È il 31 ottobre 2002, un terremoto dell'8° grado della scala Mercalli fa tremare il Molise. La zona più colpita è San Giuliano di Puglia, uno dei 136 comuni della regione, a 60 km da Campobasso, 1.210 abitanti. In tutta la zona, crolla un solo edificio, la scuola: l'istituto "Francesco Jovine". Sotto le macerie restano intrappolati 56 bambini, 4 maestre e 2 bidelle. Il bilancio definitivo delle vittime è tragico: 27 bambini e una maestra, oltre a 35 feriti, molti dei quali con lesioni permanenti.


13 luglio 2007: la sentenza di primo grado: tutti assolti
Il 13 luglio la sentenza di primo grado è conclusa con la contestata assoluzione dei sei imputati. L'accusa aveva chiesto condanne tra i cinque e i dieci anni di reclusione per due tecnici, tre imprenditori e per il sindaco di San Giuliano di Puglia, Antonio Borrelli, che peraltro nel crollo ha perso una figlia. L'accusa per tutti era di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose plurime e disastro colposo. Per i due tecnici c'era anche il concorso in falso ideologico. "Li avete ammazzati due volte" è stato urlato, mentre il giudice ancora leggeva la sentenza.

In sintesi i giudici hanno respinto l'accusa del procuratore della Repubblica di Larino, Nicola Magrone, secondo il quale la scuola è crollata perchè costruita violando molte norme e appesantita da una sopraelevazione. Le madri delle vittime si erano presentate indossando collane con immagini dei loro 'angeli' e una di loro e' svenuta per strada. Bisognerà ora attendere le motivazioni della sentenza, previste comunque già prima dei canonici tre mesi, per sapere come e' stata accolta la tesi difensiva. Intanto il procuratore capo di Larino Magrone ha detto che valuterà in seguito se presentare appello o meno. Questo è stato il suo ultimo processo in cui, proprio nell'udienza di oggi, è avvenuto un simbolico incidente: è caduto il cartello con la scritta ''La Legge e' uguale per tutti'', male affisso sopra al giudice.

Quel 31 ottobre 2002
Ma per ricostruire i fatti dobbiamo ripartire proprio da quelle ore terribili del terremoto. Sono le 11 e 32 di giovedì 31 ottobre 2002; la scossa demolisce la scuola. Dalle macerie si alzano urla, lamenti, richieste disperate di aiuto, tutto il paese accorre. Tra i due solai crollati, si è formata una sorta di camera d'aria, che ha permesso, ad alcune delle persone presenti nell'edificio, di riuscire a salvarsi. Dunque scavare subito è questione di vita o di morte.
In quelle terribili ore, dunque, San Giuliano di Puglia sembra davvero il centro del mondo, con le televisioni italiane che si precipitano sul luogo a dare conto in diretta della tragedia che si sta svolgendo. Ma dietro quel circo mediatico, intanto, si consuma il dramma dei genitori di quei bambini intrappolati sotto le macerie della scuola. Dalle 11 e 32 di quel giovedì mattina, a San Giuliano, non si smette di cercare, i parenti sperano, pregano. È una lotta contro il tempo per salvare quei bambini che sotto le macerie potrebbero essere ancora vivi. I Vigili del fuoco sono arrivati  tempestivamente e non hanno smesso un attimo di lavorare. Da quelle macerie, saranno salvate 35 persone. Alle 4 e 20 del mattino di venerdì 1° novembre, dopo 17 ore dal crollo della scuola, quando tutte le speranze sono perdute, avviene un miracolo.

Sotto le macerie, c'è ancora un bambino da salvare: Angelo. Un miracolo avvenuto prima dell'alba, il bimbo è estratto dalle macerie dopo una sfida lunga una notte. 

Finita l'emergenza, il dolore e la rabbia attanagliano San Giuliano. Il palazzetto dello sport si trasforma in un'enorme camera ardente.
Nel caso della tragedia di San Giuliano, i soccorsi si rivelano efficientissimi. 350 vigili del fuoco, 200 forestali, decine di uomini della Protezione Civile guidati da Guido Bertolaso, Carabinieri , Poliziotti e 500 volontari che non si sono mai fermati.
Per San Giuliano si scatena una vera e propria gara di solidarietà.
Alla  popolazione del paese arrivano presto anche aiuti economici da tutta Italia.

