Bettino Craxi

 Bettino Craxi

 


Benedetto Craxi nasce a Milano il 24 febbraio del 1934. Il padre Vittorio è un avvocato antifascista siciliano, la madre, Maria Ferrari, una casalinga lombarda. A sei anni Bettino, così è chiamato da tutti, viene mandato in collegio a Cantù. Vi resta fino al 1943 quando il padre lo iscrive all'oratorio di San Giovanni Laterano a Milano. Nella capitale lombarda si iscrive al liceo Carducci e a diciassette anni prende la tessera del PSI. Nel 1953 conosce Anna Maria Moncini che diventa sua moglie nel 1959, quando Craxi ha ormai deciso cosa farà da grande.

I primi anni della sua attività politica si svolgono fra il partito e la FGS, la federazione giovanile socialista, entrambi filocomunisti. Già da allora Craxi combatte contro la subalternità del PSI nei confronti dell'alleato più forte. E al congresso di Venezia del 1957 vota per il segretario Pietro Nenni che vuole portare il PSI al governo con la DC. In quella sede, quando ha ventitrè anni, Craxi entra nel comitato centrale del partito. Ma la strada è ancora lunga e le correnti del partito socialista non sono unanimi nel sostenere il segretario e la politica del centro sinistra. Al Congresso del 1959 Nenni riesce ad ottenere la maggioranza dei voti del PSI che, da allora, si incammina verso il centro sinistra.

All'inizio degli anni Sessanta Craxi inizia a consolidare il suo ruolo nel PSI. Nel 1961 diventa assessore del comune di Milano, nel 1964 entra nella segreteria provinciale milanese e nel 1965 nella direzione del partito. Tre anni dopo, alle elezioni politiche del 1968, viene eletto deputato di un partito in difficoltà. Le elezioni del 1968, infatti, hanno segnato la sconfitta del PSU, il partito socialista unificato, nato nel 1966 dalla fusione dei socialisti con i socialdemocratici. Se Nenni e Saragat ne sono gli artefici, Craxi ne è uno dei sostenitori più convinti: la costruzione di un partito socialdemocratico, che tolga spazio e consensi al PCI, resta al centro del suo progetto politico.

Nel 1970 il segretario Francesco De Martino cede le redini del partito socialista a Giacomo Mancini. Craxi è fra i vicesegretari. È confermato nel congresso del 1972 quando De Martino riconquista il partito e Craxi è incaricato di gestire i rapporti con i partiti socialisti d'Europa e del mondo. Ma il crollo del PSI è vicino. Le elezioni del 1975, quelle in cui il PCI arriva al 33,9 %, vedono il PSI al 12,9 %. L'anno dopo il segretario De Martino dichiara su L'Avanti! la fine del governo di centro sinistra. È la più grave sconfitta del PSI che va alle elezioni del 1976 e ottiene il 9, 6% . Il PCI è al 34, 3%.

In questo clima, che alcuni hanno definito da ultima spiaggia, si svolge il congresso del luglio 1976, quello organizzato a Roma all'Hotel Midas. La vecchia guardia del partito (Mancini, De Martino e Nenni) ha contro una nuova generazione che chiede di trasformare radicalmente il PSI. Claudio Signorile, Antonio Landolfi, Enrico Manca, e, ovviamente Craxi, impongono ai vecchi leader un accordo. Si arriva così all'elezione di Craxi che a molti sembra una soluzione temporanea: Craxi ha il piglio del manager, è un nenniano convinto, ma alle sue spalle ha solo la debole corrente autonomista. Comincia allora a conquistare il partito. Nel 1978, al congresso di Torino, batte l'ala di De Martino, e riesce a far convergere i sostenitori di Mancini sulla sua maggioranza alleandosi con la sinistra di Signorile.

