Approfondisci...
La segreteria Almirante mira fin dall'inizio all'unità delle destre, trattando a tal fine con i monarchici e con gli indipendenti di centro-destra, e offrendo un’immagine diversa del MSI: più moderna e moderata. Per rivitalizzare il partito, inoltre, sceglie un doppio binario: da una parte cerca di recuperare tutto il movimentismo, concentrando l’attenzione su quello che si muove in opposizione alla ventata di movimenti di sinistra del ’68/’69, dall’altra ascolta il bisogno di ordine da parte di quella parte di popolazione che gli altri sembrano non ascoltare, e che egli stesso chiama la “maggioranza silenziosa”.
Queste le sue parole durante la trasmissione Tribuna Politica del ’72: «Noi abbiamo la ragionevole probabilità di prendere voti sia dal proletariato, sia dal mezzogiorno d’Italia, sia dalla media e piccola e alta borghesia, del sud, del centro e del nord».
Nel luglio del ‘70 il MSI è protagonista dei cosiddetti “fatti di Reggio”: la città calabrese reagisce duramente alla decisione di spostare il capoluogo della regione a Catanzaro; inizialmente questa protesta viene sostenuta anche dalle sinistre, ma poi il segretario provinciale della CISNAL (il sindacato legato al MSI), Francesco Franco, detto "Ciccio", conia lo slogan “boia chi molla” e organizza una sollevazione della destra che ben presto si trasforma in una vera e propria rivolta. Questa si conclude solamente nel febbraio dell'anno successivo, con l'ingresso dei carri armati in città.
A seguito di questi fatti, nelle comunali che si tengono nel giugno del ‘71 il partito ottiene importanti affermazioni a Catania con il 23% e a Reggio Calabria con il 21%. Nel febbraio del ‘72 Almirante riesce a formare un’alleanza con il PDIUM (Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica), una delle maggiori formazioni monarchiche italiane, e alcuni liberali.
Da queste “aperture” politiche deriva anche un mutamento di denominazione del partito, ora chiamato “Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale”. Ignazio La Russa: «Nasce la Destra Nazionale, era un progetto di rendere la destra non più esule in patria, ma di farla contare». Franco Servello: «L’idea di fare una costituente di destra per le libertà era la quintessenza di quella che era la meta finale da raggiungere in termini di battaglia politica. Non essere emarginati quindi, ma partecipi in una visione aperta. Ma questa contrastava con il teorema degli estremismi».
Nonostante alcune discrepanze interne, nel ’72 il MSI raddoppia i suoi voti e raggiunge il suo massimo storico con l’8,7% alla Camera e il 9,2% al Senato.
Ma i problemi interni al partito diventano sempre più evidenti fino a quando, nel ’76, avviene una scissione e si forma un nuovo partito, la Democrazia Nazionale, che avrà però vita breve. Come ricorda Teodoro Buontempo: «Andò via quasi tutta la classe dirigente del MSI, il partito rimase con Almirante e pochi dirigenti, decapitato quindi da tutti i suoi quadri di riferimento. Noi ci portammo appresso questa mancanza di classe dirigente e quindi chi era in serie C arrivò in serie A».
I missini e le rivolte studentesche
Durante gli anni ‘70 il consenso giovanile al MSI-DN cresce considerevolmente, andando ad alimentare lo scontro armato di piazza tra i cosiddetti “opposti estremismi”: il Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del MSI, e la FGCI, l’organizzazione giovanile del Partito Comunista. Se nella cosiddetta “democrazia bloccata” nella quale non c’è possibilità di alternanza il MSI ha una vita molto difficile e pochi spazi di manovra, quello su cui Almirante può contare è proprio la fortissima base di giovani missini che ruotano intorno al partito e che rispondono con entusiasmo ai suoi appelli di mobilitazione.
Pochi sanno che l’Università
La Sapienza di Roma in quel periodo è un feudo della destra missina, almeno fino al ‘66, anno in cui la lista della “Caravella” perde consensi a seguito della morte di Paolo Rossi.
Il 27 aprile, infatti, attivisti neofascisti del raggruppamento “Caravella” provocarono violenti incidenti all'interno della facoltà di Lettere e Filosofia in occasione del rinnovo dell'organismo rappresentativo degli studenti (ORUR). Nei tafferugli viene colpito Paolo Rossi, studente di architettura iscritto al PSI, che, sentitosi male, precipita da un muretto morendo poi nella notte.
A seguito di questo tragico incidente, la mattina seguente otto facoltà vengono occupate per protesta: studenti e docenti chiedono lo scioglimento delle formazioni neofasciste.
