Gente del Boom - La generazione del miracolo economico

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Un popolo di imprenditori, di inventori, di gente che, con la sua fantasia e il suo coraggio, ce l'ha fatta: dalle macerie del dopoguerra al sogno del boom economico. E' la cavalcata di una generazione che ha fatto dell'Italia un paese moderno e industrializzato. Quando si parla del miracolo italiano degli anni '50 e '60 si parla di persone e di storie. E questi, infatti, sono cinque racconti tra i tanti possibili, cinque esempi del miracolo economico italiano per capire come è stato costruito il nostro benessere a partire dalle rovine del dopoguerra. 


La ricostruzione è alle spalle, comincia la crescita. Il Paese è in marcia, la miseria fa parte del passato, anche se il benessere è ancora lontano. Ci affacciamo sugli anni Cinquanta: l’impressione è che il peggio sia ormai superato e che l’Italia abbia ancora tante cose da dire. Il Paese si normalizza spinto dal desiderio di tranquillità e di ordine della gente. Gli italiani lavorano a un ritmo che impressiona l’Europa. Il reddito nazionale passa da 6.189 miliardi nel 1947 a 9.906 nel 1951. La grande inflazione è un ricordo. L’industria e la finanza si rafforzano. La Borsa, dopo un periodo oscuro, è in ripresa e assiste agli scontri tra Giulio Brusadelli e Giulio Riva: due “self-made men” che segnano un’epoca, imitati da molti. Sconfitto il Fronte popolare nelle elezioni del 18 aprile del ‘48, il potere della Dc è assoluto: si protende su enti, istituti, banche, commissioni, presidenze, consigli di amministrazione, forze armate, polizia, scuole, ospedali, società sportive. La stagione della lottizzazione è lontana, per ora chi comanda non spartisce con nessuno. E comanda con una certa competenza, il che, tutto sommato, è la cosa che conta di più. Con la vittoria democristiana cambiano molte cose. Cambia la politica italiana, che sarà per anni un monologo della Dc. Cambia lo spirito della maggioranza degli italiani, che si sentono più sollevati; si rafforzano la politica economica di Einaudi e la volontà dell’industria di investire. Salgono produzione, export, riserve valutarie, produttività. Si afferma, soprattutto, il principio della stabilità. E stabilità vuol dire tutto: vuol dire lavoro più facile, aiuti americani più robusti, maggiori capitali, minore disoccupazione. Le retribuzioni reali salgono, Vespe e Lambrette sfrecciano sulle strade. L’Italia dunque si proietta nei “magnifici” anni Cinquanta, che scattano veloci. Leccatesi le ferite, il Paese comincia a sognare. E sogna anche attraverso i rotocalchi, con le loro favole, con i re sbattuti in prima pagina, con i personaggi positivi, baciati dalla fortuna, con i quali, nell’illusione, identificarsi. C’è voglia di divertirsi, di distrarsi, di lavorare e poi, la domenica, di pensare ad altro. La gente vuole vivere quieta, pretende un futuro senza traumi e senza sussulti a rischio anche di avvolgersi nella tonaca sacerdotale della Dc. Questo stato d’animo gioca a favore di De Gasperi, che quel futuro glielo promette, e contro Togliatti e Nenni che fanno paura per la ragione opposta. Sono gli anni in cui le colombe volano, il vecchio scarpone fa rivivere le vecchie illusioni, Coppi dà le ultime pedalate vittoriose, la TV ipnotizza gli italiani a gruppi di trenta per apparecchio televisivo: Mike Bongiorno toglie ogni complesso di inferiorità ad un Paese in cui l’analfabetismo non è ancora morto. Sono gli anni in cui Grace Kelly, Liz Taylor, Esther Williams e Kim Novak, la “bionda incendiaria dalla faccia d’angelo”, si contendono le copertine dei nostri rotocalchi, gli anni in cui le torri di trivellazione lungo la via Emilia fanno sognare un’indipendenza energetica che non ci sarà. Gli anni di Marcello Mastroianni, Enrico Maria Salerno, Walter Chiari, di Raf Vallone, Rossano Brazzi, Maurizio Arena, Ugo Tognazzi, di Alberto Sordi, Giulio Ferzetti, Vittorio Gassman: tutta gente che oggi non c’è più. Il tempo passa, galoppa, compaiono i primi segni del boom economico: Carosello, la Seicento, la Giulietta Sprint, la seconda casa, le vendite a rate, le cambiali. Tra poco morirà Fausto Coppi, ucciso da una maledetta zanzara, le Olimpiadi trionferanno nel settembre romano del 1960, Anita Ekberg fellineggerà splendida, vitale e sensuale ne  “La dolce vita”.