D'altra parte, la battaglia nel partito procede parallelamente al tentativo di rafforzare il PSI e di renderlo autonomo dalla DC e dal PCI. Proprio nel 1978, Craxi è uno dei pochi leader politici schierati apertamente a favore delle trattative con le Brigate Rosse che hanno sequestrato Aldo Moro. A differenza della DC e del PCI, fautori della linea della fermezza, Craxi si batte per liberare Moro ad ogni costo inasprendo i già difficili rapporti con i comunisti. Due anni dopo, durante la riunione del comitato centrale del PSI, sconfigge l'ala di Mancini. Gianni De Michelis, Claudio Signorile e Fabrizio Cicchitto si alleano con il segretario che via via riesce a far convergere intorno a sé tutte le correnti del partito. E nel 1981, al congresso di Palermo, ottiene il 70 % dei consensi del partito. Non più schiacciato fra democristiani e comunisti, il PSI di Craxi si propone come una forza modernizzatrice: un partito che si richiama alla tradizione del socialismo europeo, ma che non fa della battaglia ideologica un proprio carattere. Un partito che abbandona definitivamente il marxismo e il leninismo per riscoprire Proudhon. All'inizio degli anni Ottanta, Craxi cambia costumi e contenuti alla politica italiana, e riesce ad avere un peso politico decisamente maggiore di quello che gli garantiscono i consensi elettorali. Con poco più del 10 % dei voti degli italiani, alle elezioni del 1983, il PSI di Craxi è, di fatto, l'arbitro del sistema politico e per questo riesce ad imporre alla DC la Presidenza del Consiglio che per la prima volta nella storia della repubblica va ad un socialista.

Sono gli anni d'oro del craxismo, della Milano da bere, dell'efficientismo di un PSI sempre più potente e sempre più inserito nelle strutture istituzionali ed economiche del paese. In molti sono perplessi di fronte al personalismo del leader, che al congresso del 1984 a Verona è confermato segretario del partito per acclamazione, o alle scenografie congressuali di Panseca. Lo stesso Rino Formica critica l'entrata di 'nani e ballerine' nel comitato centrale del PSI. Ma il partito è tutto con Craxi. Nel 1985 vince lo scontro con i comunisti sulla scala mobile. Al referendum proposto dal PCI, gli italiani chiamati a decidere se abrogare la legge che taglia i punti della scala mobile, salvano la norma voluta da Craxi. I rapporti con i comunisti sono sempre più tesi. Per Craxi, del resto, l'alleanza con il PCI sarà possibile solo quando il PSI avrà superato l'antico alleato. È un successo indubbio per chi, come lui, stabilisce con Andreotti e Forlani un patto, il cosiddetto CAF, con cui governare l'Italia negli anni a venire. Nel 1985 completa la trasformazione del partito eliminando la falce e il martello dal simbolo del partito: resta il garofano rosso nel cerchio. E nel settembre dello stesso anno vince un difficile braccio di ferro con gli americani. È la vicenda di Sigonella: Craxi si oppone alla richiesta del Presidente Reagan che vorrebbe la consegna dei terroristi responsabili del sequestro della nave da crociera Achille Lauro sui cui è morto un cittadino americano. Craxi non ci sta e in cambio della liberazione gli ostaggi lascia libero il palestinese Abbu Abbas. Resta a Palazzo Chigi fino al 1987 quando deve cedere la guida del governo alla DC. Ma la fine della sua stagione politica inizia il 17 febbraio del 1992 quando a Milano i giudici della procura fanno arrestare il socialista Mario Chiesa, direttore del Pio Albergo Trivulzio. Craxi parla di un mariuolo. In Parlamento, quando gli scandali delle tangenti avranno pienamente coinvolto il suo partito, si difenderà sostenendo il coinvolgimento di tutti i partiti italiani nel sistema del finanziamento illecito. È morto il 19 gennaio del 2000 a Hammamet, dove risiedeva, secondo i suoi sostenitori come esule, secondo altri come latitante.