Ma con l’avvento del ’68, la destra di lotta contrapposta alla destra d'ordine e di governo ritorna ad operare all’interno dell’Università romana. Teodoro Buontempo: «I temi del movimento studentesco facevano parte del nostro DNA: anche noi eravamo contro la scuola che sfornava disoccupati intellettuali, contro chi voleva i giovani remissivi, piegati, massa di manovra elettorale…Le Facoltà di Legge e Scienze Politiche erano nelle mani della destra, mentre la Facoltà di Lettere in quelle di sinistra, poi però la sera si giocava tutti a pallone!» Infatti, come ricorda Umberto Croppi, durante gli scontri di Valle Giulia, molti sono gli studenti di destra, in prima linea, che insegnano agli studenti di sinistra come reagire e difendersi dall’assalto delle camionette della polizia.
Ma quando l’attivismo dei giovani missini diventa un fenomeno non più controllabile dalla burocrazia del partito, che inizia a temere di consegnare all’immaginario collettivo l’idea di un mondo giovanile reazionario, Gastone Nencioni in un articolo sul
Secolo d’Italia annuncia la necessità di ritornare all’ordine.
Il MSI quindi impone l’abbandono delle occupazioni universitarie e per suggellare questa direttiva lo stesso Almirante si reca all’università
La Sapienza di Roma.
La lotta armata vs i “vigliacchi” Maurizio Gasparri: «In seguito alle direttive del partito alcuni scelsero la scorciatoia del terrorismo della lotta armata e guardavano con disprezzo a quelli che restavano all’interno della legalità, considerandoli nella migliore delle ipotesi dei vigliacchi, nella peggiore dei traditori». Tra il ’69 e il ’75 l’eversione di estrema destra ucciderà 20 persone e rivendicherà 133 attentati.
Ma anche per chi non sceglie direttamente la strada della lotta armata, negli anni ’70, lo scontro frontale contro la sinistra sembra essere l’unica strada. Molti sono i luoghi di ritrovo che nascono in quegli anni: spesso si tratta di veri e propri bunker, come quello di Colle Oppio, a Roma, una delle più antiche sezioni di destra, originariamente il ritrovo della comunità dei giuliano-dalmati (esuli istriani scacciati dopo la seconda guerra mondiale), trasformata dagli anni ‘50 nel cuore della militanza missina. Questa sezione, ribattezzata “circolo”, oggi è intitolata a Stefano Recchioni, un ragazzo uccisoda un 'attentato davanti alla sezione di Via AccaLarenzia a Roma, perché “fascista”, una delle tante vittime di quei terribili anni.
La violenza quindi è all’ordine del giorno, di conseguenza «la classe dirigente della destra italiana - come afferma Francesco Storace - si è fatta soprattutto nelle strade…è stata una palestra durissima». Lo stesso Storace subirà infatti tre attentati. Ma ad essere determinante per l’ascesa all’interno del partito è anche l’esperienza del carcere: «Son diventato dirigente politico - informa Ignazio La Russa - dopo aver fatto sette giorni di carcere; all’epoca era un titolo di merito. E soprattutto lo sono diventato con la militanza».
Da un’intervista a Giorgio Almirante: «Io non sono mai d’accordo con la violenza, io sono d’accordo con il coraggio, e il coraggio è sempre armato di forza, non di violenza». L’intervistatore: «Ma quando i vostri militanti scendono in strada per battersi con l’estrema sinistra lei è d’accordo? ». Almirante: «Senza dubbio. Perché se non ci fossimo noi non ci sarebbe nessuno a battersi contro l’estrema sinistra».
Gianfranco Fini, ricordando quel periodo: «La guerra civile è una pagina davvero difficile per tutti quei ragazzi che sono stati sacrificati a destra e a sinistra. Non so se si sono fatte tutte le riflessioni che andavano fatte e se alcune cose sono state archiviate, come il rogo di Primavalle».
Il rogo di Primavalle La notte tra il 15 e il 16 aprile del ‘73, alcuni aderenti all'organizzazione extraparlamentare di sinistra, Potere Operaio, versano del liquido infiammabile sulla porta della casa del segretario del MSI della sezione di Primavalle, Mario Mattei: quella che doveva essere un’azione intimidatoria si trasforma in una tragedia; l’incendio infatti divampa e distrugge rapidamente l'intero appartamento. Mentre alcuni familiari riescono a salvarsi gettandosi dalla finestra, due dei figli del Mattei, Virgilio (22 anni) e Stefano (8) muoiono carbonizzati.
