Augusto de Megni ha oggi ventisette anni ed è il vincitore dell’edizione 2006 del reality show "Il grande fratello", ma è stato anche il protagonista di uno dei casi più celebri e controversi di sequestro di persona avvenuti in Italia.

Il rapimento
È il 3 ottobre 1990, verso sera. Augusto, un bambino di undici anni, è appena rientrato in casa con il padre Dino de Megni, noto uomo d’affari di Perugia. Nascosti in cucina li stanno aspettando due uomini con il viso coperto da passamontagna, sono armati di pistole e fucili a canne mozze. I banditi legano e imbavagliano il padre e fuggono portandosi via il bambino. Fuori dalla villa un terzo complice li sta aspettando in auto con il motore acceso. Dopo un'ora Dino de Megni riesce a liberarsi, da l’allarme, ma è troppo tardi,  i banditi sono già lontani e hanno cambiato l’auto. Augusto cerca di lasciare il suo orologio sotto il sedile per lasciare una traccia, ma i banditi se ne accorgono e si prende uno schiaffo. Inizia la partita a tre: la famiglia, i rapitori e lo Stato. Passano quasi cinque settimane prima che i rapitori si facciano vivi, poi il 20 novembre il primo contatto. La richiesta di riscatto è esorbitante: 20 miliardi di lire. La trattativa è difficile. I rapitori scelgono di nuovo il silenzio. Il 26 dicembre, senza un accordo preventivo né con la famiglia, né la polizia, i frati francescani d’Assisi lanciano un appello diretto ai rapitori chiedendo la liberazione del bambino, ma l’iniziativa non da alcun risultato. Gli investigatori, malgrado i numerosi blitz e le segnalazioni, rivelatesi poi false, brancolano nel buio.

Approfondisci...