Giuseppe Mazzini

 Giuseppe Mazzini

 


Giuseppe Mazzini nasce a Genova il 22 giugno 1805. La madre Maria Drago esercita un forte influsso sul suo carattere e sulla sua formazione educandolo al culto della vita intesa come missione e dovere. Imprigionato come agitatore carbonaro nel 1830 viene processato e assolto per insufficienza di prove, ma per evitare il confino di polizia è costretto a prendere la via dell’esilio. Dopo l’insuccesso dei moti carbonari del 1831 rompe con la Carboneria e fonda a Marsiglia la Giovine Italia. I primi tentativi mazziniani, del 1833 a Genova, Alessandria, Chambéry, e del 1834 in Savoia, falliscono. Nel 1836, sotto il peso degli insuccessi, delle responsabilità e delle accuse Mazzini viene colto da una profonda crisi, la cosiddetta “tempesta del dubbio”, dalla quale però esce più forte e determinato a proseguire la lotta. Da Londra, dove si è rifugiato, Mazzini riprende la sua opera di propaganda e di proselitismo che frutta nel 1843 un tentativo insurrezionale nelle Romagne e nel 1844 l’infelice spedizione dei fratelli Bandiera, fucilati con alcuni compagni nel vallone di Rovito nei pressi di Cosenza. L’ “apostolo” viene quindi abbandonato e sconfessato da molti dei suoi seguaci che passano al movimento moderato di Gioberti. Gli eventi del 1848 sembrano finalmente dargli ragione. È l’insurrezione, la guerra di popolo, quella che Mazzini ha sempre profetizzato, ma che si rivela una breve illusione. Eppure proprio il fallimento della guerra federale ripropone drammaticamente l’alternativa democratica. Mazzini dunque arriva a Roma, a capo della Repubblica del 1849, insieme ai tanti patrioti accorsi per difendere la libertà romana. Poi il Risorgimento sembra passare nelle mani della diplomazia e Cavour, servendosi abilmente dello spauracchio di Mazzini, induce l’imperatore dei francesi Napoleone III ad entrare in guerra contro l’Austria a fianco del Piemonte. Nel 1860 la vittoriosa impresa di Garibaldi e dei suoi Mille fa ancora sperare a Mazzini una soluzione repubblicana e democratica del problema italiano. Ma l’incontro di Teano tra Vittorio Emanuele II e Garibaldi delude anche questa sua ultima speranza. Mazzini riprende la via dell’esilio prima in Svizzera e poi ancora a Londra. Finisce i suoi giorni a Pisa, da “esule in patria”, il 10 marzo 1872.