Gianfranco Fini: « È una delle vicende più bestiali della lotta politica di quegli anni…Nessuno credo dimenticherà mai le fotografie del più grande, ormai carbonizzato, alla finestra con il bambino abbracciato alle gambe. Come vivemmo quel momento? Come la dimostrazione che c’era un odio che poteva superare anche la frontiera della ragione, dell’immaginabile…».
Nascono radio e giornali di destra A Roma, in via Sommacampagna, si trova la sede del Fronte della Gioventù, luogo in cui sono cresciuti politicamente Fini, Gasparri e Alemanno, ma anche la sede di Radio Alternativa, uno dei mezzi di comunicazione più spregiudicati e forse moderni di quel periodo.
Umberto Croppi ricorda: «Era la prima occasione che ci veniva data di parlare nel momento in cui si diceva: “Con il fascista non si parla”. Serviva, insieme ad altre iniziative, a confrontarci: se uno sentiva i dischi dei Led Zeppelin a casa, per esempio, fino a quel momento doveva coltivare la sua passione come una sorta di perversione privata; ma con la necessità di dover mettere un disco sul piatto del DJ, operare delle scelte e doversi esprimere, si metteva tutto in discussione!».
Si tratta quindi, per i giovani missini, di un’occasione di confronto e quindi di crescita, anche intellettuale. Teodoro Buontempo: «Quindi dal partito dei treni in orario, dal partito dell’ordine, diventammo anche il partito per costruire una nuova società. Il caso dei “campi hobbit” ne fu un esempio: in due-tremila andavamo lì a discutere del mondo e della politica».
Molte sono le iniziative private culturali che nascono in quel periodo ma di certo il
Secolo d’Italia diventa il crocevia più importante per molti giovani dirigenti di partito e un serbatoio per la costituzione della classe dirigente di destra: li forma politicamente e li rafforza culturalmente, permettendo loro, in seguito, uno sbocco parlamentare. Tra questi troviamo: Franz Maria d’Asaro, Mauro Mazza, Maurizio Gasparri, Francesco Storace, Bruno Socillo, Claudio Pompei, Gianni Rossi, Silvano Moffa, Gennaro Malgeri, Pino Rigido, Adalberto Baldoni, Aldo Di Lello, Adolfo Urso, Teodoro Bontempo e Gianfranco Fini.
Congresso di Sorrento, 1987 Nel luglio del 1984 Almirante annuncia la propria intenzione di lasciare la Segreteria entro la fine dell'anno, in occasione del successivo congresso nazionale. Ma il partito gli chiede, quasi all'unanimità, di recedere da tale proposito. L'ormai anziano leader acconsente quindi a rimanere in carica ancora per un biennio, e durante il congresso di Sorrento dell’87 designa come suo successore Gianfranco Fini, il quale oggi commenta così quella scelta: «Son convinto che la ragione per cui Almirante mi disse: “Ma tu te la senti?”, non fosse nelle capacità che mi riconosceva, ma perché si era intimamente convinto che con lui e la sua generazione finiva una fase storica, e quindi finiva in qualche modo lo stesso MSI».
Per sostituire Almirante, quindi, al ballottaggio contro Rauti, Fini vince con 727 voti contro 608.
Gianfranco Fini: «Era un periodo difficile, non sapevo bene che pesci pigliare, non avevo ancora velleità di strategie politiche…infatti il partito qualche tempo dopo mi ha detto: “Vattene a casa”: era morto Almirante (22 maggio 1988) e quindi veniva meno la sua autorità morale; il partito fece la scelta di Rauti che rappresentava la continuità con il passato, ideale e politico». Ma dopo solamente un anno Fini torna alla Segreteria del partito, e questa volta con nuove energie che ben presto porteranno alla svolta di Fiuggi.
Intanto nell'autunno del ‘93, Gianfranco Fini, che quell'anno aveva dichiarato: “Il fascismo è morto nel 1945 e nessuno può pensare di restaurarlo”, va al ballottaggio per il sindaco di Roma contro Francesco Rutelli. Viene sconfitto, ma per la prima volta un esponente del MSI viene sdoganato.
Fini ricorda: «Un romano su tre votava per me; è evidente che non votava il Segretario del MSI ma la persona e al tempo stesso, forse, chiedeva a quella persona che desse vita a un movimento politico che potesse essere maggioritario».
