Guerra, bugie e TV. L`affaire al-Dura - L`icona TV della Seconda Intifada

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Si sa che ormai la guerra mediatica non è meno importante di quella combattuta sul campo di battaglia. E allora ecco che anche attorno ad immagini forti che documentano un momento di realtà bellica si può accendere una lotta lunga e senza quartiere. E' il caso dell'affaire Mohammed al Dura, sorto riguardo un video girato nella striscia di Gaza da un cameraman francese e trasformatosi negli anni in un vero "caso" politico-giudiziario di rilevanza internazionale. Ne ripercorriamo la storia in quest'inchiesta di Amedeo Ricucci.

E' il 30 settembre 2000, due giorni dopo la famosa passeggiata di Ariel Sharon alla Spianata delle Moschee che di fatto porta all'inizio della Seconda Intifada. A Neztarim, nella striscia di Gaza, sono in corso scontri a fuoco tra l'esercito israeliano e dimostranti palestinesi. In quel contesto, Mohammed al-Durah, un bambino palestinese di dodici anni, viene crivellato di colpi, nonostante i tentativi del padre di proteggerlo dietro un muretto. Un cameraman del canale transalpino France 2, Talal Abu Rahma, filma la terribile scena. Il servizio è firmato dall'inviato di France2 Charles Enderlin.

Le immagini fanno il giro del mondo. Scatenano indignazione e finiscono per diventare l'icona della Seconda Intifada. I palestinesi ne fanno ampio uso in chiave anti-israeliana. E allora quelle immagini diventano un campo di battaglia della guerra mediatica. Ed ecco che il governo israeliano, inizialmente scusatosi per l'accaduto (pur avendo dato ai palestinesi la responsabilità di quegli scontri), comincia a esprimere più dubbi, parlando di manipolazione delle immagini, di visione fuorviante, di campagna diffamatoria contro Israele. Si fa presente che non si vede da dove partano gli spari: non c'è la cosiddetta "smoking gun", com'è peraltro normale trattandosi di un video girato in diretta e non di una fiction realizzata su un set.

A tredici anni di distanza dall'accaduto, la vicenda non accenna a placarsi. Sono attualmente sei i processi in corso, più un libro scritto in merito dal giornalista autore del serivizio Charles Enderlin, e, in questi giorni, un'inchiesta ufficiale del governo israeliano.