Tiranno tra i più efferati della storia, Josif Vissarionovic Dzugasvili, detto Stalin - da 'stahl', acciaio, un soprannome assunto in clandestinità durante lo zarismo ' nasce a Gori, Tiflis, in Georgia il 21 dicembre 1879, da una povera famiglia contadina.
La sua è un'infanzia segnata dalla miseria e dalle violenze del padre alcolizzato che muore quando il futuro dittatore sovietico compie 11 anni.
Nel 1894, Stalin entra in seminario ma ne viene espulso cinque anni dopo perché si distingue come agitatore all'interno dei gruppi socialisti clandestini dei ferrovieri di Tiflis.

Nel 1902 abbandona Tiflis per passare a Batum, sul Mar Nero e, in seguito a una violenta manifestazione, è arrestato e deportato in Siberia, a Novaja Uda.
Dal 1903 appoggia l'azione dei comunisti bolscevichi di Lenin e nel 1912 entra nel comitato centrale del partito. Dal 1913 al 1917 viene nuovamente internato in Siberia a Kurejka. Liberato, nel 1917 assume la direzione della Pravda.

Commissario alle nazionalità nel primo governo rivoluzionario, diviene segretario generale del Partito Comunista dell'URSS, il PCUS, succedendo a Lenin. A partire dal 1925 consolida il suo potere contrastando e isolando i suoi oppositori, Zinoviev e Kamenev, segretari delle sezioni del partito comunista di Pietroburgo e Mosca, con i quali in principio si era alleato per mettere fuori gioco Trotzky, naturale erede di Lenin.
Si oppone fermamente all'idea di Trotzky della 'rivoluzione permanente' e internazionale, contrapponendo l'idea della 'rivoluzione in un solo paese', dunque il principio dell'autosufficienza della rivoluzione russa ' gradita alla maggioranza dei quadri bolscevichi - in modo da garantire la formazione dello Stato sovietico.
Il XV congresso del PCUS del 1927 segna l'affermazione di Stalin che manda in esilio Trotzky per poi farlo assassinare da un sicario con un colpo di piccozza nel 1940, in Messico.

La sua campagna contro gli oppositori è ferocissima, in particolar modo contro i Kulaki, i contadini possidenti che fa massacrare, arrestare, deportare con l'obiettivo di collettivizzare forzatamente l'agricoltura (1930). Nascono così i Kolkoz, aziende agricole collettive di proprietà statale, dove il lavoro è forzato e si muore di stenti. Poco dopo nascono i Sovchoz, di proporzioni maggiori.
Si dedica inoltre a una progressiva e accelerata industrializzazione attraverso una serie di 'piani' che potenziano il settore metallurgico dell'industria pesante. Viene quindi valorizzato il 'Gosplan' (commissione statale per la pianificazione), nato nel 1921 all'epoca della NEP, incaricato da Stalin di elaborare il primo 'piano quinquennale' nel 1928.

Gli anni trenta, in particolare dal 1935 al '38 sono gli anni dei 'Grandi processi a Mosca', del 'Grande Terrore', delle 'purghe staliniane', delle sanguinarie persecuzioni, dei processi sommari, delle deportazioni nei 'gulag' della Siberia e delle carcerazioni arbitrarie.
Una data a lungo dimenticata, anche dalla nostra storiografia, è quella del 1932, quando Stalin pianifica "La grande carestia" (Holomodor) contro i contadini che, in Ucraina, resistono alla statizzazione dell'agricoltura. Ne muoiono a milioni per fame.

Gli anni trenta segnano il trionfo della dittatura personale, del potere assoluto della burocrazia, della nomenklatura del partito unico, dell'arbitrio poliziesco della Ghepeù e, dal 1934, della NKVD, la temibile polizia politica di Laurentij Berija (1938), già organizzatore dell' 'Arcipelago Gulag'.

Il 23 agosto del 1939 Stalin stringe un accordo di non aggressione con la Germania nazista. E' il patto Molotov-Ribbentrop, ma nel 1941 la Russia è invasa dalla forze italo-tedesche dell'Asse e Stalin, come presidente dei commissari del popolo, maresciallo e comandante supremo delle forse armate, l'Armata Rossa, organizza la resistenza e la controffensiva.

Di lui disse Churchill: 'per vincere avevo una sola scelta: quella di allearmi col diavolo'. Nel marzo 1946, a guerra finita, è eletto primo ministro del governo sovietico, ministro delle forze armate, segretario generale del comitato centrale del PCUS.  Con le conferenze di Teheran, Jalta e Potsdam assume grande rilievo internazionale. Con l'inizio della 'Guerra fredda', Stalin muta la passata dottrina della 'rivoluzione in un solo paese', con quella del 'campo socialista', che comporta un durissimo e repressivo accentramento sovietico anche con la creazione del Cominform.

Di lui scrisse Benito Mussolini su 'Il Popolo d'Italia' del 5 marzo 1938: 'Stalin, davanti alla catastrofe del sistema di Lenin, è diventato segretamente un fascista. Essendo lui un semibarbaro, non usa l'olio di ricino, ma fa piazza pulita con i sistemi che usava Gengis Khan. In un modo o nell'altro sta rendendo un commendevole servizio al fascismo'.

Stalin muore a Mosca il 5 marzo 1953. I funerali sono solenni e riceve gli onori da tutto il mondo comunista nel quale spicca la figura del leader del PCI Palmiro Togliatti.

Nel 1956, l'anno dell'invasione sovietica dell'Ungheria, il comitato centrale del partito, attraverso il successore di Stalin, Krusciov,  formula severe critiche alla tirannia di 'Koba' ' altro soprannome che ebbe in gioventù - e al culto della personalità che ha determinato nei lunghi e terribili trent'anni della sua dittatura.