L`uomo più forte del mondo - Ritratto di Primo Carnera

 L`uomo più forte del mondo - Ritratto di Primo Carnera

 

"Ho il cuore tenero dal cuore nobile, sono sensibile tanto sensibile che se mi toccano mi metto a piangere, faccio uno strillo e chiamo papà".

Nasce Primo Carnera

La famiglia dei Carnera è una famiglia che ha girato il mondo per necessità scegliendo come ultima dimora Sequals, un paese a circa 40 kilometri da Udine, ed è proprio qui che il 25 ottobre 1906 nasce Primo Carnera, l'uomo più forte del mondo.

Già alla nascita Carnera pesa 8 kg, un evento eccezionale, soprattutto in un paese come l'Italia che in quel periodo era piegata dalla povertà e di conseguenza dalla fame. Il papà di Primo, un mosaicista, non vede la nascita del figlio perché emigrato in Germania per poter lavorare. Anche Primo a soli 15 anni emigra: destinazione Francia. Va da un cugino dove fa lo spaccalegna e dove gli zii gli organizzano un primo incontro di pugilato. Ma non è ancora pronto a questa disciplina. Intanto nel '25, un circo fa tappa proprio dove risiede, vicino Le Mans: un giorno, durante uno degli incontri di lotta di questo circo al quale stava assistendo, il responsabile nota il suo fisico imponente e decide di ingaggiarlo. Carnera diventa il gigante-forzuto del circo, per tutti ?Juan lo spagnolo' e la gente rimane sbalordita di fronte alla sua imponenza: 2, 05 metri di altezza per 120kg di peso e dei piedoni che calzano il 52!


L'esordio nel pugilato

Quando il circo fa tappa ad Arcachon, tra la folla che assiste alle lotte di Carnera c?è anche Paul Journée l'ex campione francese dei pesi massimi, che rimane colpito dal gigante e decide di inserirlo nel mondo della boxe. Poi lo consiglia al manager Leon See il quale dapprima dice di non essere interessato a un 'gigante lardelloso di quelli che vanno a terra al primo colpo', ma poi lo vede e fiuta subito l'affare rendendolo in poco tempo un vero pugile.

 

Carnera fa il suo debutto a Parigi il 12 settembre del 1928 e poi va in Inghilterra dove disputa 18 incontri portando a casa ben 17 vittorie. È ancora oggi un mistero su quanti fossero gli incontri truccati, perché se Carnera possedeva un pugno di acciaio è anche vero che la sua tecnica non era eccelsa. Di certo comunque il campione non era a conoscenza di come il suo manager gestiva gli incontri. Nel '30 è comunque pronto per tentare l'avventura in America, la patria della boxe. Il Paese, che non aveva mai rinunciato a spendere soldi per lo spettacolo (in quegli anni inoltre era in piena ripresa dopo la crisi del '29), lo accoglie da subito con grande entusiasmo e la mafia investe su di lui.

 

L'incontro con Uzcudum

In questo periodo Carnera si divide tra l'Europa e l'America. Ovunque incontra emigranti che lo inneggiano perché vedono in lui, emigrante come loro, il proprio riscatto. Diventa quindi sempre più popolare e il manager dopo numerosi incontri che puntavano più sulla quantità che sulla qualità organizza un incontro importante contro lo spagnolo Paulino Uzcudum, un ex campione europeo. La stampa italiana continua a screditarlo e lo dà per perdente convinta che, se avesse vinto, sarebbe stato solo per qualche combine visti i precedenti incontri e il ruolo - noto a tutti - della mafia.

 

Ma quel 30 novembre del '30 appare subito chiaro che non c?è nessun trucco: gli organizzatori infatti per avvantaggiare Uzcudum costringono Carnera a usare dei guantoni più piccoli rispetto a quelli che portava sempre. Il match è molto duro e alla fine Carnera vince ai punti. Da questo momento i giornalisti italiani cambiano atteggiamento nei confronti del friuliano che finisce il 1930 con un totale di 25 vittorie e una sola sconfitta.

La nuova stagione della boxe ricomincia da Miami dove il gioco si fa decisamente più duro. Ma l'anno seguente Carnera inizia ad avere seri problemi economici e si accorge che il suo manager prende una percentuale troppo alta sui suoi incontri. Decide quindi di tornare in Italia dove si affida a un altro manager, Luigi Soresi. Questi è meno esperto ma comunque riesce in poco tempo a portarlo a New York per battersi per il campionato del mondo.

 

Carnera campione del mondo

A New York Carnera deve battersi con un pugile di rilievo, Ernie Schaaf. I due si affrontano il 10 febbraio del '33: l'incontro giocato sul filo del rasoio vede Schaaf andare al tappeto rovinosamente alla tredicesima ripresa. Le condizioni del pugile sono gravi, Carnera stesso lo aiuta a rialzarsi, ma niente. Schaaf morirà poco dopo mentre viene trasportato in ospedale.

