L'universo dei fumetti è così variopinto ed esteso da non conoscere confini, se non quelli della fantasia. Dopo essere stato relegato per decenni nell'ambito degli intrattenimenti per l'infanzia, ha finalmente recuperato la dignità delle autentiche opere letterarie fino a suscitare un vivo interesse artistico: la cura, l'elaborazione delle tavole disegnate e la complessità delle sceneggiature fanno infatti rientrare molti fumetti a pieno titolo nel rango di opere narrative e dell'arte visiva, che godono spesso di un foltissimo seguito e non devono invidiare nulla nemmeno ad un loro stretto parente qual è il cinema.
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Come nasce questo fenomeno, come si sviluppa una così ricca e prolifica forma d'espressione nel corso degli anni? E come viene alla luce ogni lavoro, il frutto della cura e della pazienza delle tante figure che collaborano per regalare ogni volta un nuovo sogno ai lettori?
Le tante origini di un linguaggio di massa
Non è possibile stabilire una singola, precisa data di fondazione per un genere di testi così sfaccettato, che affonda le proprie radici nell'antichità se non addirittura nella preistoria: forme di rappresentazione visiva sequenziale e didascalica sono, ad esempio, le pitture rupestri oppure gli affreschi e i bassorilievi di epoca egizia, ellenica e romana; lo stesso termine “filatterio” designa i nastri, le sequenze verbali che accompagnavano le rappresentazioni sacre medievali ma per estensione anche i primi tipi di “nuvoletta” contenenti i dialoghi nei fumetti di fine ottocento.
Sebbene molti paesi si contendano la paternità delle prime pubblicazioni a fumetti, per cui sembra più corretto parlare di una tendenza sviluppatasi contemporaneamente in diversi luoghi al termine del diciannovesimo secolo, sono le strisce apparse nei quotidiani americani le prime forme di fumetto prodotte in larga scala e capaci di raggiungere un pubblico di massa.
A causa della sua popolarità, il supplemento “Yellow Kid” di Richard F. Outcault, pubblicato dal “New York World” nel 1895, è stato dunque considerato per molto tempo come il primo fumetto della storia, e resta ancor oggi un importante spartiacque che segna la nascita dell'industria delle “nuvole parlanti”.
Mentre nel resto d'Europa il nuovo mezzo espressivo si diffonde con rapidità, forte di esperienze già consolidate (come “Monsieur Jabot” in Svizzera, “Max und Moritz” in Germania e “La famille Fenouillard” in Francia), in Italia la produzione è ancora limitata al vecchio canone dei giornali satirici e umoristici illustrati di scarsa diffusione fino alla prima uscita nelle edicole del “Corriere dei piccoli” il 27 dicembre 1908.
Pubblicato dal “Corriere della sera”, questo supplemento settimanale per l'infanzia si lega alla tradizione dei giornali per bambini che annovera tra i più celebri predecessori il “Giornalino della domenica” di Vamba ed il “Giornale dei bambini” dove Collodi aveva pubblicato il suo Pinocchio; è il primo esempio italiano di edizione industriale centrata sui fumetti ed inoltre ospita la serie che ha come protagonista Bilbolbul, la prima disegnata da autori italiani. Le illustrazioni sono sempre e comunque accompagnate da didascalie in versi, e bisogna attendere altri vent'anni per la comparsa delle prime nuvolette, con la nascita di “Topolino” (edito da Nerbini) che dal 31 dicembre 1932 inizia a pubblicare le strisce create da Disney per i quotidiani americani. Quando la concessione dei diritti passa a Mondadori nel 1935, si è già formata una nutrita schiera di autori italiani che permettono all'industria del fumetto di sopravvivere ai divieti imposti dal regime fascista, sebbene alcuni editori come lo stesso Nerbini, che puntano sulla produzione statunitense, incontrino numerose difficoltà.
Le tante testate che vedono la luce in questo periodo, soprattutto quelle che si propongono nel nuovo genere “avventuroso” rifacendosi a popolari comics americani (“Buck Rogers”, “Dick Tracy”, “Tarzan”, “Flash Gordon”, “Mandrake”, “Phantom”), non sopravvivono però ai disastri della guerra.
Al termine del conflitto la Mondadori, che non si è compromessa con il regime, può continuare ad avvalersi del successo di Topolino ma altri editori devono fronteggiare dei costi di produzione divenuti ormai proibitivi e s'inventano nuovi formati, più economici, come la striscia ed il libretto. Parallelamente, si stanno affermando le pubblicazioni della stampa cattolica e i curatissimi albi della casa editrice Bonelli, che dal 1948 sta costruendo attorno a “Tex” un importante e diversificata produzione di fumetti.
