La storia e l'ascesa di Evita, una donna nata per comandare, che da figlia illegittima di un piccolo proprietario terriero diventa la prima vera first lady del Sudamerica. Per gli argentini è un'eroina venuta dal basso che raggiunte le vette del potere è tornata ad abbracciare il suo popolo. Per molti altri una donna che ha agito per appagare il suo desiderio di arrivismo e vendetta.


Nasce Eva Duarte
Eva Maria Duarte de Perón nasce il 7 maggio 1919 a Los Toldos, un paesino della pampas situato al centro dell'Argentina. La madre Juana Ibarguren è una cuoca che lavora per Juan Duarte un piccolo proprietario terriero da cui ha cinque figli, che però ha un'altra famiglia. Quando Juan Duarte muore, Eva ha soli 7 anni e non le viene permesso, così come i suoi fratelli, di partecipare ai funerali perché non riconosciuta dal padre. Da questo momento la sua famiglia diviene ancora più povera ed Eva vive un'infanzia difficile, segnata dalla povertà e dall'onta della figlia illegittima, nonostante in Argentina fossero già molti i 'signorotti' con due nuclei famigliari.

Qualche anno dopo la sua famiglia si trasferisce a Junin quando sua madre Juana conosce un esponente del partito radicale argentino. Ed è proprio da questa cittadina che il 2 gennaio del '35 la quindicenne Eva, diventata ormai una ragazza ambiziosa, prende un treno e scappa verso Buenos Aires perché sente che la provincia le sta stretta e sogna un futuro da attrice che può trovare solo in una grande città. Come molti aspetti della sua vita ancora oggi mai chiariti non si sa con certezza cosa la spinse ad arrivare a Buenos Aires: la versione più accreditata avalla l'ipotesi che, essendo giunto a Junin il famoso cantante di tango Augustín Magaldi, Eva dopo avergli espresso il suo desiderio di diventare attrice, l'avrebbe supplicato di portarla con lui nella capitale, diventandone forse l'amante. Ma per Eva è molto difficile farsi strada: è un'adolescente che viene dalla campagna, senza una famiglia che la protegge, né amici che le possono dare consigli. Inoltre non ha cultura anche se possiede un'intelligenza molto rapida e un'intuizione spiccata. Nei primi periodi si arrangia a fare un po' di tutto, talvolta rimane senza lavoro e senza ingaggi, barcamenandosi in compagnie teatrali che le offrono salari da fame. È in questi anni che a causa delle sue frequentazioni su di lei nascono pettegolezzi e maldicenze.

Per chi non ama la sua figura e la sua storia, Eva in questo periodo è solo un'attrice mancata e una prostituta per i canoni dell'epoca. Chi la ama invece afferma che in realtà non ha avuto bisogno di ?donarsi? perché dopo essere riuscita a superare un provino alla radio nel 1939, ha ottenuto un posto fisso e una paga sicura facendo sognare con la sua voce le donne argentine, interpretando di volta in volta personaggi femminili dal drammatico destino ma con un inevitabile lieto fine.

Evita conosce Juan Domingo Peron
Nel 1944 un tragico evento si trasforma in una svolta per la sua vita che le permette di salire in modo del tutto imprevisto alla ribalta della storia: un terremoto distrugge la cittadina di San Juan causando più di 10mila morti. Il sottosegretario al Departamento Nacional del Trabajo (il Ministero del lavoro) Juan Domingo Peron, al fine di raccogliere i fondi per la ricostruzione del paese decide di organizzare un festival affidato a una commissione di artisti, tra i quali c?è anche Evita Duarte. Il 22 gennaio del '44 durante il festival al quale partecipano anche i soldati dell'esercito e della marina, Evita e Peron si incontrano. È Domingo Mercante a farli sedere vicini e quindi conoscere mentre tutte le altre donne muoiono di invidia! La leggenda vuole che sia stato un colpo di fulmine: Eva attratta dal senso di protezione che Perón, di ventiquattro anni più anziano, le suscita, lui colpito dall'apparente bontà di lei (come dichiarato in un'intervista) e dal suo carattere irrequieto e insicuro.

In seguito a questa vicenda Evita e Peron iniziano a mostrarsi insieme in pubblico e subito riemergono i pettegolezzi sul passato di lei: per l'opinione pubblica è inconcepibile che un militare nonché vicepresidente della Repubblica, Ministro della guerra e Ministro del lavoro, possa frequentare un'attrice.

