli, l'indebitamento progressivo nei confronti delle banche imponeva la dismissione di queste aziende sane. Florio chiede un'apertura di credito alla Banca Commerciale. Non è più Florio, sebbene continui a condurre un'intensa vita mondana: ma è in difficoltà. I debiti si accumulano, la Banca Commerciale invita Florio o a riscattare o a vendere. La Banca d'Italia fa un intervento importante di valutazione del debito per tentare di salvare una delle più importanti famiglie imprenditoriali italiane. La famiglia Florio si trova ad affrontare una realtà economica sempre più depressa e deve far fronte a fallimenti e a chiusure di attività.

Il destino economico della famiglia, che si accompagna a tristi vicende personali, è già segnato nell'oscuro periodo fra le due guerre.