Alighiero Noschese - Storia di un ladro di anime

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La storia di Alighiero Noschese, un grande attore, istrionico e camaleontico, il primo a portare l'arte delle imitazioni nell'intrattenimento televisivo, ma anche un uomo pieno di misteri, ombre ed inquietudini.
 


“Ladro di anime” lo definisce Federico Fellini, cogliendo la sostanza dell’arte di Alighiero Noschese, equiparato alla grandezza del celebre trasformista d’inizio Novecento Leopoldo Fregoli. Una vera arte, la sua, fatta anzitutto di studio e intuizione dell’interiorità delle persone che si propone di imitare (prima che della loro fisionomia e mimica), e in un secondo momento di interpretazione, che fonde gli strumenti dell’imitazione (il trucco, lo sguardo, le parrucche o la calvizie, soprattutto la voce) con la satira. Ma questa satira non è prettamente politica, anche se il soggetto prescelto è appunto un politicante: più che i contenuti politici, infatti, quel che si prende di mira e si traccia è piuttosto il ritratto del personaggio. Qualche volta con battute che inquadrano la figura con fulminea precisione: basti pensare al leader sovietico Kruscev che, forzatamente estromesso dal potere, va ripetendo “non mi posso lamentare”.
Tra i personaggi che ne parlano, in questa puntata, c’è uno dei suoi eredi (Gigi Sabani), e ci sono anche le stesse personalità pubbliche che Noschese imitava. Come il senatore Giulio Andreotti, che rammenta come chi conduceva vita politica facesse a gara per essere imitato da Noschese. Il dirigente televisivo Ettore Bernabei precisa poi come le molte imitazioni dell’attore napoletano non abbiano mai dato luogo ad interventi di censura.
Oltre agli uomini politici, anche notissimi attori, presentatori televisivi e cantanti (si pensi a Lucio Dalla o Gigliola Cinquetti) vengono  riproposti da Noschese con stupefacente somiglianza e bravura. Egli non risparmia neppure il poeta Ungaretti. Uno dei segreti delle sue imitazioni risiede nel lungo studio della voce del personaggio, effettuato con l’ausilio di due registratori (oltre che, nelle sedute del trucco, che si protraggono per ore).
Fin qui l’attore Noschese. Quanto all’uomo, nato a Napoli nel 1932, laureato in Giurisprudenza, sposato e con due figli (cui era molto legato, così come era molto innamorato di sua moglie), Noschese soffre molto per la fine del matrimonio, a cui segue una fase di depressione acuta che lo porterà al suicidio, in una clinica romana, a soli quarantasette anni, il 3 dicembre 1979.
Lo storico Aldo Mola esamina a lungo l’adesione dell’attore ai due rami della massoneria italiana. Uno degli aspetti pochi chiari della sua figura, così come qualche ombra resta ancora sulle dinamiche della sua fine.
In ogni caso restano di lui, immortali, i pezzi della sua camaleontica bravura.