Carnera a questo punto decide di ritirarsi dal mondo della boxe. Ma dopo pochi mesi il manager e i famigliari lo convincono a tornare ad allenarsi. Ora deve battersi per il titolo mondiale: deve battere il detentore dei pesi massimi Jack Sharkey. L'incontro avviene il 29 giugno del '33 al Madison Square Garden.

Così la radiocronaca dei giornalisti sportivi: 'Alla prima ripresa Carnera rompe subito gli indugi e attacca uno Sharkey barcollante'Seconda ripresa, Sharkey diventa più guardingo e cerca di reagire ma l'italiano lo incalza obbligando l'avversario a stare alla larga'Alla quarta ripresa Carnera continua con la sua tecnica preferita e martella con il sinistro...Alla fine della quinta i nuovi allenatori di Carnera gli ordinano un'azione di forza'Carnera attacca e mette Knock Out l'avversario!'.

 

Il nuovo campione del mondo è un italiano, Primo Carnera.

 

Il rientro in Italia

Le immagini del terribile pugno di Carnera fanno il giro del mondo e i giornali italiani riempiono intere pagine con l'impresa vittoriosa del boxeur italiano.

 

Nel mese di luglio Canera torna in Italia. Mussolini gli manda un telegramma: ?Esprima a Carnera il mio vivo compiacimento e gli dica che tutta l'Italia fascista e sportiva è orgogliosa che una camicia nera sia campione mondiale di pugilato'. La risposta di Carnera di fronte alle telecamere è pronta e nello stile dell'oratoria fascista: 'Il mio primo pensiero dopo la vittoria è stato per la mia patria l'Italia e per il duce'.

 

Giorno dopo giorno, città dopo città, Primo Carnera affronta il bagno di folla che lo accoglie ovunque. La sua immagine viene rappresentata in tutte le forme e stili, dalla caricatura ai busti di marmo che ne esaltano i muscoli e la corposità. Il regime intanto vuole trarre vantaggio dalla sua presenza e dalla sua immagine di uomo vittorioso e lo invita a numerose celebrazioni. Ma Mussolini evita sempre di farsi fotografare accanto al gigante per non apparire troppo piccolo. Un gerarca fascista per ovviare a questo problema si fa fotografare con una cassetta sotto ai piedi sapientemente nascosta.

 

La carriera cinematografica

La carriera di Carnera annovera oltre 20 film girati in Italia e negli USA. Le sue performance passano a corrente alternata da ruoli brillanti e parodistici a ruoli cupi e drammatici, ma in generale la sua statura lo porta a essere usato come 'mostro' contro 'mostri': deve affrontare tra gli altri King Kong, oppure gli fanno fare il ruolo del primitivo con anello al naso, tutto muscoli e poco cervello.  

In Italia recita con i divi e le dive del momento. Appena possono tutti ne sfruttano il fisico, ma lui accetta sempre perché questo gli porta denaro e in più si diverte. Tutti lo vogliono conoscere, a cominciare da Charlie Chaplin.  

 

La perdita del titolo

Dopo aver difeso il titolo contro Uzcudum, Carnera ritorna negli USA e il 14 giugno del '34 (lo stesso giorno in cui arrestano il suo manager) sale sul ring contro Max Baer, detto 'il bello', un americano di 95 kg, più basso di Carnera che come lui fa anche l'attore e il ballerino. I due si conoscono bene (insieme gireranno anche un film con Myrna Loy) e sono buoni amici. Carnera non è affatto in forma e già al primo pugno le sue gambe fanno fatica a tenerlo in piedi. Il campione cade numerose volte, ma si rialza sempre e intanto Baer diventa sempre meno potente. È un match poco tecnico e pulito, i due pugili spesso cadono insieme sul ring. Ma Carnera all'undicesimo round dopo due round durissimi per lui e diversi pugni assestati bene dall'americano, si arrende.

 

In Italia Mussolini dà l'ordine di non pubblicare le foto di Carnera a terra perché disdicevoli. Inoltre si preferiva non esaltare la vittoria dell'americano che aveva combattuto con una vistosa stella ebraica cucita sui calzoncini.

 

L'incontro con Joe Louis

Nel 1935 Carnera decide di combattere con il ventunenne Joe Louis. Naturalmente per Louis e i suoi manager si tratta di un'occasione: si sa infatti che per costruire la carriera di un giovane puglie la cosa migliore è farlo incontrare con un pugile forte e famoso, ma ormai 'ammorbidito'. È il 25 giugno del 1935, il match è bollente, pieno di cori razzisti, di tifosi di Louis e di agenti della sicurezza. E alla fine la vittoria se l'aggiudica il pugile afroamericano. La nuova grande stella della boxe.

 

La Seconda guerra mondiale

Ormai il campione italiano ha perso tutto. Una malattia renale lo blocca a Budapest ma non ha nemmeno i soldi per pagare la clinica. Al rientro in Italia, dove fortunatamente ha una bella villa, durante la guerra è costretto a lavorate per una ditta che costruisce strade per l'avanzamento delle truppe del Fürer. In Italia sogna ormai una compagna e una famiglia e a Gorizia dove è andato a inaugurare un grande magazzino incontra Pina Kovacic: è subito colpo di fulmine. I due si sposeranno nove mesi dopo per poi dare al mondo Umberto e Giovanna.

