Giorgio Almirante nasce a Salsomaggiore il 27 giugno del 1914. Trascorre l’'infanzia in giro per l’'Italia con la famiglia che si sposta da una città all’'altra perchè suo padre Mario è un direttore di scena e un noto regista e i suoi zii, Luigi e Ernesto, sono attori. Dopo gli anni al liceo classico Gioberti di Torino, il giovane Almirante si trasferisce a Roma, dove frequenta la facoltà di Lettere e Filosofia. Si laurea nel 1937 con una tesi sulla fortuna di Dante nel Settecento italiano e consegue l’'abilitazione all'’insegnamento nelle scuole medie e nei licei. Giovane fascista, scrive sul «Tevere» di Telesio Interlandi e partecipa alla vita politica del regime entrando nei Guf, i gruppi universitari fascisti. Nel 1938 è caporedattore del «Tevere» e segretario di redazione della «Difesa della Razza», il periodico razzista diretto dallo stesso Interlandi. Anche lui, come molti giovani fascisti, fa professione di fede razzista.

Quando l’'Italia entra nella seconda guerra mondiale, Almirante parte volontario per l’'Africa settentrionale, dove si guadagna la croce al merito di guerra. Alla fine del 1941 lascia il fronte e due anni dopo, in seguito all’'armistizio dell'’8 settembre 1943, sceglie l’'Italia di Salò arruolandosi nella Guardia nazionale repubblicana. Non rimane a lungo nell’'esercito repubblicano. Alla fine del 1943 Fernando Mezzasoma, ministro della cultura popolare della Repubblica sociale italiana, lo convince ad abbandonare le armi e a collaborare con lui. Almirante diventa allora capo di gabinetto del ministro, preposto alla direzione del servizio intercettazioni radio. Lascia l’'attività ministeriale nel novembre del 1944 e decide di partecipare alle spedizioni antipartigiane, come quella della Val d’'Ossola. Il 25 aprile del 1945, nell’'Italia liberata, entra in clandestinità restandovi più di un anno. Nell'’autunno del 1946 torna a Roma, dove partecipa prima alla fondazione del Mius, il Movimento italiano di unità sociale, e poi, nel dicembre del 1946, con Pino Romualdi e Augusto de Marsanich, a quella del Movimento sociale italiano, un partito che rivendica orgogliosamente il proprio legame con il fascismo.

E' responsabile della segreteria organizzativa del MSI e dal 1947 è segretario nazionale del partito. Nel dopoguerra Almirante insegna lettere in un liceo romano e arrotonda lo stipendio dando lezioni private di latino e greco. Accusato di apologia del fascismo dopo un comizio durante la campagna elettorale per le amministrative, viene condannato al confino per un anno e, anche se non sconta la pena, deve rinunciare all’'insegnamento. Da allora la sua vita è tutta per il partito. Alle elezioni dell’'aprile 1948, Almirante riesce a portare in Parlamento sei deputati; due anni dopo il MSI gli preferisce il moderato Augusto De Marsanich, che viene eletto segretario; nel 1954 Almirante perde ancora la segreteria, passata ad Arturo Michelini, suo rivale storico; nel 1956, dopo la sconfitta alle elezioni amministrative, Almirante presenta una mozione contro Michelini, perde di misura il congresso, ma convince i suoi compagni, che vorrebbero lasciare il MSI, a restare e a proseguire la battaglia dentro il partito. Almirante è l'’uomo del dialogo: raggiunge un accordo con la maggioranza di Michelini e rientra nella direzione nazionale del partito.

