A risentirci più tardi - Cossiga e Faranda

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Un confronto tra l’ex ministro degli Interni Francesco Cossiga e l’ex brigatista Adriana Faranda sullo sfondo dell’Italia degli anni di piombo, un’arida stagione vissuta da entrambi con ruoli da protagonisti ma su posizioni radicalmente opposte. Inevitabile la cronaca di quel 16 marzo 1978. Ci vorranno quattro anni e le confessioni di alcuni pentiti per dare un volto al commando terrorista responsabile del rapimento del presidente della Democrazia Cristiana. Valerio Morucci e Adriana Faranda confermeranno tutto, confessando dopo la cattura. Quella mattina Moro esce di casa per recarsi alla Camera dove Andreotti deve presentare il suo governo, con i comunisti per la prima volta nella maggioranza, sia pure come appoggio esterno. Francesco Cossiga si precipita: dal suo ufficio al Viminale Giuseppe Parlato, capo della Polizia, gli dà la notizia: “Ministro, hanno rapito Moro”. Già in auto matura la decisione di dimettersi:”Dimissioni esecutive in qualunque caso, Moro liberato o Moro ucciso”, dirà anni dopo. In Cossiga è infatti radicata la consapevolezza che con le Br è impossibile trattare senza compromettere l’essenza stessa dello Stato.