Diari. Aprile 1945 - Viaggio nella memoria della Resistenza

Get Adobe Flash player

 

Il ricordo dei giorni della Liberazione attraverso i diari raccolti dall'Archivio Diaristico di Pieve Santo Stefano. Con la partecipazione dell'attore teatrale Ascanio Celestini.


All’indomani della caduta di Mussolini, alle 19,30 dell’ 8 settembre 1943 Badoglio comunica che l’armistizio con gli eserciti alleati è stato firmato. Meno di otto ore dopo, all’alba del 9 settembre, la famiglia reale e Badoglio lasciano Roma diretti a Pescara e poi a Brindisi. Tutti i partiti antifascisti si uniscono nel Comitato di Liberazione Nazionale che chiama gli italiani “alla lotta e alla resistenza”. La lunga battaglia dell’antifascismo, cominciata nel 1922, è vinta sul piano politico, ma non sul quello militare. Nasce così la resistenza armata che, preparata da venti anni di carcere, di esilio e di oppressione, rappresenta l’ultimo atto vittorioso dell’opposizione al fascismo, e si salda con l’insurrezione degli altri Paesi europei contro la tirannia. La Resistenza è un grande movimento politico, ma anche una spontanea insurrezione popolare, che si raccoglie intorno agli antifascisti divenuti comandanti militari. Per quasi due anni, le bande partigiane collegate fra loro, nascoste nelle città o sulle montagne, affrontano le divisioni naziste o la superstite milizia “repubblichina”, mentre nel Sud, un nuovo esercito si affianca agli Alleati. L’armata partigiana si dimostra mobilissima, ma anche profondamente legata ai paesi e alle regioni in cui combatte. Ha come meta la vittoria militare, ma anche il riscatto morale ed il rinnovamento sociale. Accanto alle innumerevoli azioni di lotta quell’esercito traccia talvolta nelle zone liberate i primi lineamenti di uno stato democratico. La Resistenza percorre l’Italia occupata come un grande sussulto dal Sud al Nord, fra battaglie, colpi di mano, salvataggi. Si muove da Napoli che si libera da sola durante le quattro giornate, all’Appennino tosco-emiliano, dai Castelli romani all’Abruzzo, dalla Liguria al Piemonte, dalla Lombardia al Veneto. È un grande esercito al di qua e al di là dei confini, che paga un prezzo di sangue altissimo: 46.000 partigiani morti, 21.000 feriti, 30.000 italiani morti nella Resistenza europea, 33.000 soldati morti nei “Lager” tedeschi, 8.000 deportati politici uccisi nei campi di stermino, 10.000 soldati caduti combattendo accanto agli Alleati nella campagna d’Italia. È il costo della libertà. L’Italia della Resistenza allinea le pagine di storia più dolorose e più gloriose insieme: villaggi e città liberate, dure battaglie in montagna, la strage di Boves e quella di Marzabotto, le Ardeatine e la battaglia di Firenze, la repubblica dell’Ossola e la liberazione  delle grandi città industriali al Nord. Per due lunghi inverni, la nuova Italia è sulla montagna, nel fronte clandestino e nell’esercito di liberazione che combatte affianco degli Alleati: fino al 25 aprile 1945, alla Liberazione, alla pace. È la fine di una lotta cominciata molto tempo prima, e che ha visto cadere tra gli altri, in una linea storica senza fratture, Matteotti e Amendola, Gobetti e Gramsci, De Bosis e i Rosselli, Duccio Galimberti e Bruno Buozzi, Don Morosini e i fratelli Cervi. Ed è da questa lotta che nascono la Repubblica e la Costituzione.