Luigi Einaudi

 Luigi  Einaudi

 


Luigi Einaudi nasce da un'umile famiglia a Carrù, in provincia di Cuneo, il 24 marzo 1874. Perde molto giovane il padre e, con la madre e l'intera famiglia, si trasferisce a Dogliani. Vince una una borsa di studio che gli permette di studiare al ginnasio presso il collegio ecclesiastico delle Scuole Pie a Savona. Nel 1895 prende la laurea in giurisprudenza a Torino e inizia l'attività giornalistica. Nel 1902 è docente di Scienze delle finanze con l'incarico di Legislazione industriale ed Economia politica all'Univesità di Torino. Nel 1904 ottiene la cattedra di Scienze delle finanze alla Bocconi di Milano. Dal 1896 collabora con il quotidiano La Stampa per poi passare, nel 1900, al Corriere della Sera. Dal 1908 dirige la rivista "Riforma Sociale". Nel 1912 elabora una nuova teoria finanziaria, presentata nel saggio "Concetto di reddito imponibile e sistema di imposte sul reddito consumato".

Tra le opere di Einaudi pubblicate nel primo periodo di ricerca vanno annoverate: "Studi sugli effetti dell'imposta" (1902), "La finanza sabauda all'aprirsi del secolo XVII" (1908), "Intorno al concetto di reddito imponibile e di un sistema di imposte sul reddito consumato" (1912), "La terra e l'imposta" (1924), "Contributo alla ricerca dell'ottima imposta" (1929).

Nel 1919 Einaudi è nominato senatore del Regno su indicazione di Giovanni Giolitti. In questa veste - sono gli anni direttamente successivi alla Prima guerra mondiale - Einaudi è tra i più accesi critici di ogni forma di socialismo di Stato nella vita economica.

Dapprima guarda con favore il programma economico del movimento fascista, ma già prima della marcia su Roma del '22 inizia ad avere qualche perplessità che lo porterà, nel 1927, a dimettersi da collaboratore del Corriere della Sera, ormai legato alle idee e alle iniziative del regime mussoliniano. Nel 1935 le autorità fasciste fanno chiudere la rivista "Riforma Sociale" e, l'anno seguente, Einaudi fonda la "Rivista di storia economica", che sarà pubblicata fino al '43.

Dopo la Liberazione del 25 luglio, Einaudi diviene rettore dell'università di Torino, ma con la nascita della Repubblica di Salò deve lasciare l'incarico e ripiegare in Svizzera. Nel dicembre '44 è a Roma e il 5 gennaio 1945 è nominato governatore della Banca d'Italia.

Nel 1946 è eletto deputato all'Assemblea Costituente per il Partito Liberale Italiano, e il 31 maggio 1947 Alcide De Gasperi lo chiama a far parte del suo quinto governo come vicepresidente e ministro del Bilancio. Da ministro, Einaudi sostiene un'idea economica di libero mercato e la stabilizzazione della lira attraverso una politica di restrizione del credito.

Il 10 maggio 1948 diviene presidente della Repubblica - è il primo capo dello Stato eletto dal Parlamento della Repubblica - divenendo poi, una volta scaduto il mandato il 25 aprile 1955,  senatore a vita.
Negli anni del governo e della presidenza si lega parecchio a De Gasperi, al quale riconosce formidabili qualità umane e di statista, sostenendone l'ambizioso e difficile obiettivo dell'unità europea.
Luigi Einaudi muore il 30 ottobre 1961 a Roma.