Nell'’estate del 1960, con i fatti di Genova, si chiude una fase della storia italiana: il MSI chiede l’autorizzazione per lo svolgimento del congresso del partito nella città ligure, medaglia d’oro per la resistenza. In Liguria e in tutta l’Italia esplode la protesta contro il governo guidato dal democristiano Fernando Tambroni, che in Parlamento si avvale del sostegno missino: a Roma, Palermo e Reggio Emilia le manifestazioni finiscono con la repressione della polizia e una decina di morti, mentre Tambroni, sconfessato dalla stessa DC, è costretto a dimettersi. Con lui cade ogni ipotesi di governo appoggiato dall’estrema destra e inizia la stagione del centro-sinistra che inaugura l’emarginazione del MSI dalla scena politica nazionale. Almirante ricomincia la sua battaglia. Al congresso del 1963 abbandona i lavori e non partecipa alle votazioni finali. Due anni dopo, mette in minoranza la corrente di Pino Romualdi.
br>Nel 1969, dopo la morte di Michelini, Almirante diventa segretario del partito che guiderà ininterrottamente fino al 1987. Abile oratore – è stato capace di parlare per nove ore di fila nel 1971 contro la legge a tutela dei diritti della popolazione altoatesina del Trentino Alto Adige – si batte sin dai primi anni per far uscire il MSI dall’isolamento in cui si trova: promuove l’unità di tutte le forze di destra, stringe un’alleanza con i monarchici e nel 1972 porta il partito al massimo storico, raggiungendo il 9% alle elezioni politiche. In realtà, i suoi sforzi non bastano. Nel giugno del 1972, la Procura di Milano chiede alla Camera l’autorizzazione a procedere contro Almirante per il reato di ricostituzione del partito fascista. L’inchiesta non ha seguito, ma i rapporti fra il MSI e la società italiana rimangono difficili: le principali forze politiche sostengono che il partito di Almirante non fa parte dell’arco costituzionale, ricordando che la costituzione entrata in vigore nel 1948 non consente la ricostituzione del partito fascista. Da parte sua, Almirante non nasconde i suoi giudizi sulla democrazia italiana nata dalla resistenza, vantandosi di non far parte del cosiddetto arco costituzionale. Sono gli anni Settanta, gli anni della strategia della tensione, delle bombe sui treni e nelle piazze, sono gli anni dei molti giovani missini che lasciano il partito e si dedicano alla lotta armata, mentre lo stesso MSI è uno dei bersagli più colpiti dal terrorismo rosso.
br>Nel 1974 Almirante viene messo in minoranza dal suo partito, contrario alla legge che istituisce il divorzio. Lui, che ha sposato in chiesa donna Assunta Stramandinoli, dopo la fine del precedente matrimonio con Gabriella Magnatti, sarebbe favorevole ma il MSI decide di affiancare la DC nella battaglia antidivorzista. In ogni caso il referendum è perso e nel 1975 il partito di Almirante scende ancora per attestarsi al 6 %. Il segretario è duramente contestato dalla corrente moderata che vorrebbe un più forte impegno nel dialogo con la Democrazia Cristiana e accusa Almirante di non isolare gli estremisti del MSI. Nel 1976, la corrente Democrazia Nazionale lascia il partito e, pur non riuscendo a presentarsi al paese come un’alternativa al MSI guidato da Almirante, certo gli pone un problema: quello della creazione di una destra moderna.

All’inizio degli anni Ottanta, Almirante è fra coloro che si battono per le riforme istituzionali, per la trasformazione del sistema politico italiano in una Repubblica presidenziale e per abrogare la legge sull’aborto. Intanto il paese è cambiato: alla guida del governo per la prima volta c’è un socialista che in Parlamento annuncia che accoglierà il sostegno di tutti i partiti senza pregiudiziali nei confronti di nessuno. La strategia della tensione è ormai lontana e l’Italia è un paese meno ideologico e ideologizzato. Colto da un malore nell’estate del 1986, Almirante dichiara che lascerà la politica l’anno successivo, ma lo scioglimento delle Camere e le elezioni politiche dell’estate 1987 lo costringono a restare fino all’autunno. Nel dicembre del 1987 Almirante nomina il giovane Gianfranco Fini suo successore, dichiarando che nessuno potrà dare del fascista a chi è nato nel dopoguerra.

Almirante è morto il 22 maggio del 1988, un giorno dopo la morte di Pino Romualdi. I due leader missini hanno avuto esequie comuni nella Chiesa di S. Agnese in Agone a Roma. A rendere loro omaggio ci furono anche i dirigenti del p