Ripercorriamo in tre appassionanti puntate la straordinaria avventura di Giuseppe Garibaldi, a partire dalla giovinezza in America latina, attraverso le sue idee e le sue grandi imprese, fino alla memoria che del suo mito è rimasta in tante parti del mondo.


Giuseppe Garibaldi, nato a Nizza  il 4 luglio 1807 e morto a Caprera  il 2 giugno 1882, è stato l’uomo più celebre dell’Ottocento. Capace com’era di suscitare entusiasmo e ottenere adesione ai suoi progetti di liberazione dei popoli, fonda già in vita il suo mito. Lo crea con il coraggio, l’ardore ideale, il disinteresse estremo, la vita sobria e talora misera, ma sempre sorretta dalla capacità di reinventarsi un mestiere e un profilo: da marinaio ad agricoltore, da mandriano ad artigiano e a imprenditore marittimo (trasporta guano fino alla Cina e poi a New York). Su queste qualità individuali, che ne fanno un uomo pieno di risorse, si innestano quelle di condottiero, quelle civiche e quelle politiche. Di lui si ricorda l’abilità militare, la capacità di trarsi in disparte per disciplina e amor di patria (basti pensare al famoso “Obbedisco”, dopo la riconquista di Bezzecca), la generosità nel correre in difesa delle genti oppresse, dal Brasile all’Uruguay, dalla sua amatissima Italia fino a Digione, in soccorso della Repubblica francese minacciata dai prussiani (a fianco dunque dei transalpini che erano stati suoi nemici nella Repubblica Romana). Costruttiva ed essenziale è poi la sua duttilità nell’accettare con realismo, lui repubblicano, la cessione al Re d’Italia del regno borbonico da lui conquistato.
I suoi ideali lo guidano ad intuizioni modernissime, anche se in parte utopistiche, come l’auspicio di un arbitrato internazionale fra i popoli, la prefigurazione di un ruolo centrale dell’Europa, l’adesione, nel convegno da lui organizzato nel 1872 per il Patto di Roma, a principi come il suffragio universale, l’abolizione della pena di morte, la scuola laica obbligatoria e gratuita.
Mentre l’Italia lo emargina a Caprera, per comprensibili ragioni di stato, nel 1861 il presidente americano Lincoln gli offre il comando di una armata nordista. Nel 1863 il primo ministro inglese Palmerston lo invita a Londra dove è accolto da mezzo milione di persone.  Nel 1871 il grande scrittore Victor Hugo si dimette dal Parlamento francese perché a Garibaldi non è stata riservata la dovuta gratitudine.
Al fascino dell’avventuriero, all’intelligenza e scaltrezza dello stratega (in Brasile ad esempio sposta le navi per via di terra sottraendosi così alla cattura da parte dell’esercito nemico che lo attende per altra via ed è beffato) si deve aggiungere la sua meno nota opera di scrittore, come autore di romanzi e poesie ma soprattutto delle sue “Memorie”, preziosa testimonianza storica e psicologica.
Fra le opere dedicate alla sua figura ricordiamo i “Mémoires de Garibaldi” di Alessandro Dumas, che era stato testimone e finanziatore con i suoi risparmi dell’impresa dei Mille, e Giosuè Carducci, che alla morte di Garibaldi nel 1882 pronuncia a Bologna un appassionato discorso commemorativo dell’eroe italiano che veglia sulla sua patria.