Alfabeto Italiano - Poveri noi

 Alfabeto Italiano - Poveri noi

 

Immagini di un tempo lontano, in cui la fortuna non ha ancora preso l’Italia sotto le sue ali: le macerie al  limitare delle strade, i bambini del Sud che, per mangiare, imparano a rubare, le schedine della Sisal con le loro 30 lire di sogni, la gente assiepata ai bordi delle salite a vivere i duelli rusticani tra Bartali e Coppi. I genitori “severi ma giusti”, i fotoromanzi di “Sogno” e “Grand Hotel”, i calendari dei parrucchieri profumati di lavanda, i soprabiti ricavati dalle coperte americane. Le feste di paese con le lampadine sull’aia, i miti latini, le ultime “segnorine” e gli ultimi reduci straniti. E poi uomini  e cose datate anteguerra e sopravvissute alla guerra: i vecchi contadini che danno del tu al vino, le mondine con i cappelloni di paglia e le canzoni nostalgiche della Bassa. La carrellata continua, fatta di tante piccole schegge sepolte nel tempo: il cavallo a dondolo, il monopattino, i giocattoli a carica, la retina notturna per i capelli, le fette di castagnaccio, calde, pesanti, avvolte in una carta marrone un po’ assorbente, la cucina economica, l’olio di ricino, la ghiacciaia con la stecca di ghiaccio ricoperta da un sacco di iuta, gli arrotini ambulanti, i rivenditori si scarpe usate.