La rivolta dei descamisados
Rientrato in Argentina dopo un soggiorno di due anni in Italia, dal 1938 al 1940, dove si era trasferito per studiare da vicino il fascismo e il suo leader Benito Mussolini, Juan Domingo Peron nel '43 entra a far parte del ?Grupo de Oficiales Unidos? (Gou), la loggia massonica che aveva organizzato il golpe del 4 giugno 1943 per impedire l'elezione a Presidente del filo-britannico Robustiano Patrón Costas. Nel 1945 Buenos Aires è la sesta potenza economica mondiale: nascono quindi il proletariato urbano, le prime rivendicazioni sociali e le prime lotte sindacali organizzate.

Peron ha le idee chiare su come 'gestire' questa nuova situazione del Paese: né con la forza, né aprendo ai lavoratori, ma attraverso una sua terza via (che poi diventerà il cosiddetto peronismo) che vede la strategia del 'per il popolo, ma non attraverso il popolo'. Le sue idee politiche però non piacciono ai conservatori che il 12 ottobre del '45 lo arrestano. Ma il popolo è dalla sua parte e non appena viene a sapere dell'arresto manifesta per la sua liberazione.

La mattina del 17 ottobre 1945 viene quindi indicata come la data di nascita del 'peronismo', ovvero di quell'idea politica di Peron che si proponeva quale terza via fra il capitalismo e il socialismo. Il sindacato del CGT indice uno sciopero generale per la liberazione di Peron: i manifestanti spontaneamente convergono verso il palazzo del governo, la 'Casa Rosada?. A mezzogiorno la piazza è colma di migliaia di persone che contro l'etichetta dell'epoca a causa del caldo si sono tolte la giacca, rimanendo con la camicia. Da qui il termine ?descamisados? per indicare quei lavoratori che reclamavano condizioni di vita migliori, sostenitori di Peron e di Evita. I militanti restano in piazza fino a tarda sera, sono sempre più numerosi e alla fine i militari sono costretti a rilasciare Peron, imponendogli anche di affacciarsi alla finestra per calmare le acque. Per tutti ormai è chiaro: Peron è pronto a guidare il Paese.

Riguardo al ruolo di Evita durante la rivolta dei descamisados, le testimonianze sono discordi: alcuni storici affermano che fu Evita diventata una fervente attivista a capeggiare la rivolta, altri che invece non vi partecipò affatto anche perché non conosceva bene né gli operai né gli amici di Peron. Per la storia comunque Evita ha avuto un ruolo importante in quei giorni, tanto da diventare proprio da quel momento l'idolo dei descamisados.

Evita Peron
Il 22 ottobre del '45 Evita Duarte e Juan Domingo Peron, entrambi figli illegittimi nati in un paesino di campagna, si uniscono in matrimonio, diventano la coppia più nota del mondo.

Evita cambia il suo look e inizia a raccogliersi i capelli (ora biondi) a chignon e a indossare tailleur. Tutte le donne argentine imiteranno il suo stile. Fa inoltre sparire il suo atto di nascita per modificare il suo nome: da Eva Maria diventa Maria Eva Duarte de Perón, perché più aristocratico visto che le ragazze di buona famiglia portavano il nome Maria per primo.

Peron diventa presidente
Il 24 febbraio del '46 alle elezioni generali, una fila interminabile di soli uomini si reca alle urne per votare sia il nuovo parlamento, sia il nuovo Capo di Stato. Il partito laburista di Peron vince con il 55%, mentre il restante 45% dei voti va all'unione democratica. Peron è il nuovo Presidente della Repubblica argentina ed Evita la prima 'first lady? del Sudamerica, ruolo che le si ritaglia a perfezione, lei così carismatica e combattiva che ama farsi confezionare abiti da sogno e apparire smagliante e decisa a fianco del marito.

Un anno dopo, il 9 giugno del '47 Evita fa un viaggio in Europa e sbarca a Madrid: tutti vengono colpiti dalla sua bellezza e dalla sua eleganza anche se non sfuggono i difetti come l'essere sempre in ritardo e la sua impreparazione politica nonché le sue gaffe. Evita arriva in un'Europa ancora disastrata dalla guerra, promettendo navi cariche di grano provenienti dall'Argentina affermando che era giusto dividere le loro spighe con i fratelli spagnoli. Dopo la Spagna Evita (vestita per l'occorrenza come la vergine Maria) visita il Papa e De Gasperi a Roma e poi si reca in Francia, Belgio e Svizzera.

Il viaggio in Europa consacra Evita come leader della sua nazione: al suo rientro viene accolta come un'eroina. Anche Peron corre ad abbracciare sua moglie, fiera di aver svolto bene il suo compito, senza rendersi ancora conto che lei lo sta scalzando sempre di più dal cuore degli argentini.

