Giovanni Gentile

 Giovanni  Gentile



Giovanni Gentile nasce a Castelvetrano, in provincia di Trapani, il 29 maggio del 1875.
Il padre ha una farmacia a Campobello di Mazara. È lì che il giovane Gentile trascorre la sua infanzia. A Castelvetrano frequenta il ginnasio e a Trapani il liceo classico. Nel 1893 si trasferisce a Pisa perché ha vinto una borsa di studio nella prestigiosa Scuola Normale Superiore. Da un piccolo paese siciliano ad un mondo completamente nuovo. Gentile dirà: 'dall'antico nel moderno'.
Dopo la laurea insegna nel liceo 'Mario Pagano' di Campobasso dove conosce Ermina Nudi che sposa nel 1901.
Nel 1902 ottiene la libera docenza in filosofia teoretica presso l'Università di Napoli, ma l'ambiente accademico, dominato dai positivisti, è ostile a questo giovane filosofo che si scontra con docenti e studiosi dell'epoca. A difenderlo c'è il filosofo più importante d'Italia: Benedetto Croce pubblica nel 1909 un pamphlet sul 'caso Gentile e la disonestà nella vita universitaria italiana'. La loro amicizia è un sodalizio e su 'La Critica' lavorano insieme al rinnovamento della cultura italiana: Croce si dedica alla letteratura e alla storia, Gentile si occupa di storia della filosofia.
I primi dissensi fra i due amici nascono nel 1913: si tratta di questioni filosofiche. Gentile esprime un idealismo radicale che riduce tutta la realtà al soggetto che la pensa. Croce, invece, già da tempo ha elaborato una filosofia che tiene conto delle diverse attività in cui si manifesta la realtà: l'estetica, la logica, l'economia e l'etica.
Nel 1914 Gentile si trasferisce a Pisa, come docente di filosofia teoretica e subito dopo il conflitto mondiale è a Roma dove insegna storia della filosofia alla 'Sapienza'. La Grande Guerra ha segnato una svolta. A differenza di Croce, Gentile si è schierato a favore dell'intervento, ha visto nel conflitto il compimento del Risorgimento e la possibilità che nel Paese si acceleri il processo di costruzione dell'identità nazionale. È in questo senso che Gentile dal 1919 intensifica il suo impegno per la riforma scolastica e che nel 1922 aderisce al fascismo.
Nell'ottobre del 1922 Mussolini, nominandolo Ministro dell'Istruzione, gli offre l'occasione per realizzare la riforma della scuola cui lavora dall'inizio del secolo. Certo, Gentile non aderisce al fascismo solo per ragioni strumentali. È convinto di poter dare al nuovo regime un'ideologia compiuta. Con lui aderiscono al fascismo molti giovani intellettuali: Giuseppe Lombardo Radice, Ernesto Codignola, Leonardo Severi, Ugo Spirito e Armando Carlini, per restare ai più noti, sono persuasi che il fascismo possa segnare una svolta nella storia d'Italia e che al filosofo debba essere riconosciuto il ruolo di ideologo del fascismo.
Gentile si dimette dal Ministero dell'Istruzione nel 1924. Pochi mesi dopo è a capo della 'Commissione dei Quindici', istituita dal partito fascista per elaborare un progetto di riforma dello Statuto Albertino. Giuseppe Lombardo Radice gli scrive invitandolo a lasciare il fascismo. L'illustre pedagogista ha capito la vera natura del regime che ha ucciso Giacomo Matteotti. Ma Gentile non ha dubbi. L'assassinio del deputato socialista non scalfisce la sua fiducia nel fascismo. Nel 1925 è presidente dell'Istituto Nazionale Fascista di Cultura e autore del Manifesto degli intellettuali fascisti. Le sue scelte politiche lo allontanano definitivamente da Croce che scrive il Manifesto degli intellettuali antifascisti e diventa, negli anni, il simbolo di una cultura che non si è piegata al fascismo.
Gentile, invece, è l'intellettuale italiano che ricopre il maggior numero di incarichi istituzionali. Il regime gli riconosce un potere che non affida a nessun altro intellettuale. Controlla alcune delle principali case editrici, scrive su autorevoli riviste, è dal 1925 direttore dell'Enciclopedia Italiana. Nel 1928 diventa regio commissario della Scuola Normale di Pisa, che dirige dal 1932, anno in cui diventa Presidente dell'Istituto Italiano di Studi Germanici ed è nominato Presidente del Comitato Nazionale per la Storia del Risorgimento. Nel 1933 è Presidente dell'Istituto Italiano per il Medio e l'Estremo Oriente, e l'anno dopo inaugura l'Istituto mazziniano. Nel 1934 è regio commissario dell'Istituto Storico Italiano per l'età moderna e contemporanea. Nel 1938 diventa Presidente del Centro Nazionale di Studi manzoniani e nel 1941 della Domus Galileiana. La critica severa che Gentile rivolge al Concordato nel 1929 e le frequenti polemiche con esponenti del partito fascista, non provocano in lui una riflessione critica sul regime. È convinto che potrà realizzare il proprio fascismo. A questo progetto lavorerà fino alla fine dei suoi giorni.
Il 24 giugno 1943 in un celebre discorso in Campidoglio Gentile invita gli italiani a non dividersi in una guerra fratricida. Aderisce alla Repubblica Sociale Italiana e diviene Presidente dell'Accademia dei Lincei in una Firenze occupata dai nazisti. Mentre l'Italia è spaccata in due dalla guerra civile e dalla lotta di liberazione nazionale, Gentile esprime parole positive nei confronti di Hitler.
Paga con la morte la propria scelta. Il 15 aprile del 1944 sta rientrando a casa. È senza scorta quando un gruppo di partigiani, guidati da Bruno Fanciullacci, lo uccide davanti al cancello dopo avergli chiesto se è proprio lui Giovanni Gentile.