Fiuggi, 1995: nasce Allenaza Nazionale A fine aprile del ‘93, un articolo sul Secolo d'Italia a firma di Francesco Storace (allora portavoce di Fini) lancia l’idea di una nuova “Alleanza Nazionale” che veda uniti i missini con chi ha idee conservatrici, come la destra democristiana, la destra liberale e intellettuali come Domenico Fisichella (il quale aveva fatto una proposta simile in un articolo su
Il Tempo, nel ’92).
L’idea, nell’immediato, viene bocciata, ma se ne discuterà per tutta l'estate seguente e, dopo il buon esito del partito alle elezioni amministrative di novembre, quando il MSI diventa il primo partito a Roma e Napoli ed elegge numerosi sindaci in comuni minori, inizia ad essere presa realmente in considerazione: è lo stesso Gianfranco Fini, segretario nazionale del partito, a varare ufficialmente, l’11 dicembre del ’93, il “Movimento sociale italiano - Alleanza Nazionale”.
Il nuovo MSI-AN debutta alle elezioni politiche del ‘94 come alleato di Forza Italia al Sud (coalizione del Polo del Buon Governo) e indipendente al Nord, riuscendo però a vincere in un solo collegio maggioritario. In ogni caso il partito è al suo massimo storico e diventa forza di governo. Giuseppe Tatarella è eletto vicepresidente del Consiglio e il partito è rappresentato nell'esecutivo da cinque ministri.
Gianfranco Fini in occasione del XVII Congresso di Fiuggi del gennaio del ‘95, decide di concretizzare il suo obiettivo politico e chiede ai membri del partito di seguirlo per operare una svolta che porti all’abbandono dell’etichetta di post-fascismo che il MSI si portava dietro ed inserirsi nello scenario politico democratico italiano, e quindi verso una destra conservatrice e liberale. Destra definita dallo stesso Fini: nazionale, sociale e partecipativa.
Ecco parte del testo pronunciato da Gianfranco Fini: «Di questi cento anni di fumo e di speranza, di conquiste sociali e di offese alla dignità umana, di avventure spaziali e di miserie morali, ogni italiano assume nel suo giudizio tutto, senza tralasciare nulla…e proprio perché l’allucinante tragedia dei gulag e dei lager ha fatto comprendere tutti i pericoli e gli orrori delle dittature, anche noi siamo sottomessi a questo diritto naturale che al primo posto annovera la tutela e il diritto della libertà come valore e bene, prezioso e irrinunciabile. Per questo non si può identificare la destra politica con il fascismo e nemmeno istituire una discendenza da questo. […] Io chiedo al Congresso di respingere tutti gli emendamenti che sono stati presentati al secondo capitolo delle tesi valori e principi. Il Congresso è storico perché noi chiediamo, io chiedo, al Congresso, di voltare definitivamente pagina rispetto a tutto il ‘900».
Durante il congresso vengono quindi ritirati gli emendamenti da parte di membri del partito quali Teodoro Buontempo e Mirko Tremaglia; questi però pone una condizione: che venga accettato un ordine del giorno in cui si sottolinea la differenza tra antifascismo non comunista, e antifascismo stalinista del Partito Comunista. Nonostante Pino Rauti non accetti di ritirare l’emendamento e gridi parole di fuoco: “Vogliamo forse diventare figli di quella baldracca del XX secolo?!”, la proposta di Fini passa e nasce Alleanza Nazionale.
Dopo il Congresso di Fiuggi Pino Rauti fonda il Movimento Sociale Fiamma Tricolore, ma nell’ottobre del 2003, il Tribunale Civile di Roma accoglie un ricorso presentato da alcuni iscritti alla Fiamma Tricolore e stabilisce di invalidare l’elezione del comitato centrale adottato dall'assemblea del partito nel 2000, che confermava Rauti come presidente. A seguito di questa sentenza, Rauti viene espulso dalla Fiamma Tricolore e fonda, nel 2004, il Movimento Idea Sociale (MIS).
Nel ‘96 AN partecipa alla costituzione della coalizione di centrodestra insieme a FI, CCD e CDU, formando il “Polo per le Libertà” il quale però viene sconfitto dalla nuova coalizione di centrosinistra, denominata “L’Ulivo” e guidata da Romano Prodi.
Nel 2001 nuove elezioni riporteranno la coalizione di centrodestra “Casa delle Libertà” alla guida del Paese: Allenza Nazionale farà quindi parte del Governo per cinque anni.
Roma, 11 giugno 2001, Gianfranco Fini entra a far parte del governo Berlusconi con la carica di vicepresidente del Consiglio: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi, e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione».
Esuli in patria. La formazione della classe dirigente della destra italiana da Salò ad oggi. (prima parte)