La politica di Evita
Evita aveva iniziato a dedicarsi anima e corpo dei più deboli nel '46 quando prende un treno per tornare in mezzo a quel popolo da cui era venuta e fuggita da ragazza. Si reca a portare speranza in paesi dell'entroterra dove i politici non erano mai stati. Per tutti è la dama della speranza.
Anche in questo caso i giudizi sono controversi: c?è chi vede in lei l'incarnazione della donna generosa che si adopera ad aiutare i più poveri e deboli, e chi invece vede in lei la donna borghese che fa solidarietà indossando favolosi abiti e preziosissimi gioielli. Evita ad ogni modo dà vita alla 'fondazione Evita Peron? con la quale aiuta i bisognosi e fa grandi opere come le scuole e gli ospedali (finanziati anche con i soldi del ministero). Costruisce case per i senzatetto e gli anziani, senza mai dimenticare le esigenze dei bambini. Questa fervente attività benefica di certo le procura grandissima popolarità e ammirazione e spesso la domenica mattina si affaccia al balcone della Casa Rosada davanti alla folla che la acclama, vestita e pettinata di tutto punto.

Il 9 settembre del '47 il parlamento approva il disegno di legge che concede alle donne il diritto di voto, proprio grazie alla lotta di Evita: pensava infatti che l'assenza delle donne nelle decisioni del Paese fosse ciò che successivamente condannava le famiglie e che quindi le donne dovessero avere un ruolo sociale ottenendo prima di tutto il diritto di voto. Viene quindi fondato il partito peronista delle donne. Questa forse è la sua battaglia più importante, il suo obiettivo più "avangurdistico".

Peron diviene un capo sempre più autoritario che non permette la libertà di stampa, né spazi politici all'opposizione, e che esercita il suo potere con rigidità e fermezza (e talvolta crudeltà). La sua è una dittatura insolita che vuole dare ordine al capitalismo e che assicura condizioni di vita più umane ai salariati. Il popolo lo ama, mentre i suoi nemici sono gli intellettuali, le università, la stampa e la Chiesacattolica.

Nel '49 l'Argentina che fino a quel momento aveva conosciuto la crescita economica, entra in una crisi che si aggraverà nel '52: le riserve internazionali accumulate durante la Seconda Guerra Mondiale si esauriscono e gli scioperi verso il governo (riconosciuti dalla nuova Cosituzione del '49) iniziano a farsi sentire. Eppure Peron ed Evita mantengono ben saldo il loro carisma verso il popolo.

Intanto la scena politica diviene sempre più di Evita che continua a parlare ai suoi descamisados e a fondare scuole per i bambini bisognosi, come la 'Città per l'infanzia', che si occupano anche di portare i bambini al mare durante l'estate.
La società è in piena trasformazione, se prima solo gli aristocratici andavano al mare per esempio, ora il 'mar de plata' è pieno di gente del popolo che ha imparato a godere del sole. Era impensabile un tempo per una persona di una certa classe sociale vedere al mare il proprio domestico! Questo rispecchia pienamente la politica di Peron-Evita: una gestione autoritaria del potere, ma anche una sostanziale integrazione sociale e un'effettiva redistribuzione del reddito. Tra mille contraddizioni, infatti, l'Argentina diventa il Paese più democratico del subcontinente.

La candidatura di Evita
In Argentina si è sempre discusso se fosse Evita a esercitare il proprio potere su Peron o il contrari; probabilmente come affermano gli storici Peron si occupava delle decisioni politiche, mentre Evita della parte più emotiva della politica. Erano una coppia perfetta proprio perché si completavano.

Il 22 agosto del '51 è un giorno storico per Evita Peron: la first lady tiene un comizio per la sua recente candidatura alla vicepresidenza nel secondo mandato del marito. Alle 14:30 le strade di Buenos Aires sono piene di gente radunata dal CGT, il sindacato peronista, per consacrare la formula Juan Domingo Peron-Evita alle prossime elezioni che si sarebbero tenute in novembre. Alle 17 nel più grande viale di tutto il Sudamerica si affollano un milione mezzo di persone che esplodono in un'ovazione quando sul palco si affaccia Peron. Ma la folla manifesta subito il disappunto di non vedere anche Evita. Il clima si fa teso e così anche Evita si affaccia al balcone accanto al marito.

