Antonio Di Pietro

 Antonio Di Pietro

 


Antonio Di Pietro nasce a Montenero di Bisaccia, in provincia di Campobasso, il 2 ottobre del 1950 da due contadini, Peppino e Anna Palma. Da piccolo sembra un personaggio uscito dal libro Cuore, va a scuola la mattina e il pomeriggio porta gli animali al pascolo. Finite le elementari, entra in seminario a Termoli. I suoi genitori non possono mantenerlo e quello è l'unico modo per continuare a studiare.

Nel 1965 si trasferisce a Roma, dove si iscrive all'Istituto tecnico per diventare perito elettronico nel 1969. Nel 1971, con quindicimila lire in tasca, emigra in Germania. Anche lui, come molti italiani, si guadagna da vivere in fabbrica. Nel 1973 torna in Italia, sposa Isabella Ferrara, una ragazza del suo paese da cui avrà il primo figlio Cristiano, si iscrive a Giurisprudenza all'Università di Milano e per mantenersi gli studi lavora come impiegato civile nell'aeronautica Militare. È un uomo che non si ferma mai: si laurea nel 1978, nel 1979 vince un concorso per segretario comunale, nel 1980 diventa Commissario di pubblica sicurezza, nel 1981 entra in Magistratura. Assegnato alla Procura della Repubblica di Bergamo, nel 1985 passa a quella di Milano, come Sostituto Procuratore. Da allora si occupa di reati contro la pubblica amministrazione. È un pubblico ministero capace e moderno che i colleghi chiamano Tonino il telematico perché si avvale delle nuove tecnologie, usa il computer, analizza i dati e prepara grafici che porta in aula. Nel frattempo il suo matrimonio entra in crisi. Proprio nel 1985 conosce l'avvocato Susanna Mazzoleni che sposerà nel 1994.

Nel 1992 Di Pietro diventa un personaggio pubblico. Con i magistrati della Procura di Milano Gherardo Colombo, Piercamillo Navigo, Ilda Bocassini, coordinati da Francesco Saverio Borrelli, mette sotto inchiesta centinaia di politici e di imprenditori. Corruzione, concussione, finanziamento illecito ai partiti, in pochi mesi la rivoluzione giudiziaria iniziata a Milano cambia la storia d'Italia: la procura dimostra che l'intero sistema di finanziamento dei partiti è fondato su un rapporto perverso fra politica ed economia. Gli imprenditori pagano i politici per ottenere favori e diritti e i politici arricchiscono se stessi e i propri partiti. Alla fine dell'inchiesta gli indagati saranno più di tremila e il totale delle tangenti pagate ammonterà a migliaia di miliardi di lire.

Nel 1994 Silvio Berlusconi chiede a Di Pietro di lasciare la magistratura e di entrare a far parte del suo governo. Di Pietro rifiuta, ma nel dicembre del 1994 si toglie la toga e chiude la sua carriera di magistrato. A Francesco Saverio Borrelli scrive che si sente «tirato per la giacca» e che teme di essere strumentalizzato dalla politica. Per alcuni diventa il simbolo di un'Italia che chiede trasparenza e giustizia, per altri è un personaggio ambiguo. Nel 1995 Di Pietro viene indagato dalla procura di Brescia per i reati di concussione e abuso d'ufficio. Sarà prosciolto ma continuerà a battersi nelle aule di giustizia: con trentadue capi di imputazione, ha sempre risposto citando i suoi accusatori e sporgendo trecentosessantasei querele. Nel 1996 l'ex magistrato entra a far parte del governo guidato da Romano Prodi come Ministro per i Lavori pubblici. Sei mesi dopo si dimette perché riceve un nuovo avviso di garanzia dalla Procura di Brescia per un'indagine a suo carico, legata all'inchiesta sul banchiere Pacini Battaglia. Ancora prosciolto, torna in politica e alla fine del 1997, quando si svolgono le elezioni suppletive per alcuni collegi del Senato, Di Pietro è candidato per l'Ulivo che gli offre il collegio del Mugello, in Toscana. Deve vedersela con Giuliano Ferrara, candidato per il centro destra e Sandro Curzi presentato da Rifondazione Comunista. Di Pietro stravince con il 67 per cento dei voti.

Nel marzo del 1998 fonda «L'Italia dei Valori», un nuovo movimento che si colloca al centro dello schieramento e che propone di rinnovare la politica italiana basandosi su quattro principi: «solidarietà, lavoro e occupazione, legalità e trasparenza». Mentre raccoglie l'adesione di diversi parlamentari, aderisce al gruppo Misto del Senato. In vista delle elezioni europee del 1999, Di Pietro aderisce alla lista dei Democratici, ma nel 2000 entra in contrasto con Arturo Parisi e decide di lasciare la coalizione. Alle elezioni politiche del 2001 raggiunge il 3,9 per cento e a causa della legge elettorale, che richiede il 4 per cento, non riesce ad entrare in Parlamento. Nel 2006 si è presentato come leader del partito «L'Italia dei Valori» ed è diventato Ministro delle Infrastrutture nel governo guidato da Romano Prodi.