 

Molti ufficiali tedeschi e fascisti vanno a trovarlo e questo non piace ai partigiani che un giorno lo prelevano dalla sua abitazione e lo portano in un luogo segreto per interrogarlo. Qui il comandante della Brigata Sud Garibaldi, ovvero Leonardo Picco gli pone diverse domande per capire se fosse una spia dei fascisti. Il comandante oggi ricorda: 'Ero un po' emozionato, gli ho chiesto se la famiglia stava bene. E poi siamo passati all'argomento importante. Correva voce in montagna anche tra i partigiani e grazie a lettere anonime che lui era un collaborazionista dei fascisti, ma lui mi disse di no, che a casa sua entravano tutti: tedeschi, fascisti, cosacchi e persone di passaggio. Chiunque volesse conoscerlo. Quell'uomo lì non aveva la faccia della persona cattiva, era l'uomo buono che avessi mai visto'.

 

Quando poi arrivano gli alleati Carnera ritrova i vecchi amici americani che gli urlano ?paisà? e lo fanno salire sulle loro jeep. Ma anche a lui tocca fare la fila insieme a suo figlio davanti all'ufficio distribuzione viveri per ottenere farina e viveri per la sopravvivenza.

 

Di nuovo sul ring, con il wrestling

Dopo la guerra Carnera è molto povero e questa volta ha una famiglia da sfamare, e così quando gli arriva dall'America la proposta di risalire sul ring ma questa volta non per la boxe bensì per il wrestling, Carnera accetta. Dopo il primo incontro con Wee Willie Davis, il gigante italiano si trova nuovamente a girare per il mondo da emigrante per guadagnarsi da vivere. Carnera riacquista la sua popolarità, soprattutto dopo aver vinto l'incontro con uno dei maggiori esperti di wrestling in quel periodo, Ed ?Strangler? Lewis. Quando poi i soldi diventano sufficienti ad accompagnarlo c?è anche la sua famiglia.

Intanto continua a fare l'attore, apre un ristorante e un negozio di liquori italiani, 'Primo Carnera liquor's store?.

 

In quegli anni esce un film The harder they falls (il colosso d'argilla) che è un chiaro riferimento a Carnera: il protagonista infatti è un colosso che arriva in America senza saper boxare, ma che vince grazie alla mafia. Nella pellicola c?è anche il vecchio Max Baer in persona che lo manda al tappeto.

Ma ai giornalisti dimostra di non aver avuto mai la volontà né l'intenzione di truccare i suoi incontri: 'Ai miei tempi c'era molta mafia - dice - Erano abbastanza pericolosi. Adesso son qui e sono molto tranquillo e beato. Il mio progetto è di tornare in Italia l'anno venturo quando i miei figli avranno finito gli studi. Se c?è qualcosa che non rifarei' Prima di tutto starei più attento ai manager e alla percentuale dei soldi che hanno preso ovvero il 33,5% più tutte le spese. A me restava sempre molto meno della metà. Una volta ai miei tempi il pugile aveva fame e doveva combattere forte perché doveva vincere per vivere, oggi la cosa è totalmente diversa'.

 

Pregi e difetti del campione

L'esperto di boxe Salvatore Rappa, riguardo alla tecnica di Carnera spiega: 'Era un buon pugile, non il migliore, ma un buon pugile. Per sua sfortuna combatteva negli anni in cui c'era Joe Louis che è stato il più grande. Il suo problema era che prima era un sollevatore di pesi al circo e quindi aveva sviluppato un'enorme massa muscolare: quando il bicipite è molto sviluppato il braccio non si può allungare totalmente e la potenza deriva solamente dal muscolo e non dalla forza di tutto il corpo. Invece nei colpi da vicino era molto efficace grazie proprio alla sua potenza'.

 

La morte

Carnera torna diverse volte in Italia, soprattutto in occasione delle operazioni che deve fare ai reni. Ma nel '67 è costretto a tornare per l'ultima volta. Quando scende dall'aeroplano il 20 maggio i giornalisti e gli sportivi accorsi restano di sasso: Carnera non è più il gigante che tutti ricordavano ma un uomo di 61 anni con la morte disegnata sul volto. Erano sei anni che non tornava in Italia e tutti lo assediano per avere racconti e ricordi. Carnera nonostante le difficoltà nel parlare non si risparmia e risponde a tutti. Il referto medico dei suoi dolori indica che il boxeur italiano è malato di diabete e cirrosi apatica, probabilmente causate dai pugni ricevuti.

 

Il gigante buono morirà nel 34° anniversario dalla conquista del titolo mondiale dei pesi massimi, il 29 giugno 1967. Al suo funerale c?è anche Nino Benvenuti che solo due mesi prima a New York era diventato campione dei mesi medi. È come un passaggio di testimone.

 

La figlia racconta che Carnera se n?è andato via lentamente, con dolcezza e coscienza serena'

Sulla sua tomba a Sequals, recita la frase 'Mens sana in corpore sano'.