Perchè è crollata solo la scuola?
Ma a San Giuliano, naturalmente arriva il momento delle polemiche e degli interrogativi. La scuola "Francesco Jovine" è come un buco nero al centro del paese e negli animi della sua gente.
Perché quella scuola è crollata? O meglio: perché, in tutta San Giuliano, è crollata solo la scuola 'Francesco Jovine"?
Su questa anomalia, da subito, sono in molti ad avere dei dubbi. La Procura della Repubblica di Larino apre immediatamente un'inchiesta e dispone il sequestro di tutti i documenti, che raccontano la storia della scuola, una scuola costruita negli anni '50, rimaneggiata nel corso dei decenni e da poco ristrutturata.
Nel 1999, la giunta comunale ha incaricato l'ingegner La Serra di redigere un progetto per rendere indipendenti tra loro la scuola materna, l'elementare e la media, e creare nuovi spazi. Il progetto prevede il prolungamento del primo piano dell'edificio. Per realizzare questa sopraelevazione, vengono demoliti il tetto e il sottotetto; i lavori sono stati ultimati il 26 aprile 2002.

Dopo il crollo della scuola, l'Amministrazione Comunale di San Giuliano viene investita dalle polemiche. Molti ritengono che la responsabilità del disastro vada divisa tra chi ha autorizzato i lavori di sopraelevazione della scuola e tra chi li ha eseguiti. Ma il Sindaco, Antonio Borrelli, anche padre di una bambina rimasta uccisa sotto le macerie, respinge le accuse, si difende dicendo che non sono gli ultimi lavori ad aver causato il crollo.
Dopo il dramma della scuola, i genitori di quei bambini hanno dato vita al 'Comitato delle vittime di San Giuliano di Puglia'. L'obiettivo di questo Comitato è la ricerca della verità su quanto è davvero accaduto quel giorno e sulle eventuali responsabilità.

Il processo
Dopo tre anni di indagini il processo di I grado si è aperto venerdì 3 marzo 2005. Ma chi sono gli imputati' E soprattutto quali sono, esattamente, le accuse' Il 17 ottobre 2005, la Procura di Larino rinvia a giudizio Giuseppe La Serra, ingegnere progettista, Giuseppe Uliano, imprenditore edile, Carmine Abiuso, imprenditore edile, Giovanni Martino, imprenditore edile, Mario Marinaro, tecnico comunale di San Giuliano, Antonio Borrelli, sindaco di San Giuliano di Puglia. I reati per i quali sono stati rinviati a giudizio sono: il crollo colposo, l'omicidio plurimo aggravato, e poi il falso ideologico. Non c?è un progetto, non c?è una prova sui materiali, non c?è una prova statica. Subito dopo il crollo della scuola, l'ingegner Giuseppe La Serra, colui che ha redatto il progetto di sopraelevazione della scuola e che, 45 giorni prima della tragedia, ha certificato l'agibilità e la staticità dei locali. La Serra si difende e dichiara di aver eseguito le verifiche nella norma. Purtroppo però nella norma prevista per le zone non sismiche.  San Giuliano è un comune non dichiarato sismico. Per ora la sentenza di primo grado li ha assolti tutti.

Nicola Magrone, il Procuratore della Repubblica di Larino di Campobasso sostiene che quei bambini, in quella scuola, quel giorno, non dovevano esserci. Il collaudo dunque non è stato eseguito correttamente.
Secondo l'Anagrafe Italiana dell'Edilizia Scolastica, in Italia ci sono 42.000 edifici scolastici dove ogni giorno vivono e lavorano 9 milioni di persone, tra studenti, insegnanti e personale a vario titolo. Ma tutte queste scuole sono a norma oppure no?

L'edilizia scolastica
Se non ci fosse stata la scossa di terremoto alla "Francesco Iovine" oggi, si terrebbero tranquillamente le lezioni. Numerosissimi istituti scolastici, di ogni ordine e grado, del nostro paese, soprattutto in zone a rischio sismico, sono fuori norma. In Italia, l'edilizia scolastica è regolata dalla legge quadro numero 23 del 1996. Secondo questa legge, la messa a norma e la sicurezza delle scuole dipende dai comuni e dalle province. Metà degli edifici scolastici non hanno la certificazione di agibilità e statica e igienico-sanitaria e oltre il 60% quella di prevenzione incendi.
Dopo la tragedia di San Giuliano, è stato aggiornato l'elenco dei comuni a rischio di terremoto. Sono dunque situate in zone a rischio sismico quasi 20.000 scuole, di queste, 3000 si trovano in zone ad alto rischio sismico.
È stato attivato un piano di circa 8 mila miliardi di lire per rendere sicuri gli edifici presenti in zona sismica.