Il 22 novembre del 1963, il Presidente americano John Fizgerald Kennedy viene assassinato mentre l'auto che lo sta trasportando percorre le strade di Dallas. E' il più giovane Presidente nella storia degli Stati Uniti d'America. È nato a Brookline, un sobborgo di Boston, il 29 maggio del 1917 da una famiglia di origine irlandese.
La sua carriera politica ha inizio dopo la seconda guerra mondiale, prima come rappresentante del partito democratico al Congresso e poi, dal novembre del 1952, al Senato.

Nel 1956 vorrebbe presentarsi come vicepresidente del democratico Stevenson, che sta per sfidare Eisenhower. Perde la sua battaglia nel partito, ma comincia subito a lavorare per le successive elezioni presidenziali. Viaggia in lungo e in largo per il paese, scrive articoli, interviene sulle questioni politiche più importanti, e, fra il 1956 e il 1960, diventa una delle personalità più celebri degli Stati Uniti.

Nel novembre del 1960, milioni di persone lo guardano, in televisione, sfidare il candidato repubblicano Richard Nixon. Vincendo con un margine ristretto, Kennedy è il primo cattolico ad entrare alla Casa Bianca. Si contorna di intellettuali e di politici esperti che formano un grande staff al suo servizio. In uno dei discorsi più celebri ricorda agli americani: 'non chiedetevi cosa il vostro paese può fare per voi, chiedetevi cosa voi potete fare per il vostro paese'. Si riallaccia alla tradizione progressista di Wilson e di Roosevelt e rilancia il mito della 'nuova frontiera': non più materiale, come quella dei pionieri dell'Ottocento, ma spirituale, culturale e scientifica. Si batte per imporre l'integrazione razziale negli stati del sud che ancora praticano forme di discriminazione nei confronti dei neri.

Nel suo programma economico è centrale l'idea di potenziare la spesa pubblica per assicurare minori tensioni sociali, ma anche per garantire agli Stati Uniti 'la corsa allo spazio' che in quegli anni li vede competere con l'URSS.
È la sua politica estera ad avere raccolto le critiche più severe. Da un lato Kennedy si batte per la distensione con i sovietici, dall'altro difende, anche in modo spregiudicato, gli interessi americani nel mondo. Nel 1961 boicotta economicamente Cuba e finanzia gli esuli anticastristi che tentano una spedizione contro l'isola.

Lo sbarco nella 'Baia dei porci', che nei progetti americani avrebbe dovuto suscitare un'insurrezione contro Castro, si risolve, invece, in un fallimento e in una grave sconfitta per l'amministrazione Kennedy.

Nel conflitto si inserisce l'URSS, che non solo offre aiuto militare ed economico ai cubani, ma inizia l'installazione di basi missilistiche nell'isola. Quando, nell'ottobre del 1962, aerei americani scoprono i missili sovietici, Kennedy ordina il blocco navale di Cuba. Il mondo è sull'orlo di un nuovo conflitto mondiale e l'imminente tragedia viene evitata grazie al raggiungimento di un compromesso. Kruscev smantella le basi missilistiche e Kennedy si impegna ad astenersi da azioni militari contro Cuba. L'anno successivo URSS e USA firmano un trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari nell'atmosfera, ma Kennedy non farà in tempo a vederne gli esiti.