Arrivano gli alleati

Il 1 ottobre 1943, le truppe angloamericane entrano a Napoli, città che dopo aver subito cento bombardamenti è in ginocchio: è buio e solo i fari dei camion degli americani fanno un  po' di luce per le strade dove le linee elettriche sono state interrotte dai tedeschi in fuga che inoltre hanno distrutto gli acquedotti. In questo clima di disperazione e fame avviene l'incontro, raccontato da Roberto Rossellini in 'paisà' tra i militari americani e gli scugnizzi. Tonino Borraccia, un ex pugile, racconta: 'ero uno di quegli scugnizzi. C'erano bande che prendevano questi americani, li riempivano di botte e gli rubavano tutto. Io li portavo o a mangiare o dalle signorine.'

 

Molte sono le ragazze che si innamorano degli americani così eleganti e spesso romantici. Molte andranno a vivere negli Stati Uniti, mentre altre rimarranno a Napoli dopo essere diventate un po' più ricche e talvolta anche madri. Sono gli anni di 'tammurriata nera', di una Napoli povera ma ricca di fantasia e voglia di vivere.

 

Uomini e donne vendono il proprio corpo a modo proprio: le donne attraverso al propria bellezza, gli uomini attraverso i propri muscoli. Nascono così i primi tornei di boxe, il mestiere dei poveri di tutte le culture del mondo. Per i pugili napoletani, privi di una tradizione agonistica alle spalle come gli americani, è difficile diventare professionisti, ma la boxe gli dà comunque delle opportunità, una chance di vita meno avvilente.


I pugili napoletani combattono sulle portaerei americane

In questi anni i miti della scuola americana di pugilato sono Jack La Motta (toro scatenato), Rocky Marciano e Joe Louis: tutti e tre arrivano in Italia con la divisa militare. I pugili napoletani subiscono il fascino di questi campioni e del loro modo di combattere, e spesso hanno l'opportunità di allenarsi insieme a loro. Ben presto vengono organizzati degli incontri tra i partenopei e gli americani, incontri che vengono svolti sulle gigantesche portaerei statunitensi. I match vengono svolti senza un ordine preciso e categorie delineate, quindi ai napoletani capita di sfidarsi sia con dei grandi campioni che con dei dilettanti. Tullio Borraccia, racconta il suo primo incontro: 'Salito sulla portaerei americana, vidi un negro che si allenava vicino al sacco. Portava dei colpi micidiali. Chiesi: 'Quello chi è?' e il mastro mi disse che ci dovevo combattere e io gli dissi: 'No maestro, non ci pensate proprio, io con questo non ci combatto!' E andai via. Rimasi spaventato dal fisico e poi anche perché era di colore, faceva ancora più paura'.

 

Il più delle volte i pugili napoletani vengono sconfitti, ma allo stesso tempo arricchiti perché tecnicamente la scuola americana è molto più avanzata. Ad ogni modo i partenopei combattono quasi esclusivamente per i soldi (vengono pagati con due o tre stecche di sigarette), cosa che interessa molto di meno agli statunitensi.

 

Il contrabbando di Forcella

Non importa quindi chi siano gli avversari, quanto uscire dalla portaerei con una stecca di sigarette da rivendere al mercato nero. Il contrabbando delle sigarette diventa man mano un vero e proprio mestiere: lungo le strade le donne le vendono sui panchetti, così come ha raccontato ancora una volta Rossellini in 'Paisà'. Lo scrittore Vittorio Paliotti, spiega: 'È il contrabbando a salvare dalla fame i napoletani, gestito naturalmente dalla camorra. Il mercato di Forcella veniva rifornito dalle truppe angloamericane che per lo sbarco in Sicilia si erano servite di Lucky Luciano e per l'avanzata in Campania di Vito Genovese, ovvero dei maggiori delinquenti americani venuti per organizzare l'adesione di vecchi mafiosi e camorristi'.

 

Il contrabbando ha quindi salvato Napoli dalla fame, e il camorrista, che viene visto come un benefattore, è ancora una figura pittoresca. Ma come disse il grande Eduardo De Filippo in 'Napoli milionaria' (1945) con la fine della guerra è arrivato il momento di dire 'basta' alla malavita e alla camorra, e di cominciare una nuova esistenza. Eppure la camorra non si è mai fermata, non è stata mai fermata.  

 

Tonino Borraccia e la sua storia d'altri tempi

Il 31 luglio del '47 con la ratifica del trattato di pace, Napoli torna all'autorità italiana. Gli alleati, ora non più al comando della città, rimangono comunque armeggiati nel porto. Per i pugili napoletani resta la possibilità di guadagnare attraverso gli incontri sulle portaerei, ma per loro si aggiunge anche una nuova prospettiva: la possibilità di andare a combattere in America. Questo è ciò che accade a Tonino Borraccia che da scugnizzo è diventato un pugile professionista, come lui stesso racconta: ?Siccome piacevo al pubblico sono stato avvicinato da un americano che mi ha detto: 'Se tu vai in America avresti fortuna, sei il tipo che piace'. Io gli risposi che se mi dava il biglietto sarei partito e così sono andato con l'Andrea Doria. Arrivato a New York cosa trovo' Ho visto un cartello enorme con scritto 'Antonio Borraccia', è stato incredibile, ci sono rimasto. Ho fatto due combattimenti, ma non ho preso soldi perché comunque avevo spesati alberghi e ristornati. Ho conosciuto quello che comandava tutto il pugilato americano, uno dei più grandi gangster, Palermo, un siciliano che conoscevo attraverso la stampa e le fotografie. L'ho riconosciuto, mi sono avvicinato e gli ho detto: 'Mr Palermo lei mi deve aiutare, io ho fatto due incontri e non mi hanno pagato niente'. Mi ha fatto parlare solo cinque minuti e poi mi ha dato 200 dollari e un biglietto da visita. Sono andato all'indirizzo indicato dove c'era un tipo che secondo me faceva finta di lavare i bicchieri, ma che in realtà era un malavitoso che mi disse di un combattimento al Madison Square Garden:  era come la Scala qui in Italia, se non eri un grande pugile, non ci arrivavi. La fortuna volle che c'era il campionato del mondo e io  ero presentato come lo scugnizzo di Napoli e tutti gli italiani che stavano lì tifavano per me. Combattei ma sempre perché ero protetto da questo uomo, sennò come facevo (ma questo l'ho capito dopo). Insomma anche lì ho entusiasmato. Venuto il giorno del combattimento mi hanno bendato le mani e poi le hanno messe nell'acqua: la fasciatura è diventata di gesso! Ci sono pugili superiori ai campioni del mondo che però non sono nessuno perché non sono protetti da nessuno, magari perché sono brutti. Su di me c'erano progetti importanti, si parlava del mondiale'Ma poi non mi sono piaciute molte cose e sono tornato in Italia'. I giornali titoleranno secondo le prime dichiarazioni