Nel tripudio della folla lei prende la parola: ha un compito difficile, perché Peron le ha chiesto di rinunciare a candidarsi a causa delle pressioni contrarie dei militari e dei conservatori (che non potevano accettare che una donna potesse arrivare alla carica di vicepresidente). Evita inizia quindi a osannare il marito per prendere alla larga il discorso, ma la piazza non accetta i suoi giri di parole: vuole sentire la conferma della sua candidatura. Lei chiede tempo e la folla si agita sempre di più. Alle 21 quando ormai la tensione è palpabile, Peron ripende la parola: 'Tranquilli, sarete voi a decidere come sempre', dice. Il generale vorrebbe sciogliere l'adunata, ma il popolo non se ne va via. Evita allora chiede loro di avere pazienza: 'Compagni per l'affetto che ci unisce'per favore, non mi costringete a fare quello che io non voglio fare!'. Ma alle 23 è costretta a riprendere la parola: 'Come dice il Generale Peron, farò quello che mi chiede il popolo!'.

La folla crede di aver vinto e che Evita diventerà vicepresidente, ma lei invece ha solamente ripetuto le parole di Peron.

Evita aveva lavorato duramente con il sindacato per la sua candidatura, ma i militari non volevano assolutamente vederla in un ruolo politico ufficiale, anche perché se Peron, ormai anziano, fosse morto sarebbe rimasta lei a comandare. Alcuni storici sostengono che se Peron si fosse imposto per la candidatura della moglie i militari avrebbero ceduto e che Peron non lo fece perché sapeva che Evita era gravemente malata a causa di un cancro uterino. <

Evita infatti soffre di dolori allo stomaco: inizialmente si pensa siano dovuti al suo cattivo rapporto con il cibo (mangiava pochissimo per paura di diventare grassa) ma poi i medici scoprono che si trattava di un tumore all'utero in stato avanzato. Evita rifiuta di farsi operare affermando di non voler rimanere a letto quando intorno a lei c'era così tanto da fare, così tanta gente che aveva bisogno di lei.

Evita rinuncia alla candidatura
31 agosto 1951, durante un nuovo comizio Evita rinuncia alla sua candidatura con queste storiche parole: "Compagni, voglio comunicare al popolo argentino, la mia decisione irrevocabile e definitiva, di rinunciare all'onore con cui i lavoratori e il popolo della mia patria mi hanno riconosciuto nella storica Adunata Popolare del 22 di agosto. Non rinuncio alla lotta o al lavoro, rinuncio agli onori".

Questa sua rinuncia verrà seguita da una sua grande partecipazione alle cose pubbliche: compare spesso in pubblico sempre più magra, ma anche più aggressiva, nell'instancabile sostegno a Peron che pure l'aveva eliminata dalla scena politica. Nel suo ultimo anno di vita Evita lavora senza sosta, fino all'agonia e il suo ultimo discorso: "Io spero di tornare al più presto a combattere con voi e per questo vi chiedo di pregare Dio che mi restituisca la salute perduta: non per me, né per Peron, ma solo per voi. Per i miei descamisados!"

Muore Evita Peron
Il 26 luglio del '52 alle 20:25 muore il 'capo spirituale della nazione', Evita Duarte Peron. Il decesso viene annunciato via radio a tutta la nazione, che proclama il lutto nazionale. Le esequie durano 15 giorni, sotto una pioggia incessante che accompagna il pianto degli argentini. Evita era ancora giovanissima, aveva solamente 33 anni: la morte trasforma la sua vita in leggenda e sono molti gli argentini a volerla 'santa'. Oggi il corpo risiede nella tomba di famiglia (i Duarte) nel cimitero più borghese del Paese, ma per l'Argentina è come se non fosse mai morta.

In un discorso Juan Domingo Peron affermò: "Senza dubbio il peronismo non sarebbe stato lo stesso senza Eva Peron: lei mise una quota importante di amore e fanatismi di cui hanno bisogno le grandi cause. Fu candidata a tutte le cariche e non volle accettarne nessuna. Era una donna talmente straordinaria e lasciò un'eredità tale che rimarrà nella storia argentina per moltissimi anni".

Il golpe contro Juan Domingo Peron
Il 16 settembre del '55 alcuni aerei della marina militare argentina iniziano a bombardare Buenos Aires facendo una strage di civili: i militari a seguito dei crescenti problemi economici della nazione, l'alto livello della corruzione e i conflitti con la Chiesa cattolica, con un colpo di Stato destituiscono Peron in nome della democrazia e distruggono tutto ciò che apparteneva alla fondazione Peron come gli ospedali e le scuole. Ma il mito di Evita continua a vivere grazie al ricordo del popolo.