1994: l’anno di Silvio Berlusconi
Il 26 gennaio del 1994 Berlusconi invia alla Reuters, alla Rai e alla Fininvest una videocassetta contenente un messaggio di 9 minuti e 24 secondi, in cui annuncia la sua “scesa in campo”:
“L’Italia è il paese che amo… Mai come in questo momento l’Italia ha bisogno di persone con la testa sulle spalle e di esperienza consolidata, capaci di darle una mano, di fare funzionare lo Stato… Affinché il sistema funzioni è indispensabile che al cartello delle sinistre si opponga un polo delle libertà che sia capace di attrarre a sé il meglio di un Paese pulito, ragionevole, moderno…vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme, per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano.”
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Silvio Berlusconi è un “self made man”. Dopo l’esperienza in campo edilizio, Berlusconi allarga i suoi interessi nel settore delle comunicazioni e dei media. In meno di dieci anni il gruppo Fininvest comprende tre emittenti commerciali, diventando il principale antagonista della Rai.
Dal 1992 l’Italia è un Paese in crisi: una crisi istituzionale, politica e culturale che provoca lo scioglimento dei vecchi partiti mettendo fine alla cosiddetta Prima Repubblica; una crisi complessa e contraddittoria dai diversi profili: crisi di indebitamento, lotta alla corruzione e restaurazione dell’autorità della legge, proteste contro Roma capitale in nome del laborioso Nord, in Sicilia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vengono uccisi da Cosa nostra.
Il patrimonio di Silvio Berlusconi è minacciato: la Fininvest è pesantemente indebitata e il governo Ciampi sta pensando di rivedere la legge Mammì allo scopo di limitare il quasi totale monopolio della Fininvest nel campo della televisione commerciale, il suo protettore politico e amico Bettino Craxi è travolto dagli eventi e la maggior parte degli uomini d’affari milanesi a lui vicini sono coinvolti nell’inchiesta “Mani Pulite”. Alla fine del 1993 le elezioni amministrative comunali di alcune grandi città come Roma, Venezia, Napoli e Palermo sono vinte dall’alleanza progressista. La sinistra non è mai stata così vicina al potere.
Per difendere il suo patrimonio e per colmare il vuoto lasciato dai vecchi partiti Silvio Berlusconi medita un suo ingresso in politica; nell’estate del 1993 convoca nella villa di Arcore i suoi più fedeli consiglieri, Gianni Letta, Fedele Confalonieri e Marcello Dell’Utri, per discutere la fondazione di un nuovo movimento politico, per definirne il nome e l’immagine: nel novembre del 1993 nasce ufficialmente l’Associazione nazionale Forza Italia. Per la campagna elettorale mobilita le straordinarie risorse della sua organizzazione nei campi della pubblicità e delle ricerche di mercato. È la prima volta, in Italia, che una forza politica assume le caratteristiche del partito-impresa.
Elezioni politiche del 1994
Le elezioni politiche del 1994 si svolgono con un nuovo sistema elettorale: un sistema misto maggioritario-proporzionale, con cui il 75% dei deputati veniva eletto con un sistema di tipo maggioritario, in collegi uninominali, e il restante 25% con un sistema di tipo proporzionale. Ciò costringe i partiti a raggrupparsi in coalizioni per ottenere il maggior numero di voti nei collegi uninominali.
Forza Italia al Nord si allea con la Lega Nord di Umberto Bossi creando il Polo delle Libertà. Al Sud si allea invece con Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini. Dal punto di vista ideologico Fini e Bossi si collocano agli antipodi: nazionalista e assertore dello Stato forte e interventista il primo, razzista, neoliberista e avverso allo Stato centralista il secondo. Fanno parte della coalizione il Centro Cristiano Democratico e altri partiti moderati di centro.
A sinistra, la coalizione dei Progressisti comprende il Partito Democratico della Sinistra, la Rete, i Verdi, Alleanza Democratica, un resuscitato Partito Socialista, e Rifondazione Comunista.
Il Partito Popolare Italiano di Martinazzoli e il Patto per Segni si presentano in liste separate.
I mezzi di comunicazione di massa e le altre risorse a disposizione di Silvio Berlusconi rendono la competizione del tutto squilibrata.
I risultati elettorali del 29 marzo 1994 confermano la vittoria di Berlusconi e della sua coalizione.
Ma l’esperienza del suo governo dura poco. A provocare la crisi è l’incompatibilità tra Lega Nord e Alleanza Nazionale, l’esitazione del cammino dell’Italia verso l’Europa, e la questione sociale che il 12 novembre 1994 mobilita a Roma un milione di persone in difesa dei diritti dei lavoratori. È la più grande manifestazione sindacale nella storia della Repubblica.
Il 22 novembre 1994, mentre Berlusconi presiede, a Napoli, la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla criminalità organizzata, gli viene recapitato dalla Procura di Milano un avviso di garanzia dal quale apprende di essere indagato per concorso in corruzione; in seguito anche alcuni tra i suoi più stretti collaboratori sono travolti da altre gravi accuse: Marcello Dell’Utri e di Cesare Previti, avvocato di Berlusconi e ministro della difesa. Berlusconi accusa di cospirazione politica la magistratura.
Quando Umberto Bossi ritira l’appoggio al governo, Silvio Berlusconi rimette il proprio mandato nelle mani del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. È il 22 dicembre del 1994.