Come è cambiata la politica da quando gli esperti di marketing seguono le campagne elettorali? Come è cambiato il "mercato" del voto? Il politico si rivolge agli elettori come l'uomo d'affari si rivolge ai potenziali acquirenti. Il messaggio elettorale si è ridotto a comunicazione pubblicitaria.
Alcune Regole del marketing politico
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La logica pubblicitaria, già da tempo, ha invaso la comunicazione politica riducendone il messaggio a mero spot commerciale: è l’avvento di una concezione mercantile della politica. In questa visione le elezioni diventano mercati del voto, in cui gli elettori interpretano la parte dei consumatori, e i politici quella dei venditori: gli elettori non sono più politicamente attivi, non sono più arbitri delle scelte, ma clienti da adescare; i candidati si esibiscono come se dovessero essere votati per quello che sono, e non per i programmi che propongono. La campagna elettorale in questo caso perde di valore politico e diventa un tentativo di seduzione personale. In Italia una tendenza del genere è subentrata quando nel 1994 Silvio Berlusconi è entrato in politica utilizzando tutte le sue risorse mediatiche, studiando minuziosamente tutti i dettagli della campagna elettorale, come se fosse una compagna pubblicitaria per il lancio di un nuovo prodotto: stabilendo così un’equazione tra propaganda e pubblicità che mette a dura prova la scelta critica e consapevole dell’elettore. Da quel momento il modo di fare campagna elettorale è cambiato. Oltre alle nuove figure professionali che hanno invaso il campo della politica: consulenti di vario tipo, scenografi, pubblicitari, è la televisione che ha accelerato l’equazione tra politica e marketing. Non è, certamente, una novità assoluta che la televisione rifletta la politica; sin dall’origine della televisione in Italia, i politici sono stati invitati a parlare, a presentare i loro programmi nelle tribune politiche, oggi invece la televisione sembra produrre la politica. La capacità che la televisione ha di sedurre e di convincere, consente a qualsiasi candidato di fissare la telecamera con sicurezza, lodare il proprio programma, il proprio “contratto con gli elettori”, mentre il pubblico da casa guarda perplesso la televisione, non capisce: percentuali di e su che cosa? occupazione vera o fittizia, stabile o precaria? Aumento della criminalità? aumento dei salari e diminuzione delle tasse? L’uomo politico ha imparato a mentire senza imbarazzo, sa di promettere senza mantenere. L’effetto di questo nuovo mercato del voto, di questa “telepolitica”, è l’incertezza che ciascuno elettore ha nel momento in cui deve votare.