Intanto, la scuola franco-belga dopo “Spirou” (1938) offre ad un pubblico sempre più vasto delle pietre miliari come “Tintin” (1946) e pone le basi per gli ulteriori successi degli anni seguenti, ovvero “Lucky Lucke” (1947), “Les Schtroumpfs” (i Puffi, del 1958), “Asterix” (1959), e molti altri; in Giappone, cessati i divieti per le pubblicazioni non propagandistiche, appare nel 1947 “L'isola del tesoro” di Osamu Tezuka, il primo manga moderno.
La nuova ondata
Gli anni Sessanta segnano una svolta nel mondo dei fumetti: le bandes dessinées di produzione francofona si sviluppano ancora, con l'uscita di “Michel Vaillant” e “Blueberry” (che vede esordire il disegnatore Jean Giraud, poi divenuto celebre con il nome di Moebius), e negli Stati Uniti nasce l'universo serializzato dei supereroi Marvel (i vari “Uomo Ragno”, “Devil”, “Fantastici Quattro”, rivoluzionari rispetto ai più datati “Superman” e “Batman” targati DC Comics).
In Italia, la produzione autoctona (ad opera di Carpi, Bottaro e Scarpa) diviene un vero punto di forza per i fumetti di Topolino, ma si affacciano anche edizioni più innovative e coraggiose: “Diabolik” delle sorelle Giussani inaugura nel 1962 il filone noir, che si popola in breve tempo di una moltitudine di antieroi come “Kriminal” e “Satanik” creati da Magnus e Max Bunker; lo stesso “Corto Maltese” di Hugo Pratt, personaggio estremamente complesso, non può certo essere definito come lo stereotipo dell'eroe dei fumetti; non mancano nemmeno le incursioni nel genere erotico, che vedrà poi affermarsi disegnatori come Guido Crepax e Milo Manara, o nella satira grottesca con le strisce “Sturmtruppen” di Bonvi.
Sia le sceneggiature che i disegni si fanno insomma più maturi e smaliziati, indicando dunque la metamorfosi del fumetto da pubblicazione per l'infanzia a vera e propria letteratura per adulti: la rivista-contenitore Linus (nata nel 1965, pubblica i “Peanuts” di Schulz e molte altre strisce di grande valore) rappresenta una sintesi di questo passaggio e per il suo ruolo nella cultura italiana, non solo nell'ambito dei fumetti, ha avuto una forte influenza su diverse generazioni.
A cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta si può così finalmente parlare di fumetto d'autore, e la qualità delle realizzazioni sembra quasi volerle proporre nel campo dell'arte: ad esempio, le opere di Andrea Pazienza hanno ormai assunto questo statuto, ma pure Pratt, Manara e Crepax così come Moebius ed Enki Bilal in Francia possono vantare un'attenzione particolare anche fuori delle edicole. Non a caso, la nascita delle graphic novel (autentici romanzi illustrati) negli Stati Uniti è il sintomo di nuove, più ambiziose prospettive per i fumetti rispetto al passato.
La curiosità dell'Occidente per i manga nei primi anni Novanta marca l'inizio di una vera e propria invasione dei fumetti giapponesi, che alcuni editori vivono come una minaccia ed altri invece come una straordinaria opportunità, sostenuta da una nuova permeabilità multiculturale dei lettori.
Anche in Italia si moltiplicano le produzioni indipendenti e “sperimentali”, forti di un pubblico sempre più aperto e curioso, mentre si consolida il successo delle serie più importanti e conosciute. Dylan Dog, l'investigatore del paranormale che porta alla ribalta il suo creatore Tiziano Sclavi e rafforza l'espansione dell'editore Bonelli, pur non essendo un fumetto di nicchia si distingue per la qualità delle sceneggiature, la capacità evocativa dei disegni e un continuo gioco di rimandi e citazioni che appaga anche i palati più raffinati.
Il mondo dei fumetti mostra gradi esponenziali di diffusione e diversificazione, confrontandosi con i mezzi e le tecnologie del nuovo millennio senza deludere la sensibilità di un pubblico divenuto ormai maturo ed esigente: l'alchimia che riunisce l'impegno e la pazienza delle tante figure impiegate nella realizzazione di un fumetto, lo caratterizzano come il frutto di un lavoro di squadra certosino ed ancora quasi artigianale.
L'interesse di letterati, accademici e soprattutto registi (tra fumetti e cinema esiste un legame privilegiato, consolidato) testimonia la definitiva assunzione delle “nuvole parlanti” nel novero delle opere di “prima classe”, ma ancora più importante è il fatto che i fumetti non si siano mai allontanati nel corso degli anni dalla vita quotidiana, dall'intimità, dal cuore dei lettori.